Alcune Big Pharma cominciano a credere che il futuro della lotta ai tumori, oltre che ad altre malattie, si possa trovare nei nanofarmaci. Prendiamo i casi di Pfizer, Amgen e AstraZeneca, che recentemente hanno stabilito accordi con Bind Therapeutics, biotech americana, per lo sviluppo in questo senso di loro prodotti. Il principio attivo di AstraZeneca è un inibitore delle tirosin chinasi che l’azienda anglo-svedese ha fatto avvolgere da Bind in una “accurina”, nanoparticella polimerica brevettata dalla stessa Bind, che può colpire con precisione una parte dell’organismo, dove si accumula rilasciando poi concentrazioni di principio attivo finora non immaginabili. Ricordiamo che AstraZeneca aveva preso nel dicembre scorso altri accordi, stavolta con CytImmune, per lo studio di un nanofarmaco antitumorale trasportato da nanoparticelle d’oro. In aprile Bind ha fissato anche con Pfizer un accordo per lo sviluppo e l’immissione sul mercato di medicinali, non si sa per quale area terapeutica, pure trasportati da accurine scelte dalla stessa Pfizer. All’inizio del 2013 un’ulteriore alleanza si è stabilita fra Bind e Amgen: anche questa ditta aveva un suo inibitore delle tirosin chinasi da avvolgere e trasportare, con appropriata accurina, sul punto di intervento per il trattamento di tumori solidi. Per tutti questi contratti siamo a valori che oscillano fra i180 e i 200 milioni di dollari. Oltre ai lavori su commissione come quelli citati, Bind Therapeutics procede con studi del tutto suoi, ad esempio su molecole come l’antitumorale docetaxel, nanoformulato e veicolato da un’accurina: i positivi dati di Fase 1 sono stati presentati al recente congresso dell’American Association for Cancer Research. Oltre a Bind Therapeutics ci sono ovviamente diverse altre aziende di ricerca che studiano e offrono veicolazioni-nano, quindi a misura di miliardesimi di metro. E anche le nanoparticelle appartengono a diverse classi chimiche, abbiamo appena parlato delle polimeriche accurine e del metallo nobile oro, ma si afferma ad esempio anche il grafene, strato monoatomico di atomi di carbonio. Per ora il maggiore orientamento di queste ricerche è rivolto alla terapia antitumorale, dove si punta a farmaci sempre più mirati, per aumentare l’efficacia della cura e diminuire gli effetti collaterali provocati da molti medicinali somministrati in forme tradizionali. E un’altra classe terapeutica per la quale si stanno studiando nanofarmaci è quella dei vaccini. Senza trascurare, ovviamente, anche gli studi, finora relativamente limitati, sulle possibili tipologie di tossicità riconducibili proprio allo stato di “infinitamente piccolo” di questi farmaci.

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