Le politiche di austerità che hanno caratterizzato l’Italia nell’ultimo decennio, con un impatto notevole anche sulla riduzione della spesa sanitaria, avrebbero contribuito a diminuire la copertura vaccinale per il morbillo e potrebbero comportare un rischio maggiore per quanto riguarda la prevenzione delle malattie comunicabili attraverso profilassi vaccinale. Non più, quindi, solo gli esiti delle scelte del popolo no-vax: un aspetto del tutto nuovo entra nel dibattito sui vaccini, secondo quanto messo il luce da un recente studio pubblicato sullo European Journal of Public Health che vede tra gli autori anche il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi. La prima firma della ricerca è Veronica Toffolutti, del Centro di ricerca “Carlo F. Dondena” sulle dinamiche sociali e le politiche pubbliche dell’Università Bocconi di Milano.

Un esempio per l’Europa

L’Italia potrebbe rappresentare un esempio per tutta Europa, è la conclusione degli autori, non solo per quanto riguarda le politiche di vaccinazione obbligatoria degli under-16 già avviate dal 2017, ma anche per quanto riguarda l’evidenziazione dei rischi che il disinvestimento nei servizi sanitari pubblici può apportare a livello di coperture vaccinali. Una dinamica che secondo gli autori l’Italia sta cercando di combattere tramite la combinazione di leggi e aumento della spesa sanitaria, quantificato nell’1,3% annuo per il triennio 2018-2020. “Questo creerà spazio fiscale per investire nella prevenzione delle malattie infettive. Tuttavia resta da vedere se questo sarà sufficiente a invertire la tendenza al declino nella copertura vaccinale, dato che l’aumento resta comunque inferiore rispetto all’aumento del Pil previsto”, ragiona il gruppo che ha condotto la ricerca.

Riduzioni di budget e ricomparsa del morbillo

La causa principale dell’aumento dei casi di morbillo in Italia negli ultimi anni (circa 5 mila nel  solo 2017) andrebbe ricercato nella diminuzione del numero di vaccinazioni, con una copertura attualmente al di sotto dell’obiettivo del 95% della popolazione target. La ricerca ha applicato modelli statistici di analisi multivariata per meglio identificare le relazioni tra la copertura vaccinale MMR contro morbillo, parotite e rosolia e i dati reali di spesa sanitarie pro-capite nelle venti regioni italiane (esclusa la provincia di Bolzano, che curiosamente risulta “in buona salute” nonostante un tasso di copertura vaccinale molto al di sotto della media, e pari al 68,5%).

Nel periodo 2000-2012 la copertura vaccinale è cresciuta dal 74,1% al 90,6%, per poi ridiscendere all’85,1% del 2014, riporta lo studio, e le regioni più colpite dai tagli alla spesa nel periodo 2010-2013 (Marche, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta) sarebbero anche quelle che hanno visto un declino maggiore della copertura vaccinale. L’88% dei casi di morbillo registrati lo scorso anno, inoltre, avrebbero riguardato individui non vaccinati, a cui si aggiunge il 6% di casi che hanno ricevuto una sola dose di vaccino.

La spesa si sarebbe ridotta in media di oltre il 2% nel periodo 2010-2014 (a fronte di un aumento medio annuo del 3,51% per il periodo 2000-2009). La stima riportata nell’articolo è che la spesa per i vaccini sia diminuita di circa il 10% nel solo periodo 2013-2014, a fronte di tagli complessivi alla spesa sanitaria per un totale di circa 4,7 miliardi di euro nel periodo 2011-2014.
Secondo lo studio, ad ogni punto percentuale di riduzione della spesa pro-capite (pari a 17 euro pro-capite) – e considerando anche gli aggiustamenti sul piano temporale e i trend a livello di singola regione, – sarebbe associata una diminuzione dello 0,5% nella copertura vaccinale MMR. Lazio e Piemonte, regioni colpite negli scorsi anni da tagli alla spesa sanitaria reale pro-capite di circa il 5%, sarebbero anche quelle che che hanno fatto segnare i cali più spinti di copertura vaccinale, rispettivamente del 2,5% e del 3%, e sono state oggetto di recenti epidemie di morbillo.
In controtendenza i dati per Sicilia e Sardegna, dove l’immunizzazione è aumentata rispettivamente dell’1,4% e del 3,8%; un dato che gli autori ascrivono alle politiche di vaccinazione particolarmente attive messe in atto da queste regioni.

Alcuni possibili co-fattori di norma meno considerati

L’articolo ricorda anche gli effetti sortiti da crisi economiche in altri Paesi, come l’aumento dei casi di malaria in Grecia e di Hiv nella stessa Grecia e in Romania. Quest’ultimo paese guida anche la classifica per numero di morti per morbillo nel 2017 (19), davanti all’Italia (4). Le politiche di vaccinazione obbligatoria degli under-16 sono indirizzate a combattere il fenomeno della cosiddetta “esitazione vaccinale”, la diffidenza a far vaccinare i propri figli. Un dato evidenziato dallo studio riguarda l’impatto effettivo delle teorie anti-scientifiche alla base di questi comportamenti, che potrebbe essere più basso di quanto finora ritenuto. Esse, infatti, sarebbero molto più diffuse tra i ceti abbienti e nelle regioni del Nord, mentre i nuovi casi di morbillo si sono manifestati soprattutto nelle regioni più povere e in fasce di popolazione più difficili da raggiungere. La ricerca discute anche il possibile impatto avuto da persone arrivate in Italia dalla Romania (come detto, il paese col maggior numero di morti) nella comparsa di alcuni episodi epidemici, in particolare in Lazio nel 2017 e nelle regioni del Nord nel 2006 e nel 2015/2016.

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