Un nuovo allarme in tema di lotta alla resistenza agli antibiotici è stato lanciato la scorsa settimana dallo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC): anche il batterio Neisseria gonorrhoeae ha iniziato a mostrare resistenza ai trattamenti antibiotici di prima linea. I primi tre casi sono stati evidenziati tra febbraio e marzo di quest’anno nel Regno Unito (uno) e in Australia (due), in tutti i casi caratterizzati da un alto livello di resistenza sia all’azitromicina che al ceftriaxone.

ECDC ha segnalato la comparsa dei primi tre casi di gonorrea resistente ai trattamenti antibiotici di prima linea

Tale resistenza è stata determinata in vitro rispetto ai regimi di terapia duale raccomandati rispettivamente in Europa (500 mg ceftriaxone i.m. + 2 g azitromicina orale) e Australia (500 mg + 1 g). Oltre che ai trattamenti di prima linea, i ceppi interessati hanno mostrato resistenza anche ai più comuni antibiotici. Il rischio paventato da ECDC nel suo Risk assessment è che, non potendo mettere in atto la terapia duale, la mancanza di alternative terapeutiche efficaci e di misure preventive di tipo vaccinale, insieme a una ancora insufficiente sorveglianza epidemiologica in alcune aree del globo, possa portare alla diffusione di ceppi di gonorrea non trattabili.

Le azioni richieste da ECDC

La richiesta di ECDC per combattere questo nuovo pericolo emergente è quella di una maggiore collaborazione multidisciplinare per preservare l’efficacia terapeutica di ceftriaxone e azitromicina nei confronti del batterio Neisseria gonorrhoeae. Il Centro europeo per la prevenzione delle malattie chiede anche un maggiore impegno nello sviluppo di nuovi principi attivi antibiotici e vaccini contro il microrganismo responsabile della malattia. A questo si dovrebbero aggiungere azioni mirate a identificare prontamente i pazienti affetti dalla malattia attraverso una più efficace diagnosi e a diminuirne la prevalenza, ad esempio tramite interventi più incisivi nel campo dell’educazione sessuale e dell’importanza di comunicare ill rischio al proprio partner.

Un rischio anche per l’Europa

L’emergere di fenomeni di resistenza per il batterio Neisseria gonorrhoeae potrebbe comportare un rischio anche per l’Europa, dove nel 2016 sono stati 75 mila i casi riportati della malattia, che si colloca al secondo posto tra le infezioni sessualmente trasmesse (STI).

Se la prevenzione rimane sempre la principale misura preventiva, da attuare mediante l’uso del preservativo durante i rapporti sessuali, la terapia antibiotica svolge anche un importante ruolo preventivo sia nei confronti della diffusione della stessa malattia, sia rispetto alle complicazioni che possono derivare dall’infezione da N. gonorrhoeae, tra cui infiammazioni pelviche, gravidanze extra-uterine, infertilità e trasmissione di Hiv in alcun contesti. Tra le raccomandazioni in tal senso vi è anche il ricorso a test regolari per gli individui a rischio.

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