Dopo l’annuncio del ministro della Salute, Giulia Grillo – giunto in occasione dei recenti casi di morbillo a Bari – di un nuovo piano integrato per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita, è ora la volta del consulente del ministero e coordinatore del neonato Gruppo tecnico consultivo sulle vaccinazioni (Nitag), Vittorio Demicheli, di annunciare con un’intervista a Sanità 24 un piano per vaccinare i giovani e gli adolescenti. Piano che andrebbe così ad aggiornare sia il precedente piano vaccinale risalente al 2011, sia le disposizioni dettate nel 2017 dalla legge Lorenzin, che fermano l’obbligo vaccinale ai 16 anni di età.


Il piano sarà presto presentato a tutte le istituzioni responsabili della sua approvazione e applicazione e prevede impegni sia a livello statale – per offrire il vaccino in tutte le occasioni di contatto con le istituzioni pubbliche – sia a livello regionale perché occorre fare fronte comune per organizzare campagne informative e, soprattutto, per mettere in atto una più corretta strategia di prevenzione della trasmissione in ospedale e in tutte le strutture sanitarie”, aveva scritto il ministro Grillo nella nota che preannunciava il piano.
Secondo quanto aggiunto ora da Demicheli, il nuovo piano dovrebbe concludere l’intero iter legislativo, compresa la fase di intesa Stato-Regioni, entro gennaio del prossimo anno.

Arrivare a coprire tutti i giovani adulti

Secondo le anticipazioni date da Demicheli a Sanità 24, già nel 2019 dovrebbero essere almeno mezzo milione gli adolescenti over-16 e i giovani adulti che sarebbero al centro del nuovo piano vaccinale contro morbillo e rosolia.
L’obiettivo finale sarebbe quello di raggiungere gli 800 mila vaccinati entro il 2021. Dovrebbe diventare così possibile, nella speranza del legislatore, prevenire molti casi della malattia, che negli ultimi anni hanno proprio riguardato soprattutto giovani adulti, di età media 25-27 anni. Secondo quanto preannunciato da Demicheli, fermo restando l’obbligo vaccinale fino ai 16 anni, dopo tale età la vaccinazione non sarebbe più obbligatoria ma piuttosto basata su un approccio “attivo” al problema.

La strategia a cui sta lavorando il Nitag sarebbe quella di informare e consigliare ai giovani in occasione di ogni loro interazione con le istituzioni statali, come ad esempio nelle università. “Ad esempio la soluzione per l’offerta alle matricole universitarie potrebbe essere una circolare del Miur che impegni i rettori a promuovere la vaccinazione attiva, inserendo la profilassi nel sistema di valutazione dell’universita’’, ha dichiarato il coordinatore del Nitag a Sanità 24.
Secondo fonti dell’agenzia Agi riprese dalla rivista della Federazione degli Ordini dei farmacisti Il Farmacista Online, l’adesione ai programmi vaccinali potrebbe essere premiata, ad esempio attraverso riduzioni sulle tasse universitarie, la concessione di crediti extra o di un punto alla patente, l’agevolazione delle iscrizioni ai centri sportivi o la possibilità di avere un punteggio aggiuntivo nei concorsi.

Sul morbillo non possiamo abbassare la guardia. Pochi mesi fa l’Oms ci ha richiamati proprio sui dati di copertura vaccinale che sono ancora troppo bassi. Occorre raggiungere in modo più efficace i soggetti suscettibili offrendo il vaccino anche agli adolescenti e ai giovani, che restano i soggetti più esposti al contagio, e al contempo mettere in campo azioni standardizzate e puntuali per prevenire la trasmissione negli ambienti a maggior rischio epidemico” aveva dichiarato il ministro Giulia Grillo nella sua nota.

L’altro obiettivo sono gli operatori sanitari

Non solo i giovani, infatti: anche gli operatori sanitari sono al centro dell’espansione delle politiche vaccinali voluta dal ministro Grillo. In questo caso, secondo Vittorio Demicheli, gli strumenti legislativi sarebbero già esistenti, trattandosi di disposizioni che andrebbero ad esempio ad impattare sulla sicurezza sul lavoro. Alcune regioni, del resto (come ad esempio le Marche) hanno già deliberato l’impossibilità per il personale sanitario non vaccinato di operare all’interno di reparti che presentano particolare criticità, come la pediatria o i nidi.

Risale proprio a ieri la notizia del licenziamento per giusta causa e senza preavviso di un’ostetrica dell’ospedale di Macerata a causa del ripetuto rifiuto a vaccinarsi. Secondo quanto riportato dal Corriere Adriatico (che ha ora rimosso la notizia dal suo sito, si veda l’Ansa), il caso dovrebbe rappresentare il primo del suo genere in Italia. Secondo quanto dichiarato ad Ansa dal direttore dell’Area Vasta 3 delle Marche, di cui fa parte l’ospedale di macerata, la storia andava avanti da mesi, con diversi incontri e colloqui con la persona interessata. La richiesta di vaccinarsi, secondo il direttore Maccioni, sarebbe derivata dall’applicazione di una serie di norme nazionali e regionali. “La nostra linea è di far rispettare questo obbligo – ha spiega il direttore dell’Area vasta maceratese ad Ansa -, siamo disposti a dare flessibilità sui tempi. Ma l’obbligo va rispettato“. La Regione Marche e l’Azienda Sanitaria Unica Regionale avrebbero individuato la posizione irregolare grazie ad un monitoraggio sull’immunizzazione degli operatori con marker.

Il Gruppo tecnico consultivo sulle vaccinazioni – Nitag

Il nuovo gruppo Nitag è stato creato con decreto del ministero della Salute del 27 agosto 2018 e dovrebbe insediarsi entro la metà di dicembre, secondo quanto riportato da Il Farmacista Online. Il nuovo organismo ha funzioni di supporto tecnico alla definizione delle politiche vaccinali ed opera valutazioni scientifiche basate sui principi dell’health tecnologi assessment.

Tra i compiti del gruppo, specifica la circolare ministeriale, vi sono il monitoraggio dell’incidenza delle malattie infettive e l’efficacia dei programmi di vaccinazione, lo studio dei motivi alla base del fenomeno dell’esitazione vaccinale, le modifiche necessarie per aggiornare i piani vaccinali o i calendari vaccinali, la comunicazione verso il pubblico e gli operatori professionali.

I tre nuclei permanenti in cui si articola l’organismo sono il Nucleo strategico, composto da esperti scientifici che operano a titolo individuale sulla base delle proprie competenze per formulare le raccomandazioni; il Nucleo tecnico, composto da rappresentanti delle istituzioni sanitarie nazionali e delle associazioni scientifiche e professionali, con fini di supporto e approfondimento tecnico alle attività del Nucleo strategico, e il Nucleo della Rappresentanza, coordinato da esperti del Nucleo Strategico e aperto a tutti i portatori d’interesse, che potranno così contribuire al dibattito con le proprie istanze.

All’interno del Nucleo tecnico, oltre che il Ministero della Salute, sono rappresentati anche l’Agenzia italiana del farmaco, l’Istituto superiore di sanità, l’Agenas, la Federazione nazionale dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), quella dei Medici di medicina generale (Fimmg) e quella dei pediatri (Fimp), oltre alla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie (Fnopi) e sei diverse società scientifiche.
I quattordici componenti del Nucleo strategico sono stati nominati con decreto ministeriale del 24 ottobre 2018.

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