C’è tempo fino al prossimo 15 marzo 2018 per aderire alla consultazione pubblica lanciata dal DG Santé della Commissione europea sull’uso dei vaccini come prevenzione delle malattie (clicca qui per andare alla pagina dedicata all’iniziativa). L’iniziativa è rivolta a tutti i cittadini dell’Unione, alle organizzazioni, alle amministrazioni e associazioni e punta a raccogliere il sentiment comune su un tema, quello delle vaccinazioni come forma di prevenzione, che in Italia ha scatenato forti polemiche nell’ultimo anno. L’esito della consultazione sarà tenuto in considerazione in vista della stesura di una raccomandazione del Consiglio d’Europa volta a una maggiore cooperazione in tema di malattie prevenibili con le vaccinazioni, la cui emissione è prevista verso metà 2018.

Il sondaggio della Commissione europea sull’uso preventivo dei vaccini è aperto fino al 15 marzo 2018

Il questionario online proposto dalla Commissione europea – segnala Aifa dal suo sito – è volto ad evidenziare i motivi che portano molte persone a diffidare delle vaccinazioni e a individuare le modalità più efficaci per sviluppare azioni a livello comunitario in tema di informazione e comunicazione sanitaria, politiche vaccinali sostenibili, ricerca e sviluppo di nuovi vaccini. Il questionario è disponibile in tutte le 28 lingue dell’Unione; i risultati del sondaggio saranno resi pubblici sullo stesso sito dell’iniziativa.

Prevenire è meglio che curare

Le vaccinazioni hanno rivoluzionato, a partire da fine ‘800, l’approccio alla prevenzione e sono state fondamentali per eradicare malattie come la polio o il vaiolo. Un settore, quello dell’uso preventivo dei vaccini, che vede l’Italia impegnata in prima linea, dopo l’entrata in vigore dell’obbligo vaccinale fino ai 16 anni d’età per l’ammissione a scuola dal settembre 2017. L’Organizzazione mondiale della sanità indica una copertura vaccinale di almeno il 95% della popolazione per poter raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge”, ovvero la tutela anche dei pazienti fragili che non possono essere vaccinati a causa delle loro condizioni di salute.
L’ampia diffusione dei vaccini tra la popolazione rende oggi possibile arginare malattie come il morbillo, la rosolia o la pertosse, che un tempo erano una caratteristica degli anni dell’infanzia e lasciavano dietro di sé spesso esiti che minavano per sempre la salute dei pazienti, quando non ne causavano la morte. La comunicazione di Aifa segnala anche che una malattia come il morbillo non sia solo oggetto di vere e proprie epidemie in Europa, ma venga esportata anche in altre aree geografiche estendendo così i rischi per la salute a livello globale. Altre malattie che da molti anni risultano debellate in Europa, come la poliomelite, potrebbero invece compiere il cammino inverso ed essere a rischio di reintroduzione anche nel Vecchio Continente, mettendo a rischio gli sforzi di salute pubblica di molti decenni.
Da qui, quindi, la necessità di sviluppare strategie e strumenti d’azioni comuni a livello europeo, che permettano di coordinare gli sforzi di contrasto alla diffusione e coinvolgano tutti gli attori della salute.

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