C’è tempo fino a lunedì 24 settembre 2018 per partecipare al Premio Merck in Neurologia (III edizione) realizzato, anche quest’anno, con il patrocinio della Società Italiana di Neurologia (SIN).

Ultimi giorni per partecipare al Premio Merck in Neurologia con progetti volti a migliorare la qualità della vita dei pazienti con sclerosi multipla
Merck e SIN insieme per migliorare la qualità di vita della persona con sclerosi multipla in ambito lavorativo o relazionale

Il Bando indetto da Merck è dedicato a tutti gli specialisti appartenenti a Enti Universitari e Ospedalieri, pubblici o privati, IRCSS pubblici o privati e Organizzazioni senza scopo di lucro aventi sede nel territorio italiano. Ciascun partecipante può presentare fino a un massimo di 2 progetti, che abbiano come obiettivo il miglioramento della qualità di vita della persona con SM in ambito lavorativo o relazionale.

Ci sono in palio 2 premi di € 40.000,00 ciascuno assegnati ai due migliori progetti in base alla graduatoria definita dalla Commissione giudicatrice.

I progetti potranno coinvolgere diverse figure professionali interessate alla gestione del paziente con SM in qualsiasi ambito e dovranno prevedere l’utilizzo di soluzioni tecnologiche innovative. Potranno, inoltre, essere valutati anche progetti che prevedano l’attivazione di percorsi preferenziali o chiaramente definiti che limitino l’impatto della sclerosi multipla sull’attività lavorativa o quotidiana.

Sul sito www.premiomerckneurologia.it sono fornite tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione e di presentazione del progetto, ai criteri di valutazione, alla Commissione che giudicherà i lavori e all’annuncio dei vincitori.

La qualità della vita dei pazienti con sclerosi multipla

La Sclerosi Multipla (SM) è una patologia particolarmente complessa e generalmente si caratterizza, in tutte le sue forme, per un decorso cronico e progressivamente invalidante. Nonostante la variabilità clinica e l’imprevedibilità di decorso, la SM ha spesso un forte impatto sulle abilità motorie e quindi lavorative del paziente, che si vede costretto a riprogrammare la propria vita e a mettere in atto strategie personali di convivenza con i disturbi che la patologia comporta. Gli stili di vita cambiano inevitabilmente e le persone che si relazionano con il paziente (come ad esempio il caregiver) in questo percorso impegnativo sono spesso l’unica soluzione per affrontare gli aspetti logistici quotidiani. La relazione paziente-caregiver assume, quindi, un ruolo centrale nella convivenza con la patologia.

Le difficoltà del paziente nel lavoro così come nei rapporti interpersonali, ad esempio proprio con il caregiver, incidono poi non soltanto sulla qualità di vita ma, indirettamente, anche sui costi di gestione della malattia.

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