L’uso dei contraccettivi ormonali combinati (CHC) non aumenta il rischio di tumore al seno nelle donne con una storia genetica o familiare positiva a questo tipo di tumore.

farmacovigilanza contraccettivi ormonali combinati e rischio tumore al seno

Sono i risultati di uno studio retrospettivo coorte che ha analizzato i dati di 2527 donne afferenti Modena Family Cancer Clinic (MFCC), uno dei principali centri italiani di per la gestione della prevenzione primaria e secondaria nelle donne a rischio elevato di tumore al seno.

Attraverso le cartelle cliniche gli studiosi del Policlinico di Modena hanno analizzato le caratteristiche delle vita riproduttiva  delle oltre 2500 donne che avevano effettuato una visita di screening oncologico routinario presso il centro da maggio 2010 a gennaio 2016. Nell’analisi sono state incluse solo le donne a rischio familiare o genetico di tumore al seno. Per ogni partecipante sono state valutate le caratteristiche della vita riproduttiva (numero di gravidanze, età del primo parto, età del menarca e della menopausa, allattamento, numero di aborti) e uso di  contraccettivi ormonali combinati.Il 58,3% delle partecipanti aveva usato un metodo contraccettivo ormonale combinato durante gli anni della vita riproduttiva.

L’età media di questo gruppo era di 48 anni circa.Gli studiosi emiliano hanno osservato che l’impiego di CHC non è associato a un aumento del rischio complessivo di tumore al seno in una popolazione con una predisposizione familiare o genetica.  La durata del trattamento e la dose di etinilestradiolo non influenzano il rischio di tumore al seno. Il tipo di progestinico impiegato (desogestrel, gestodene, ciproterone acetato) potrebbe influenzare il rischio, diminuendolo.

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