Sono molte le novità annunciate dalla Commissione Europea per quanto riguarda il nono programma quadro per la ricerca e l’innovazione, Horizon Europe, che è atteso stanziare un totale di 100 miliardi di euro per il periodo 2021-2027. La maggior parte dei fondi (97,6 miliardi) sarà investita direttamente sul nuovo programma quadro (di cui 3,5 saranno stanziati a titolo del Fondo InvestEU), mentre 2,4 miliardi di euro dovrebbero venire allocati per il programma Euratom di ricerca e formazione. La definizione finale del budget entra a far parte della più ampia discussione del bilancio preventivo europeo 2021-2027 in programma nel Consiglio Europeo del 28-29 giugno.

L’auspicio è che l’approvazione definitiva del bilancio dell’Unione 2021-2027 possa essere trovato entro il 2019, in modo da sviluppare per tempo tutte le necessarie misure a sostegno di una transizione che veda anche la continuità dei finanziamenti alla ricerca. Il nuovo programma Horizon Europe dovrebbe diventare operativo dal 1° gennaio 2021.

Il nuovo programma quadro Horizon Europe punta a missioni di ricerca e innovazione centrate sui bisogni dei cittadini europei

Consolidare e potenziare i risultati di Horizon 2020

Le sfide per la competitività europea nello scenario globale sono sempre più pressanti, stretta com’è tra le politiche degli altri grandi blocchi industriali, gli Stati Uniti del presidente Trump da un lato e i giganti asiatici (e in particolare la Cina) dall’altro.
Horizon 2020 intende quindi proseguire nel solco già delineato da Horizon 2020, che giungerà a termine tra due anni, consolidando i risultati già acquisiti e introducendo alcune novità che dovrebbero ulteiorirmente sostenere la ricerca made in Europe.

Il tutto nell’ottica della “open science”, in cui la conoscenza diventa condivisa e basata sul libero accesso alle pubblicazioni, ai dati e ai piani di gestione dei dati della ricerca: uno strumento ritenuto fondamentale dalla Commissione per massimizzare il ritorno sugli investimenti effettuati all’interno del programma e rinforzare il potenziale di innovazione basato su di essi. I partnernariati e le collaborazioni con altri programmi UE saranno altri importanti strumenti a disposizione delle massima collaborazione tra tutti gli attori della ricerca e sviluppo, dall’industria alla società civile e alle fondazioni di finanziamento.

Il nuovo FP9 dovrebbe vere anche l’istituzione del Consiglio europeo dell’innovazione (CEI), che secondo la proposta della Commissione dovrebbe diventare il referente unico dello sviluppo, dal laboratorio al mercato, delle idee e delle tecnologie a più elevato potenziale innovativo, ancorché più ad alto rischio. Il supporto alle startup e alle imprese innovative sarà erogato attraverso due diversi strumenti, mirati rispettivamente alle fasi precoci e allo sviluppo e commercializzazione dei nuovi prodotti.
Horizon Europe dovrebbe essere strutturato sulla base di missioni di ricerca centrate sui principali bisogni della società, con i cittadini che nelle intenzioni della Commissione dovrebbero avere un ruolo attivo nella loro definizione. Un occhio di riguardo dovrebbe anche essere prestato al sostegno degli Stati membri ancora in ritardo di sviluppo. La semplificazione del quadro di regole che governa l’accesso ai finanziamenti europei dovrebbe ulteriormente migliorare la certezza legale e ridurre gli ostacoli amministrativi che i partecipanti devono affrontare la gestione dei progetti.

