Il webinar “Terapie avanzate, il futuro è già qui. Il sistema italiano è pronto a riceverle?” organizzato dall’Istituto superiore di sanità e da Assobiotec Federchimica il 15 settembre 2020 è stato l’occasione per discutere dell’approccio corretto da osservare per mantenere competitività a livello internazionale ed evitare diseguaglianze all’accesso.

Come rendere disponibili le terapie avanzate in modo equo?

“Non è un tema scontato – ha affermato Silvio Brusaferro, presidente ISS – in alcuni settori è più semplice, ma non in questo”. Quello a cui si deve mirare è la possibilità di trattare tutti i pazienti allo stesso modo, senza che discrepanze regionali o a livello delle normative creino diseguaglianze. Se aumentano i centri, ma la massa critica, ovvero i pazienti che attualmente possono beneficiare di queste terapie che saranno il futuro della medicina, c’è il rischio di ridurre l’efficienza di questi centri, senza contare i problemi organizzativi.

Accreditamento, competenze

La questione dell’accreditamento di nuove strutture passa anche per le competenze che i vari centri possono vantare durante la fase di sperimentazione ed erogazione. Letizia Lombardini del Centro nazionale trapianti spiega che “un expertise di questo genere è stato già dimostrato con le trasfusioni delle cellule staminali emopoietiche o delle Car-T. C’è già esperienza di trapianti di prodotti biologici così come c’è esperienza nel trattamento di follow-up dei pazienti. La formazione – continua l’esperta – è valutata sia per le figure direttamente coinvolte nel processo, ma anche in quelle non direttamente coinvolte nella filiera, soprattutto se pensiamo ai possibili effetti collaterali che possono verificarsi”. Secondo Luigi Boano, Vice Presidente Assobiotec Federchimica”per rendere disponibile tale innovazione ai pazienti italiani, attraverso un accesso rapido ed omogeneo sul territorio, è urgente immaginare e costruire insieme un nuovo modello di gestione, che superi quello attuale. Il progresso della scienza è inarrestabile e tutti gli attori del Sistema Salute devono collaborare per garantire ai pazienti il massimo beneficio”.

Questione di competitività

è Riccardo Palmisano, presidente Assobiotec, a chiarire che sebbene l’Italia è riconosciuta come eccellenza in questo campo, le aziende che si occupano di terapie avanzate da noi sono molto meno che nel resto d’Europa:  “Ciò che accade ora è solo un’anteprima di ciò che vedremo tra dieci anni. L’Italia non riesce a reggere il passo con gli altri. In Europa ci sono 230 aziende di questo tipo, 50 nel Regno Unito, 30 in Germania, 13 in Olanda e meno di dieci in Italia”. Per molti il problema alla base sembra essere legato alla competitività, e per poterlo risolvere serve mettere mano alle normative vigenti. “Dobbiamo evitare il collo di bottiglia e per farlo possiamo semplificare molti aspetti organizzativi nell’avvio delle sperimentazioni”. Come? Secondo Sandra Petraglia dell’AIFA può aiutare la creazione di percorsi dedicati per le sperimentazioni delle terapie avanzate”. Bisogna infine guardare alle normative in arrivo e “giocare” tutti con le stesse regole.

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