Un team di ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica, campus di Roma, costituito da Maurizio Sanguinetti e Paola Cattani (Dipartimento di Scienze di Laboratorio e Infettivologiche), da Brunella Posteraro (Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche) e da Francesco Landi (Dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento, Neurologiche, Ortopediche e della Testa-Collo), ha condotto uno studio su 176 pazienti guariti dalla COVID-19 osservati da aprile a giugno presso il Day Hospital post-COVID della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. La guarigione dei malati era stata validata da:

  • mancanza di febbre per 3 giorni di fila
  • regressione degli altri sintomi della malattia
  • negatività di due tamponi molecolari per SARS-CoV-2 eseguiti a distanza di 24 ore uno dall’altro

La ricerca ha permesso di accertare che, nel corso del follow-up messo in atto distanza di 50 giorni dall’avvenuta guarigione, 32 dei 176 pazienti risultavano di nuovo positivi al tampone molecolare per la ricerca del coronavirus Sars-CoV-2. I risultati dello studio sono stati pubblicati sotto forma di research letter su JAMA Internal Medicine

In particolare, i campioni naso-faringei dei 32 pazienti sono stati analizzati alla ricerca sia dell’RNA virale totale (genomico) sia dell’RNA virale replicativo (subgenomico).

Il professor Maurizio Sanguinetti, Ordinario di Microbiologia all’Università Cattolica e Direttore del Dipartimento di Scienze di Laboratorio e Infettivologiche del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, entrando nei particolari, spiega che: “La presenza di RNA replicativo nei campioni è stata utilizzata come indicatore di replicazione virale in atto. Nei pazienti risultati positivi per RNA totale, sono stati di nuovo analizzati i campioni ottenuti al tempo della diagnosi di COVID-19 (che erano stati conservati a -112 F°), andando a ricercare la presenza di RNA replicativo. Tutti i pazienti sono stati inoltre sottoposti a test sierologico per le IgG/IgA specifiche del virus. Tra i 176 pazienti guariti, 32 (quasi 1 su 5) sono risultati positivi per l’RNA totale di SARS-CoV-2, seppure a livello variabile. Solo uno di questi, tuttavia, è risultato positivo anche per l’RNA replicativo di SARS CoV-2. Sono stati rianalizzati i campioni ottenuti dai pazienti al momento della malattia e, come previsto, sono risultati tutti positivi per l’RNA replicativo di SARS CoV-2”.

L’unico paziente in cui è stato ritrovato sia l’RNA totale sia l’RNA replicativo, un uomo anziano, iperteso, diabetico e affetto da patologia cardiovascolare, era tornato positivo dopo 16 giorni dalla remissione da COVID-19 e dopo 39 giorni dalla diagnosi della malattia. Al momento del follow-up presentava sintomi suggestivi per COVID-19. 

Il professor Sanguinetti afferma che “questi dati fanno sospettare che si tratti per questo paziente di una reinfezione o recidiva di infezione”, mentre negli altri casi potrebbe trattarsi dell’eliminazione di residui di frammenti di RNA virale durante la fase di risoluzione dell’infezione. L’esperto precisa anche che non è possibile sapere se i soggetti trovati di nuovo positivi siano effettivamente anche contagiosi perché un test molecolare non equivale a una cultura virale. In ogni caso, conclude il Direttore del Dipartimento di Scienze di Laboratorio e Infettivologiche del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, oltre a confermare la rarità delle re-infezioni da nuovo coronavirus in soggetti guariti da COVID-19, questo studio suggerisce che “la ricerca dell’RNA replicativo di SARS-CoV-2 potrebbe aiutare a risolvere il dilemma circa la reale infettività dei pazienti guariti da COVID-19 che ritornano a essere positivi per l’RNA di SARS-CoV-2”.

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