Novartis presenta i nuovi dati su secukinumab (Cosentyx®) che ne dimostrano l’efficacia duratura nell’artrite psoriasica nel corso di 3 anni, anche in termini di dolore riferito dal paziente.

Novartis presenta nuovi dati sull'efficacia duratura del nell'artrite psoriasica
Novartis presenta nuovi dati sull’efficacia duratura del nell’artrite psoriasica

I nuovi dati sul secukinumab dimostrano miglioramenti prolungati dei segni e dei sintomi dell’artrite psoriasica (AP) nell’80% circa dei pazienti nel corso di 3 anni. Gli elevati tassi di risposta ACR si sono mantenuti costanti nell’AP, senza riduzioni dall’anno 1 all’anno 3.

Tali risultati sono stati resi noti in occasione dell’incontro annuale dell’American College of Rheumatology (ACR) a Washington DC (Stati Uniti), durante il quale Novartis ha presentato 28 abstract.

«Il dolore articolare incide notevolmente sulle vite delle persone affette da artrite psoriasica. Sapere che il secukinumab è in grado di offrire un sollievo duraturo del dolore, ridurre il gonfiore e contribuire alla mobilità articolare è importante, poiché significa che potrebbe migliorare la mobilità e la qualità di vita complessiva del paziente – spiega Vasant Narasimhan, Global Head, Drug Development e Chief Medical Officer di Novartis. – Il secukinumab allevia il dolore offrendo al contempo un’elevata e duratura risoluzione delle lesioni dovute alla psoriasi, di cui soffre la maggior parte delle persone affette da artrite psoriasica».

Secukinumab

Secukinumab è un anticorpo monoclonale interamente umano che neutralizza in modo selettivo l’interleuchina17A (IL-17A). Questa proteina può svolgere un ruolo importante nello sviluppo di condizioni autoinfiammatorie nelle entesi e nella risposta immunitaria nella psoriasi, nell’SA e nell’AP.

Secukinumab è il primo inibitore approvato dell’IL-17A interamente umano in grado di dimostrare un’efficacia mantenuta per tre anni in pazienti con AP. È inoltre l’unico inibitore dell’IL-17A indicato per la spondilite anchilosante (SA), l’AP e la psoriasi. L’indicazione concomitante per psoriasi e AP è un vantaggio per i pazienti affetti da AP che manifestano già psoriasi (l’80%).

Secukinumab è approvato per il trattamento dell’SA e dell’AP in fase attiva in oltre 55 Paesi, inclusi i Paesi dell’Unione Europea, la Svizzera e gli Stati Uniti. È inoltre approvato per il trattamento dell’AP e della psoriasi pustolosa in Giappone. Per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a grave è approvato in 65 Paesi, tra cui i Paesi dell’Unione Europea, il Giappone, la Svizzera, l’Australia, gli Stati Uniti e il Canada. In Europa, secukinumab è approvato per il trattamento sistemico di prima linea della psoriasi a placche da moderata a grave in pazienti adulti. Negli Stati Uniti, è approvato per il trattamento della psoriasi a placche di grado da moderato a grave in pazienti adulti che sono candidati alla terapia sistemica o alla fototerapia.

Oltre 10.000 pazienti sono stati trattati con secukinumab nel contesto di studi clinici per diverse indicazioni e oltre 50.000 pazienti sono stati trattati in un contesto post-marketing.

Lo studio FUTURE 1 e la sua estensione

FUTURE 1 è uno studio registrativo di fase III, controllato verso placebo, randomizzato, multicentrico, della durata di due anni volto a valutare l’efficacia di secukinumab in pazienti con AP in fase attiva. FUTURE 1 ha arruolato 606 pazienti con AP in fase attiva e ha valutato secukinumab con dosi di carico per via endovenosa (10 mg/kg) e dosi di mantenimento sottocutanee (75 mg e 150 mg).

L’endpoint primario ha valutato la superiorità di secukinumab rispetto al placebo nella percentuale di pazienti che hanno raggiunto la risposta ACR 20 (criteri di risposta American College of Rheumatology) alla settimana 24.

Dalla settimana 16, i pazienti del braccio placebo sono stati nuovamente randomizzati al trattamento con secukinumab 75 mg o 150 mg alla settimana 16 o alla settimana 24, sulla base della risposta clinica.

Alla settimana 104, i pazienti potevano accedere alla fase di estensione dello studio.

Durante il primo anno dello studio di estensione in aperto della durata di tre anni, che è una continuazione dello studio FUTURE 1, il 77% dei pazienti con AP ha raggiunto una risposta ACR 20 con secukinumab. La percentuale comprende sia i bracci dello studio naïve agli anti-TNF e sia quelli con risposta inadeguata agli anti-TNF.

