Il 43% dei pazienti avrebbe una maggiore propensione a temere il rischio di malattie e/o morti a causa di farmaci contaminati o alterati; più in generale, indicano i dati del Pharmaceutical Supply Chain Vision Study pubblicato da Zebra Technologies, vi sarebbe una scarsa fiducia nell’intera supply chain farmaceutica da parte dei consumatori, con i tre quarti del campione di pazienti (75%) che si dichiarano abbastanza o molto preoccupati anche in merito all’efficacia dei farmaci nel trattare la loro condizione o malattia. Elevata anche la percentuale (7/10, pari al 70%) di chi teme di assumere dosi errate a seguito di errori di etichettatura.

L’indagine ha preso in considerazione diverse aree geografiche a livello globale (Asia Pacifico, Europa, Nord America, America Latina), con coinvolgimento di oltre 3.500 pazienti e decisori in ambito farmaceutico. I dati raccolti indicano anche come il 90% degli intervistati ritenga importante poter verificare che un farmaco non sia contraffatto o manomesso e avere conferma che i farmaci sensibili alla temperatura siano stati gestiti entro i limiti prescritti. Questo tipo d’informazioni richiederebbe elevata trasparenza da parte delle aziende farmaceutiche su come i farmaci siano stati prodotti/maneggiati (81% del campione) e trasportati/conservati (82%). Molto elevata (80%) anche la percentuale di chi ritiene importante verificare l’origine dei componenti dei farmaci, compreso il paese d’origine, e gli standard locali, e quella di chi è interessato agli aspetti di sostenibilità ambientale del prodotto (79%).

Queste richieste dei pazienti – in continua evoluzione – saranno certamente un campanello d’allarme per i leader dell’industria farmaceutica che, per anni, si sono concentrati principalmente sul rispetto degli standard normativi“, ha dichiarato John Wirthlin, Industry Principal, Manufacturing, Transportation and Logistics di Zebra Technologies. “Produttori, agenzie governative, farmacie e operatori sanitari devono lavorare insieme per conquistare la fiducia dei consumatori nella supply chain. 

Collaborazione e trasparenza

L’indagine condotta da Zebra Technologies indica anche che oltre l’80% dei partecipanti concordano sulla necessità di una collaborazione sinergica tra governo, organi di controllo e aziende farmaceutiche volta a proteggere i pazienti e garantire che i farmaci siano sicuri ed efficaci. La responsabilità della lotta contro i farmaci contraffatti, rubati e contaminati è stata individuata, da parte del 40% di pazienti e dei decision-maker, nei legislatori, nelle aziende farmaceutiche e nei produttori. “In un mondo perfetto, i farmaci potenzialmente dannosi non dovrebbero essere una preoccupazione di farmacie, ospedali, e altre organizzazioni che li prescrivono“, ha aggiunto Wirthlin. “Questo è il motivo per cui la direttiva sui medicinali falsificati è ora in pieno vigore nell’Unione europea, e la Food and Drug Administration richiede che i sistemi di tracciamento dei prodotti entrino in vigore entro il 2023 negli Stati Uniti come parte del Drug Supply Chain Safety Act.

La maggior parte dei decision-maker del settore farmaceutico (84%) si è detta pronta a conformarsi ai requisiti di tracciabilità e trasparenza richiesti dalle normative, il 75% ha confermato di aver già implementato la tecnologia dei servizi di localizzazione o di avere in programma di farlo nel prossimo anno. I decisori hanno però anche segnalato limiti di produzione, problemi di distribuzione e stoccaggio, limiti di capacità di spedizione e ritardi nei trasporti. Una sfida che richiede alle aziende della Supply Chain di impegnasi per produrre e movimentare una quantità di farmaci adeguata a soddisfare i bisogni dei pazienti, con nuovi investimenti previsti nel corso del prossimo anno dal 92% dei partecipanti all’indagine.

Le inefficienze della catena distributiva si riflettono anche nelle dinamiche di acquisto. Lo studio rileva che i millennial segnalano più problemi in tal senso (82%) rispetto ai boomer (61%), e sono più propensi a cambiare farmacia per soddisfare le loro esigenze. L’indisponibilità di un farmaco è il problema più frequentemente riscontrato (32%).

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