E va bene, nel titolo con l’inglese ho esagerato, ma la traduzione nella lingua natia poco rende l’idea. Idea che in realtà non è nuova, anche se gli anglicismi la fanno sembrare tale. Ricorrere al gioco (laddove per gamification o ludicizzazione si intende l’utilizzo di elementi ludici in contesti estranei al gioco) e a incontri tra esperti anche in discipline diverse (hackathon, derivante da hacker e marathon, significa per estensione maratona di cervelli) per far sì che nuove idee scaturiscano e diano vita a soluzioni alternative e innovative è una strategia che sta alla base di qualsiasi logica di formazione e di crescita professionale e aziendale.

Perché è fondamentale condividere pensieri e progetti?

Indispensabile, per riuscire in questi “giochi” mutuati dal web, la capacità di condividere pensieri e progetti in ambiente collaborativo, di uscire dagli schemi, di confrontarsi in un’ottica di sana competitività e di agire in modo creativo con rapidità e immediatezza. Medesime abilità che il web ha esaltato e che hanno rivoluzionato il nostro mondo, da quando, il 30 aprile di 25 anni fa, il Cerm decise di rendere di pubblico dominio, e quindi libero e gratuito, il codice sorgente di Berners-Lee.

Ben lo sanno i giovani di Ispe (International Society for Pharmaceutical Engineering), che riportano sulla pagine di questo numero le loro esperienze. Racconti che mi fanno tornare con la memoria ai tempi ormai ahimè lontani del Politecnico quando, ben prima dell’avvento della rivoluzione www, partecipavamo da studenti, presso le aziende, ad analoghi workshop.

Particolarmente interessante trovo sia stato l’hackthon organizzato durante il meeting europeo di Ispe a Roma, durante il quale tre gruppi di Young Professional – eterogenei per profili professionali, competenze e nazionalità – si sono sfidati sul tema del Pharma 4.0. Nonostante non si siano potuti confrontare tra loro durante le 21 ore di durata della “maratona”, i team hanno identificato alcuni trend comuni – dalla centralità del paziente alle terapie personalizzate e al concetto di servitization (trasformazione di prodotto in servizio) – e soluzioni ricorrenti, come l’utilizzo di big data e connettività nei processi produttivi e nella condivisione delle informazioni con il paziente, di sistemi di produzione flessibili, resi possibili da tecnologie 4.0, quali il process analytical technology e il real time release.

  • Perché idee innovative e disruptive sono vincenti

Chi ha vinto? La squadra che ha formulato la proposta più innovativa e disruptive che ha prospettato un radicale cambiamento nei paradigmi di produzione e distribuzione del farmaco al paziente.

  • Perché la condivisione è alla base della crescita personale e aziendale

Una case history significativa, da riproporre all’interno delle aziende non solamente in termini di condivisione di conoscenze acquisite durante l’evento, ma soprattutto come metodo di lavoro, perché dedicarsi a un progetto comune, partecipando attivamente al raggiungimento di un obiettivo, condividendo capacità, competenze e conoscenze, è l’unico modo possibile per accrescere il valore proprio e dell’impresa di cui si è parte integrante.

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