Si sono registrati tassi di completamento dello studio di estensione elevati: il 95% dei pazienti ha completato il primo anno dello studio di estensione.

Questi nuovi dati dimostrano che i tassi di risposta sono stati coerenti dall’anno 1 (69,4%) all’anno 3 (76,8%), indipendentemente dal fatto che i pazienti avessero o meno ricevuto un anti-TNF prima di secukinumab. Una componente di tale valutazione comprende il dolore riferito dal paziente.

Secukinumab ha dimostrato precedentemente che il 79% dei pazienti con SA ha raggiunto una risposta ASAS 20 (Assessment of Spondyloarthritis International Society) a due anni. La percentuale comprende sia i bracci dello studio naïve agli anti-TNF e sia quelli con risposta inadeguata agli anti-TNF.

Inoltre, dati precedenti indicano che fino all’80% dei pazienti con SA e fino all’84% dei pazienti con AP trattati con secukinumab non hanno mostrato a due anni alcuna progressione radiografica della patologia a livello della colonna vertebrale e delle articolazioni, rispettivamente, come dimostrato dalla valutazione radiografica.

Secukinumab continua ad avere un profilo di sicurezza favorevole, il che è coerente con quanto dimostrato negli studi di fase III.

Inoltre, le analisi basate sul metodo del confronto indiretto aggiustato per corrispondenze (MAIC) e presentate all’ACR, dimostrano che secukinumab è associato a un maggiore miglioramento dei segni e dei sintomi dell’SA e dell’AP rispetto all’adalimumab (Humira, marchio registrato di AbbVie).

Secondo un nuovo MAIC per l’SA, i tassi di risposta ASAS 20 alla settimana 52 sono stati superiori per il secukinumab (74%) rispetto all’adalimumab (65%).

Nel MAIC per l’AP, i tassi di risposta ACR 20 alla settimana 48 sono stati superiori per il secukinumab (72%) rispetto all’adalimumab (56%).

Alla luce di queste analisi MAIC, Novartis prevede di avviare nuovi studi clinici head-to-head per confrontare in modo diretto secukinumab con adalimumab in pazienti con SA e AP. Nell’SA sarà utilizzato un biosimilare dell’adalimumab e nell’AP sarà usato il prodotto originatore adalimumab per un confronto diretto con il secukinumab. I nuovi studi clinici coinvolgeranno 850 pazienti e saranno i primi studi head-to-head con una potenza adeguata condotti con farmaci biologici al fine di distinguere l’efficacia del trattamento in queste condizioni.

Informazioni sul MAIC e sui limiti di questi studi

Sebbene le analisi MAIC siano state effettuate utilizzando dati provenienti da studi randomizzati e controllati, esistono dei limiti dovuti a differenze nel disegno degli studi e alla ridotta dimensione del campione per secukinumab. Inoltre, per adalimumab sono stati utilizzati soltanto dati disponibili pubblicamente. Ciò influisce sulla disponibilità di dati comparativi e sulla congruenza delle popolazioni di pazienti in questi studi.

L’analisi MAIC per l’AP si basa sulla dose di 150 mg del secukinumab.

Il MAIC è un metodo valido e accettato per la ricerca sull’efficacia comparativa.

Informazioni sull’ASAS 20 e sull’ACR 20

I miglioramenti dei sintomi dell’SA sono valutati in base ai criteri di risposta ASAS (ASAS 20), definita come un miglioramento di almeno il 20% e un miglioramento assoluto di almeno 10 unità su una scala da 0 a 100mm in almeno tre dei seguenti parametri: miglioramento della flessibilità, del dolore notturno, della capacità di svolgere particolari attività, della rigidità mattutina e assenza di peggioramento della patologia. La percentuale di pazienti che raggiungono una risposta ASAS 20 è un approccio accettato per valutare l’efficacia dei trattamenti nell’SA.

I miglioramenti dei sintomi dell’AP sono valutati dai criteri di risposta ACR, che è costituita da tre livelli: ACR 20, 50, 70.

Nell’ACR 20, si riporta un miglioramento pari o superiore al 20% dei seguenti criteri:

  • riduzione del numero di articolazioni dolenti,
  • riduzione del numero di articolazioni tumefatte,
  • riduzione di tre dei cinque criteri riguardanti:
  1. la valutazione del dolore del paziente e/o
  2. la valutazione del paziente in merito al grado di attività dell’AP,
  3. la valutazione del medico dell’attività patologica,
  4. i livelli di disabilità valutati mediante il questionario Stanford Health Assessment
  5. i test di laboratorio con cui si evidenzia se l’infiammazione è attiva.

L’ACR 50 e l’ACR 70 utilizzano gli stessi criteri dell’ACR 20, ma prevedono un miglioramento percentuale superiore (del 50% e del 70%) anziché del 20%.

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