Indovinare quale sia il candidato giusto all’interno di una pipeline per affrontare un mercato sempre più complesso è un’operazione con cui si devono quotidianamente confrontare i manager farmaceutici. La decisione strategica per molte realtà si va spostando ancora più a monte e riguarda la scelta se investire nella medicina preventiva, e quindi nello sviluppo di vaccini, o se continuare a perseguire la via del trattamento della patologia.

Distribuzione di Zipf - Creative composition with the message "What Are Your Goals"
La distribuzione di Zipf può aiutare a discriminare la valenza economica di un investimento nello sviluppo di un farmaco rispetto a un vaccino

Uno studio pubblicato sul Quarterly Journal of Economics ha preso in considerazione il razionale economico alla base di tale scelta. I ricercatori dell’Harvard Dartmouth College hanno evidenziato come il rischio di una malattia nella popolazione sia paragonabile alla distribuzione di Zipf, una legge che risale al 1949 e che, in campo linguistico, stabilisce che la frequenza di una parola è inversamente proporzionale al suo rango.

Nell’ipotesi di considerare costante il danno causato dalla malattia, il fatturato di un farmaco dipenderebbe dalla prevalenza della malattia stessa, mentre nel caso di un vaccino si dovrebbe considerare anche come il rischio è distribuito nella popolazione.

Lo studio ha esaminato come la distribuzione di Zipf impattaterebbe sulla distribuzione del rischio di HIV nella popolazione statunitense, sulla base dei dati 2010 del National Health and Nutrition Examination Survey: la curva così ottenuta è simile a quella per la distribuzione stimata delle persone a rischio di HIV/AIDS, una patologia con bassa prevalenza. I dati hanno permesso di dedurre che un vaccino contro l’HIV avrebbe generato solo un quarto del fatturato rispetto a un farmaco.

Nel caso di un problema con prevalenza maggiore, come ad esempio il papillomavirus (HPV), lo studio ha evidenziato un impatto economico potenzialmente doppio per il vaccino rispetto al farmaco. Secondo i ricercatori, questi dati spiegherebbero perché è già presente in commercio un vaccino contro l’HPV ma non contro l’HIV. Il metodo potrebbe essere esteso anche ad altre malattie: un vaccino o trattamento preventivo per le patologie cardiovascolari, ad esempio, genererebbe il 40% di fatturato in meno rispetto a un trattamento farmacologico.

«La distribuzione di Zipf del rischio come quella che abbiamo osservato per malattie come l’HIV o il morbo di Lyme fino agli attacchi cardiaci rappresenta un po’ lo scenario peggiore per i produttori farmaceutici che sperano di guadagnare da un investimento su vaccini. Non c’è uno ‘sweet spot’ per il prezzo di un vaccino per queste malattie – ha dichiarato Christopher Snyder, uno degli autori dello studio. – Il problema è particolarmente accentuato per le malattie rare. Per una malattia comune come l’HPV, le persone non differiscono molto come rischio: quasi tutti hanno un rischio piuttosto elevato di contrarla, così ognuno pagherebbe una cifra elevata per un vaccino o un altro prodotto preventivo. Forse è per questo che i produttori hanno destinato risorse al vaccino per l’HPV prima di altre malattie molto più mortali».

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