Tre pilastri per sostenere la competitività

L’Open Science è il primo pilastro su cui poggerà il futuro FP9; pilastro che dovrebbe vedere un budget complessivo di 25,8 miliardi di euro, suddivisi in 16,6 miliardi destinati allo European Research Council (strumento a disposizione dei ricercatori per definire e governare da protagonisti la ricerca di frontiera) e 6,8 miliardi per i programmi di fellowship e scambio dei ricercatori nell’ambito delle Marie Skłodowska-Curie Actions, a cui si aggiungeranno investimenti infrastrutturali.
Al pilastro Global Challenges and Industrial Competiveness saranno dedicati 52.7 miliardi di euro, col fine di supportare i cambiamenti che la società sta affrontando e rinforzare le capacità tecnologiche e industriali dell’Unione Europea. Una parte dei fondi (2,2 miliadi) sarà destinata al sostegno del braccio tecnico-scientifico della Commissione, il Joint Research Centre.
Il terzo pilastro è l’Open Innovation, a cui sono destinati 13,5 miliardi di euro, a cui si aggiungono altri 10 miliardi per lo European Innovation Council e 3 miliardi per l’Istitituo europeo dell’innovazione e della tecnologia (EIT). Secondo quanto annunciato dalla Commissione, Horizon Europe dovrebbe anche vedere raddoppiate le risorse a favore del supporto degli Stati membri nelle azioni messe in atto a livello nazionale nel’ottica della “sharing excellence”

Un approccio mission-oriented

Il nuovo programma quadro europeo è stato costruito sulla base di un un approccio mission-oriented alla ricerca e innovazione, che è stato ritenuto più idoneo per raggiungere nei tempi previsti i target specifici di ricerca. Le missioni preliminari delineate dalla Commissione sono state oggetto di una consultazione pubblica tra febbraio e aprile 2018, i cui esiti finali devono essere ancora pubblicati.
Il nuovo orientamento è stato dettato dai risultati della valutazione ad interim dell’attuale programma Horizon 2020 e sulle indicazioni del gruppo di alto livello guidato da Pascal Lamy sul fatto che il nuovo FP debba puntare a rendere più facilmente comprensibile ai cittadini il valore degli investimenti in ricerca e innovazione. Proprio in tale direzione va la definizione di obiettivi chiari e dell’impatto atteso a livello delle sfide globali che saranno oggetto dei call di Horizon Europe. Obiettivi, sottolinea la Commissione, che dovrebbero essere facilmente misurabili e perseguibili con un ventaglio di misure di R&I.

Il preliminary summary della consultazione pubblicato sul sito della Commissione indica che sono state ricevute in totale 1191 risposte. Tutti i criteri proposti dall’economista Mariana Mazzuccato per la definizione delle missioni sono stati ritenuti importanti, con la preminenza di puntare ad azioni di R&I ambiziose ma realistiche (88%). Gli altri criteri proposti includono la robustezza e la solida rilevanza sociale delle mission (83%), la definizione di una direzione chiara d’azione, misurabile e definita nel tempo (78%), la possibilità di dar vita a soluzioni multiple di tipo bottom-up (78%) e il fatto che siano azioni cross-disciplinari e cross-settoriali che vedano coinvolti tutti i diversi attori (71%).
L’implementazione delle missioni definite all’interno di Horizon Europe dovrebbe essere flessibile per la grande maggioranza dei partecipanti alla consultazione (88%), e prevedere una gestione pro-attiva che punti alla crescita in-house delle competenze. Obiettivi e milestone chiari dovrebbero essere utilizzati per misurare l’impatto delle missioni (80%), che per il 75% dei rispondenti dovrebbero coinvolgere diversi attori a livello nazionale e regionale. Anche in questo caso, l’implementazione dovrebbe passare per il 74% del campione attraverso un insieme di strumenti che permettano di sviluppare soluzioni bottom-up.
Il 68% dei partecipanti alla consultazione si è detto anche d’accordo sul fatto che i cittadini vengano consultati sugli obiettivi delle missioni; in questo campione, il 51% erano soggetti che hanno già ricevuto finanziamenti nell’ambito di Horizon 2020, nel 53% dei casi rispondenti come persona singola (37% come istituzione singola), nel 42% dei casi provenienti dall’università (23% da centri di ricerca, 13% da industria o ambienti di business).

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