Integratori alimentari, se cerchi lavoro sei nel settore giusto!

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In un momento storico in cui le aziende continuano a “fare i conti” e a cercare strategie per riprendersi dalla crisi, si fa largo una buona notizia, il settore degli integratori continua a crescere e offre lavoro!

Ad affermarlo sono i dati della terza indagine di settore (2017) “La filiera italiana dell’integratore alimentare”, raccolti dal centro Studi Federsalus da 83 aziende associate. I dati fotografano una crescita media del 7,3% delle vendite nel 2017 e un valore del mercato nazionale che sfiora i 3 miliardi di euro in farmacia e nella grande distribuzione. Lo scorso anno il 52% delle aziende ha aumentato l’occupazione.

Le competenze più ricercate

Innovazione e ricerca e sviluppo sono le aree più dinamiche di questo comparto e per le quali le aziende cercano personale altamente specializzato e con competenza soprattutto in progettazione, sviluppo formulativo e il controllo degli integratori alimentari (43,6%). Sono molto ricercate anche figure esperte di impiego degli integratori alimentari in ambito medico (34,2%) per veicolare le informazioni medico-scientifiche a medici e farmacisti e quindi supportarli nel consiglio. La maggior parte delle aziende (66,7%) infatti punta molto sull’informazione medico-scientifica attraverso informatori e agenti. Quasi un’azienda su 3 ricerca persone esperti in legislazione, economia e management e anche chimica e biochimica degli integratori.

Opportunità di lavoro nel settore integratori alimentari: le competenze più ricercate
Opportunità di lavoro nel settore integratori alimentari: le competenze più ricercate (fonte Terza indagine Federsalus “la filiera dell’integratore alimentare”)

Eppure, i dati mostrano una certa difficoltà da parte delle aziende nell’identificare queste figure. In particolare, con riferimento alla ricerca, selezione e formazione del personale le figure più difficili da trovare sono quelle delle aree “biochimica degli integratori alimentari” (54,1%) “impiego degli integratori alimentari in ambito medico (53,3%) ed “Economia e management degli integratori alimentari (53,3%).

In risposta alla domanda di questo settore così dinamico i percorsi universitari delle facoltà scientifiche (in particolare Farmacia, CTF, Biologia) hanno iniziato a proporre corsi specifici. Ne sono esempi il corso di Laurea Triennale in Scienze Nutraceutiche proposto dall’Università di Napoli, il Master di I livello in Nutraceutici, Fitoterapici e integratori alimentari dell’Università di Bologna oppure il Corso di perfezionamento post-laurea in integratori alimentari ed erboristici-progettazione, sviluppo, controllo e regolamentazione dell’Università di Milano.

Un’opportunità per il gentil sesso

Il settore degli integratori alimentari può essere un’opportunità di lavoro per i giovani, soprattutto di sesso femminile. Le donne, infatti, sembrano essere le protagoniste di questo settore: il 55% dei 20 mila addetti del comparto sono infatti donne, con un livello elevato di istruzione, nella maggior parte dei casi una laurea di tipo scientifico.

Chi più di una donna, che è la più grande utilizzatrice di integratori, può lavorare bene e credere nel settore nutraceutico? Tra i ruoli che può svolgere non c’è solo la ricerca, ma anche management e marketing- dichiara Cristina Tosi, che dirige insieme alla sorella Paola l’azienda familiare Pegaso srl. E del valore delle donne al lavoro le Tosi se ne intendono: lo scorso giugno la Pegaso, al 90% costituita da donne, è stata premiata tra 600 aziende in Italia con il riconoscimento «Women value company 2017» di Fondazione Marisa Bellisario e Intesa Sanpaolo, che dà visibilità alle imprese più innovative che garantiscono pari opportunità e carriera.

Perchè puntare sugli integratori alimentari

DINAMISMO – il settore continua a crescere. L’ho scritto in apertura all’articolo: nel 2017 le vendite degli integratori alimentari sono aumentate del 7,3%, definendo un mercato nazionale di quasi 3 miliardi di euro. La farmacia continua a confermarsi il canale principale di vendita (92%) con un fatturato che supera di 2,5 miliardi di euro. Va comunque detto che, benchè a distanza, anche la grande distribuzione continua a registrare un aumento delle vendite.

CONTOTERZISMO – Il contoterzismo rappresenta una caratteristica tipica del comparto. Le aziende specializzate in ricerca, sviluppo e produzione in conto terzi rappresentano il 16% del fatturato industriale dell’intero comparto. Il resto del fatturato si divide tra le aziende di materie prime (11%) e le aziende a marchio (73%). “Il fenomeno del controterzismo è una componente significativa di questo tessuto industriale avendo contribuito in maniera positiva in termini di produzione di un prodotto di qualità. Un sistema virtuoso, tipicamente italiano, che si è generato per ragioni di tipo normativo”, afferma Andrea Costa, presidente Federsalus. La regolamentazione del settore prevede infatti che la produzione di farmaci sia distinta da quella degli integratori alimentari. Questo ha favorito l’incontro tra l’industria farmaceutica, portatrice di un cultura di rigore scientifico, di standard clinici e di quality assurance, eil know-how specifico del settore degli integratori delle aziende italiane specializzate nella ricerca e sviluppo e produzione in conto terzi.

EXPORT – il peso del fatturato che deriva dall’export è significativo e in aumento. Il 74% delle aziende intervistate da Federsalus ha dichiarato di aver aumentato le esportazioni. Complessivamente sul totale del fatturato industriale delle aziende associate, la quota generata dalle attività verso i mercati esteri vale circa il 21%, con un valore dell’export pari a circa 250 milioni di euro. I Paesi più interessanti e ambiti, oltre all’Europa, sono Russia, Cina e Nord America. Un’azienda su 3 tende a strutturarsi in loco con l’obiettivo di superare le barriere in entrata.

INVESTIMENTI e INNOVAZIONE – il settore degli integratori investe (239 milioni di euro stimati): il 50% delle aziende intervistate nell’indagine reinveste fino al 10% del fatturato degli integratori alimentari. Il 65% delle imprese interrogate ha fatto ricorso al credito d’imposta per attivtà di ricerca, sviluppo e innovazione. Inoltre, rispettivamente il 53% e il 28% delle aziende ha richiesto incentivi di superammortamento e iperammortamento (misure per supportare le imprese che investono in beni materiali e immateriali, come software, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi).

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