Intelligenza artificiale, condivisione transfrontaliera dei dati genomici e tecnologia blockchain sono al centro delle tre Dichiarazioni di collaborazione firmate da diversi Paesi europei in occasione del Digital Day 2018, lo scorso 10 aprile. Tre azioni collaborative volte a creare un quadro comune europeo per avanzare senza frammentazioni verso lo sviluppo e l’implementazione dei modelli emergenti che governeranno il modo di domani.

Tre diverse Dichiarazioni di cooperazione hanno segnato il Digital Day 2018 dei Paesi dell’UE

Verso lo scambio trans-frontaliero dei dati genomici

L’Italia è tra i tredici paesi firmatari della Dichiarazione di cooperazione “Towards access to at least 1 million sequenced genomes in the European Union by 2022”.
Il progetto intende mettere a punto un nuovo modello di accesso transfrontaliero sicuro e autorizzato alle informazioni genomiche conservate nelle banche dati nazionali e regionali, fondamentale per lo sviluppo delle nuove strategie di trattamento personalizzato basate sull’uso dei big data e degli strumenti digitali che sono al centro delle agende globali; gli altri firmatari dell’iniziativa sono Repubblica Ceca, Estonia, Lituania, Grecia, Spagna, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovenia, Finlandia, Svezia e Regno Unito. Altri paesi potranno aggiungersi in futuro, per procedere verso una sempre maggiore integrazione a livello europeo.
L’obiettivo primario del progetto è di superare l’attuale panorama frammentato delle infrastrutture esistenti nei diversi paesi, mettendo a fattore comune l’esperienza necessaria a gestirle e giungere, entro il 2022, a rendere accessibili ai paesi del network almeno un milione di sequenze genomiche. Si potrà in tal modo disporre di un’ampia coorte d’informazioni su cui basare le nuove attività di ricerca clinica, ottimizzando gli investimenti già in atto al livello sia dei singolo Stati membri che dell’Unione Europa nei settori del sequenziamento genomico, delle biobanche e delle infrastrutture per la conservazione e la gestione dei dati. “Do il benvenuto a questa iniziativa, che può sostenere lo sviluppo della sanità pubblica a beneficio dei cittadini europei – ha commentato il Commissario UE per la Salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis -. Si va ad aggiungere alle capacità dati dello European Reference Networks, che ha iniziato alla fine dello scorso anno a lavorare al trattamento clinico e alla ricerca nel campo delle malattie rare, oltre che al miglioramento degli studi clinici”.

Un meccanismo di cooperazione coordinato

Al centro del progetto vi è la creazione di un meccanismo volontario di cooperazione delle autorità pubbliche finalizzato a collegare le diverse iniziative di medicina genomica già in essere nei Paesi partner del progetto. Tale meccanismo, che sarà creato anche con il supporto della Commissione europea, dovrà definire la governance del modello di cooperazione, in particolare per quanto riguarda gli aspetti delicati della regolazione dell’accesso transfrontaliero, dell’uso dei dati genomici (e di altri dati sanitari, tutti opportunamente anonimizzati) e delle attività di pooling e analisi. Il tutto secondo l’inquadramento dettato dal nuovo regolamento europeo GDPR sulla protezione dei dati personali; potranno, in particolare, essere sviluppate anche nuove specifiche tecniche che normino le modalità di accesso sicuro e di scambio delle banche dati all’interno del mercato comune.

L’accordo punta infine a superare i silos di dati e a facilitare l’interoperabilità tra i diversi registri e banche dati esistenti nei diversi paesi. Il tutto nell’ottica di garantire il mantenimento della competitività dell’Unione europea all’interno della “gara globale per l’avanzamento della medicina personalizzata”, sottolinea il documento, e di permettere un più efficiente uso costo-efficace delle risorse. Lo sforzo dovrebbe portare a identificare in modo preventivo sottogruppi di pazienti non rispondenti alle terapie standard, nell’ottica di una innovazione data-driven in sanità che ponga al centro i bisogni dei cittadini, sempre più protagonisti del proprio viaggio nella malattia. Tra gli obiettivi evidenziati nel documento vi è anche l’importanza di rendere i cittadini europei più consapevoli dell’importanza di condividere i propri dati genomici e le altre informazioni sulla salute, al fine di sviluppare nuove modalità avanzate di prevenzione, diagnosi precoce e trattamento.

