Parla anche italiano uno studio sul possibile ruolo del gene SALL4 per controllare l’efficacia di uno dei più diffusi trattamenti per la sindrome mielodisplastica e la leucemia. I docenti del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università di Bologna Matilde Y. Follo e Lucio Cocco sono, infatti, tra gli autori di uno studio internazionale pubblicato sul New England Journal of Medicine, insieme a ricercatori delle Università di Roma Tor Vergata, Harvard, Taiwan, Singapore, Uni-Camillus, Tianjin, Sydney, l’IRCCS Sant’Orsola di Bologna e il Dana Farber Institute di Boston.

Se confermati in coorti indipendenti di pazienti, i risultati che abbiamo ottenuto potrebbero aprire la strada all’utilizzo di questo marcatore nella pratica clinica“, hanno commentato i due studiosi dell’Alma Mater. “Si potrebbe così arrivare ad una gestione migliore dei pazienti con sindrome mielodisplastica che oggi sono soggetti a trattamento con l’agente ipometilante azacitidina“.

La sindrome mielodisplastica colpisce il midollo osseo, che non è più in grado di produrre un numero sufficiente di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Nel tempo, inoltre, si può avere evoluzione verso forme acute di leucemia. Il trattamento con l’agente ipometilante azacitidina punta a tenere sotto controllo il processo di metilazione del DNA, che nei pazienti affetti da sindrome mielodisplastica è iperattivo e contribuisce allo sviluppo della malattia. Solo circa il 50% dei pazienti risponde in modo positivo al trattamento, mentre nei restanti la prognosi media è inferiore ai sei mesi.

Il gene SALL4 al centro dello studio che è un oncogene noto per il suo ruolo nello sviluppo della sindrome mielodisplastica, delle leucemie e di diversi tumori solidi: una sua iper-regolazione promuove la proliferazione delle metastasi e la resistenza delle cellule cancerogene ai trattamenti farmacologici. Il gruppo di ricerca internazionale ha testato come il trattamento con azacitidina influisce su SALL4, andando ad analizzare due coorti indipendenti di pazienti affetti da sindrome mielodisplastica prima e dopo il trattamento con il farmaco. I risultati ottenuti indicano che il 66% dei pazienti mostrava una sotto-regolazione del gene SALL4, mentre il 34% mostrava una sua iper-regolazione; proprio quest’ultimi casi erano associati a una prognosi peggiore a lungo termine.

L’espressione del gene SALL4 è anche associata al livello di metilazione del DNA; grazie a tecniche avanzate di editing genomico, lo studio ha portato a individuare una specifica regione del DNA responsabile dell’espressione dell’oncogene. È stato anche osservato che il trattamento con un agente ipometilante porta da un lato alla demetilazione di questa regione, dall’altro all’iper-regolazione di SALL4. “Questi risultati sono in linea con la nostra ipotesi secondo cui il trattamento della sindrome mielodisplastica con un agente ipometilante può portare alla iper-regolazione di SALL4”, spiegano Matilde Y. Follo e Lucio Cocco. “Stiamo ora valutando la possibilità di utilizzare trattamenti paralleli a quello con azacitidina che possano mitigare i casi di iper-regolazione dell’oncogene e aumentare così i livelli di efficacia della terapia”.

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