L’annuale appuntamento con il rapporto di Efpia “2018: The pharmaceutical industry in figures” riporta i numeri della farmaceutica europea per il 2017 e mostra un comparto europeo del farmaco in buona salute e impegnato nelle nuove sfide poste dall’affermarsi con sempre maggiore forza dei nuovi approcci alla ricerca e sviluppo. Basti pensare al ruolo che i big data possono svolgere per la messa a punto di interventi innovativi di “medicina personalizzata”.

I numeri del 2017

Se la lotta contro l’Aids/Hiv sembra ormai vinta (le morti in Europa sono scese da 2928 nel 2007 a 849 nel 2016), molti obiettivi richiedono ancora un’intensa attività di ricerca e traslazione dei risultati nella pratica clinica: è il caso, ricorda Efpia, di malattie quali l’Alzheimer, la sclerosi multipla, molti tipi di tumori e le patologie rare. Proprio per questo, l’industria europea del farmaco anche nel 2017 ha investito 35,2 miliardi di euro in attità di R&D, a fronte di una valore totale della produzione di € 258 mld.

La bilancia dei pagamenti ha segnato un saldo positivo di € 98 mld, con l’export (€ 385 mld) che ha nettamente prevalso sull’import (€ 287 mld). Il comparto occupava lo scorso anno 750 mila unità, di cui 115 mila impegnate in attività di ricerca e sviluppo.Tutti i dati sono resi ancor più significativi dal trend di continua crescita dal 2000, che non ha subito flessioni neanche nei anni più bui della crisi economica.

I trend principali

Proprio per questo, secondo la Federazione che riunisce le singole associazioni industriali nazionali l’industria farmaceutica può ambire a svolgere un ruolo critico per il ripristino della crescita economica in Europa, anche in questo periodo di grandi tensioni tra i diversi blocchi continentali.
Tra i principali competitor, il rapporto segnala la rapida crescita di alcuni paesi emergenti (Brasile +11,5% nel periodo 2013-2017, Cina +9,5%, India +11,0%, rispettivamente), che stanno diventando oggetto di migrazione sia delle attività economiche che di ricerca. A questa crescita corrisponde uno sviluppo molto minore sia negli Stati Uniti (+7,3%) che, sorpattutto, dell’Europa (+4,4%).

Gli Usa rappresentano ancora il maggior mercato per volumi di vendita (48%, vs 22% dell’Europa) e per numero di lanci di nuovi farmaci (64, 1%, rispetto a 18,1% di principali cinque paesi europei). Il commercio parallelo dei medicinali è un problema persistente, conseguente alla frammentazione del mercato europe, che Efpia stima in 5,2 miliardi di euro (ex-factory price) nel 2016.

Il potenziale di R&D

La scoperta e lo sviluppo dei nuovi farmaci è la linfa vita del settore, come testimoniato dal fatto che l’industria farmaceutica e biotech è prima per intensità R&D (15%), davanti anche a quella dei software e dell’informatica (10,6%).

Il problema rimangono gli alti costi di sviluppo da fronteggiare, che nel 2016 erano stimati raggiungere 1,9 miliardi di euro per ogni prodotto. Il 48,5% dei fondi destinanti alla ricerca vanno appannaggio dello sviluppo clinico, il 17,2% allo sviluppo pre-clinico, il 3,7 alle procedure di approvazione e l’11,4% per la vigilanza post-marketing (fase 4); il restante 19,2% non ha una precisa categorizzazione.
Secondo i dati di Efpia, la Germania e la Svizzera sono i paesi che nel 2017 hanno investito maggiormente in questa voce (€ 6,2 mld e €6,4 mld, rispettivamente), seguita Regno Unito (€ 5,6 mld) e Francia (€ 4,4 mld); l’Italia (€ 1,4 mld) si colloca dietro anche a Belgio (€ 2,8 mld) e Danimarca (€ 1,5 mld), e davanti a Svezia (€ 1,1 mld) e Spagna (€ 1,08 mld).
Gli Stati Uniti rimangono leader per numero di nuovi farmaci portati sul mercato (100 nel periodo 2013-2017), seguiti dall’Europa (77).

Il valore della produzione

Il 2017 ha segnato il sorpasso dell’Italia sulla Germania per valore totale della produzione (€ 30,01 mld vs, € 29,19 mld, rispettivamente), anche se al di fuori dell’area EU-27 la Svizzera rimane ancora leader incontrastato (€ 46,2 mld), a fronte di un numero di unità impiegate molto più basso (44 mila) rispetto agli altri due paesi (115 mila in Germania, 64 mila in Italia).
La Germania ha esportato per 69,5 miliardi di euro nel 2017, davanti alla Svizzera (€ 64,5 mld) e al Belgio (€ 40,7 mld); l’Italia (€ 20,5 mld) è dietro anche a Regno Unito, Olanda e Francia. La Germania guida anche la classifica dell’import (€ 44 mld), che vede l’Italia in sesta posizione dietro a Belgio, Gran Bretagna, Svizzera e Francia. Gli Usa rimangono il principale partner commerciale della farmaceutica europea, con import per il 40,0% ed export per il 31,1%; al secondo posto è la Svizzera.

L’andamento della spesa e dei prezzi

La spesa media per la salute (pubblica e privata) ammontava nel 2017 all’8,8% del GDP come media europea (26 paesi), con i valori più alti per la Svizzera (12,4%) e quelli più bassi per la Polonia (6,4%)
La struttura finale del prezzo retail dei farmaci lo scorso anno è stata determinata in media (su 22 paesi) per il 65,6% dai costi di produzione, a cui si aggiungono il 19,2% di costi relativi al farmacista e il 5,1% per i distributori, più il 10,1% di tasse. Il mercato più sviluppato è la Germania (€ 30,8 mld, ex-factory price), seguito dalla Francia (€28,3 mld) e dall’Italia (€ 25,9 mld). Il Belpase si colloca terzo anche per quota percentuale del mercato dei generici (56,1%), dietro a Polonia (60,4%) e Russia (57%).

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