Cooperazione anche nel campo dell’intelligenza artificiale

Il Digital Day 2018 ha visto anche la firma della Dichiarazione di cooperazione sull’Intelligenza artificiale da parte di 25 paesi europei, tra cui l’Italia. Un chiaro segno della volontà di procedere secondo un cammino comune verso lo sviluppo e l’implementazione di nuovo settore tecnologico che si sta rapidamente evolvendo e che pone non poche sfide ai legislatori per una gestione corretta e che tuteli gli interessi di tutte le parti in gioco, dalle aziende agli utilizzatori finali che mettono a disposizione i propri dati personali.
Al centro del nuovo accordo di cooperazione vi è l’obiettivo di migliorare l’accesso ai dati del settore pubblico, una condizione che il documento indica come fondamentale per influenzare lo sviluppo dell’AI nel continente europeo, la creazione di nuovi modelli di business e la creazione di nuovi posti di lavoro qualificati e di crescita economica.

Proprio sulla formazione delle nuove leve e sulle trasformazioni del mercato del lavoro si giovano le sfide principali, senza mai perdere di vista l’indispensabile salvaguardia di un solido quadro di riferimento etico e legale, che tuteli di diritti fondamentali e i valori dei cittadini europei, compresa la protezione dei dati personali, in un’ottica di trasparenza e accountability.
Per raggiungere tali obiettivi, gli Stati firmatari della Dichiarazione hanno anche concordato, ove necessario, di attualizzare le politiche nazionali in modo da non perdere le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale. Il tutto con il maggior coinvolgimento possibile di tutti gli stakeholder, che potranno riunirsi e confrontarsi nella nuova “European AI Alliance”.

Tra le priorità d’intervento figurano l’allocazione dei fondi di R&D per progetti di disruptive innovation e applicazioni dell’intelligenza artificiale, la creazione di sinergie tra le singole agende digitali tra la Commissione e gli Stati membri volte a finanziare le azioni più rilevanti nel campo della ricerca, che potrà procedere anche attraverso un rafforzamento dei centri di ricerca europei e in una dimensione pan-europea che dovrebbe portare alla creazione di un ricco network di Digital Innovation Hubs nell’intero territorio dell’Unione. I frutti della ricerca dovrebbero andare a beneficio sia dei governi che delle aziende, in particolare le piccole e medie imprese e quelle dei settori non tecnologici. Tra le attività previste dall’accordo vi è anche la ri-usabilità dei dati scientifici di R&D provenienti da progetti sostenuti da finanziamenti pubblici, nel rispetto dei diritti e delle normative vigenti.

Una partnership europea per la blockchain

L’ultima iniziativa siglata da ventidue paesi europei (in questo caso l’Italia non è tra i partecipanti) in occasione del Digital Day 2018 è la Dichiarazione per la creazione di una European Blockchain Partnership. La tecnologia blockchain si va rapidamente affermando non solo in campo finanziario, e la firma della Dichiarazione intende permettere ai Paesi del’Unione europea di mettere a fattore comune le diverse esperienze e le capacità tecniche e regolatorie in funzione del lancio delle prime applicazioni blockchain su scala UE.

La tecnologia blockchain potrebbe permettere nel giro di pochi anni di digitalizzare completamente gran parte delle transazioni, anche con valore legale, che oggi richiedono passaggi cartacei di validazione e trasferimento di titolarità. Le applicazioni più avanzate sono sul fronte finanziario, ma presto potrebbero diventare operativi anche servizi digitali a sostegno del reporting regolatorio, dell’energia e della logistica. Secondo il Commissario europeo per l’Economia e la società digitale, Mariya Gabriel, in futuro tutti i servizi pubblici useranno la tecnologia blockchain. “È una grande opportunità per l’Europa e gli Stati membri per ripensare i loro sistemi informativi, promuovere la fiducia degli utilizzatori e la protezione dei dati personali, al fine di aiutare nella creazione di nuove opportunità di business e di stabilire nuove aree di leadership, a favore dei cittadini, dei servizi pubblici e delle aziende”, ha dichiarato Gabriel.
La collaborazione attivata dalla partnership europea dovrebbe aiutare a prevenire la frammentazione degli approcci volti a regolare questo nascente fenomeno tecnologico attraverso una creazione di una governance chiara e trasperente, e ad assicurare al meglio l’interoperabilità dei servizi basati sulla blockchain. L’iniziativa si va ad aggiungere all’EU Blockchain Observatory and Forum lanciato dalla Commissione europea lo scorso febbraio; la Commissione ha già investito 80 milioni di euro in questo settore e prevede nuovi investimenti fino a 300 milioni di euro entro il 2020.

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