La proposta di un Istituto europeo dei tumori “virtuale”

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La proposta di creare un Istituto europeo dei tumori “virtuale” è stata avanzata da una articolo pubblicato su Molecular Oncology ed è volta a rafforzare la capacità di sconfiggere quello che attualmente rappresenta una delle principali cause di morte nella società occidentale, con proiezioni di raggiungere gli 1,67 milioni di morti nei paesi EU-28 e i 3,3 milioni di pazienti con diagnosi entro il 2030 (dati International Agency for Research on Cancer).

Secondo gli autori dell’articolo – Julio Celis, del Centro di ricerche della Società danese di tumori e Dainius Pavalkis, dell’Univesità di Scienze della salute della Lituania – una possibile soluzione potrebbe vedere la creazione di un Istituto europeo dei tumori “virtuale”, che raccolga la molte eccellenze presenti nei diversi Stati membri per fare massa critica e costruire un’unica piattaforma di ricerca pan-europea basata sulla condivisione dei big data e delle best practice.

Un articolo su Molecular Oncology avanza la proposta di un Istituto europeo dei tumori “virtuale”

Una partnership tra centri d’eccellenza

Unire prevenzione, ricerca, cura ed educazione dei pazienti è un passaggio fondamentale per la buona riuscita delle strategie di lotta contro i tumori: un obiettivo che, per gli autori dell’articolo, dovrebbe passare dal mettere in rete i Centri compresivi dei tumori (CCC), uno snodo centrale per incentivare la ricerca traslazionale e l’implementazione di nuove strategie di diagnosi e cura. Il Centro europeo per i tumori andrebbe a costituire l’ecosistema ottimale per perseguire le tre priorità indicate dal Commissario europeo per la Ricerca, scienza e innovazione, Carlos Moedas: open innovation, open science e “open to the world”. La direzione da seguire dovrebbe prendere ispirazione da Cancer Core Europe, la partnership già creata da sei enti di ricerca europei (Cambridge Cancer Centre, German Cancer Research Center & National Center for Tumor Diseases, Gustave Roussy, Karolinska Institutet, Netherlands Cancer Institute e Vall d’Hebron Institute of Oncology).

Il suggerimento di Celis e Pavalkis è di individuare le priorità d’azione che dovrebbero guidare le attività del Centro europeo dei tumori; la condivisione dei big data dei pazienti potrebbe anche facilitare l’esecuzione degli studi clinici sul territorio europeo, grazie ad una più semplice creazione delle coorti. Anche le partnership con l’industria potrebbero risultarne stimolate.

Le barriere alla ricerca traslazionale

Secondo gli autori sono molte le attuali barriere che in Europa rallentano la ricerca traslazionale, e che potrebbero venire abbattute con la creazione del Centro Europeo dei tumori: la grande complessità e stratificazione dei vari sottotipi di tumori, che richiede un approccio basato su modalità innovative di collaborazione; una coordinazione della ricerca tra i vari livelli – regionali, nazionali e comunitari – ancora inadeguata; una scarsa sostenibilità del sistema, come conseguenza della mancanza di finanziamenti efficaci e di capitali di rischio. A ciò si aggiungono problemi di natura regolatoria, etica e di gestione dei lavoratori, lo scarso supporto alle piattaforme tecnologiche “high-end” e la mancanza di modelli per remunerare la ricerca condivisa. Sul piano delle istituzioni europee, i due autori dell’articolo denunciano la scarsa collaborazione tra le due Direzioni generali coinvolte (DG Ricerca e Innovazione e DG Santé) e tra i rispettivi ministri a livello nazionale – aggravata dal fatto che la ricerca è una competenza europea mentre la salute rimane in capo ai singoli governi – e l’assenza di priorità e politiche armonizzate tra i diversi Stati membri.

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