In un periodo storico in cui i cambiamenti avvengono con velocità senza precedenti, il mercato del lavoro non fa eccezione e accelera in modo esponenziale, con ritmi di trasformazione che in un arco temporale brevissimo sono passati da ventennali a quinquennali. Se per chi ha ormai i capelli bianchi alla domanda “Che cosa farai da grande?” era facile – da bambini – immaginare una risposta, ora non è più così: secondo uno studio riportato dal World Economic Forum, il 65% dei giovanissimi che oggi frequentano le scuole primarie farà un lavoro che oggi non esiste. E anche per chi nel mondo del lavoro sta entrando o c’è già da tempo è difficile raccapezzarsi.
Molte professioni stanno evolvendo, alcune sono scomparse o scompariranno presto, altrettante si affacciano ogni giorno all’orizzonte. Basti pensare – tanto per fare un esempio di cui trattiamo nelle pagine del numero di aprile di NCF – ai ruoli aziendali chiamati in causa dal Gdpr e che agiscono per l’implementazione della sicurezza informatica: dal Data protection officer (Dpo) al Chief information security officer (Ciso), dall’Ethical hacker al Security developer o al Machine learnig specialist.

Come orientarsi dunque?

Nell’edizione del Simposio Afi di quest’anno sarà presente per la prima volta la “Piazza per il futuro e l’impiego dei giovani”, uno spazio in cui gli studenti universitari si potranno confrontare con i vari esperti dell’industria farmaceutica e della ricerca per conoscere meglio gli attuali requisiti d’ingresso nel mondo del lavoro e le nuove opportunità professionali che si delineano. Perché se è vero che quello del pharma è un comparto privilegiato – con parametri tutti positivi, occupazione compresa – è pur vero che per rimanere al passo con l’evoluzione epocale che lo sta coinvolgendo è necessario sapersi reinventare continuamente, non trincerandosi mai dietro a un “si è fatto sempre così” o al suo controcanto “non è mai stato fatto”. D’altra parte per rimanere competitivi non è più sufficiente acquisire e maturare conoscenze tecniche specifiche, ciò che davvero è indispensabile è la capacità di apprendere velocemente competenze nuove, strumenti utili per affrontare il cambiamento. Concetto che Piero Dominici, docente di Comunicazione pubblica e Attività di Intelligence all’Università degli Studi di Perugia, sintetizza in maniera esemplare affermando che, nella nostra civiltà ipertecnologica, è necessario formare “manager della complessità”, andando oltre la dicotomia tra “formazione umanistica e formazione scientifica”, perché il mondo del lavoro richiede “figure ibride”, aperte alle contaminazioni fra saperi, in grado di vedere confini e limiti come opportunità.

Uscire dalla comfort zone

Sono convinta che solamente così facendo, guardando oltre e uscendo dalla propria rassicurante comfort zone – che di sicuro non ha proprio nulla – sia possibile agire in modo proattivo ed essere protagonisti, anzi promotori, dei cambiamenti che ci attendono.

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