Dopo decenni di continua crescita, dal 2010 gli investimenti in Ricerca & Sviluppo in ambito sanitario in Europa si sono fermati. È quanto rivela il Rapporto commissionato da Janssen Pharmaceutica NV e realizzato dal team di esperti in economia sanitaria di Deloitte.

Nel 2011 gli investimenti complessivi in R&D in ambito sanitario nell’Unione Europea sono stati di 47 miliardi di euro, di cui il 60% sostenuti dalle aziende farmaceutiche e il restante 40% dal settore pubblico degli Stati membri e dalla Commissione Europea. Il dato corrisponde al 3% del totale della spesa sanitaria nella UE che complessivamente ammonta a 1.400 miliardi di euro (1,4 trilioni di  euro). È la prima volta che si registra uno stallo negli investimenti del settore privato, che si sono attestati a 29 miliardi di euro, mentre quelli pubblici sono scesi dell’1%, a 18 miliardi di euro. Gli investimenti pubblici comprendono quelli per la ricerca universitaria e i fondi pubblici per la ricerca.

Negli Stati Uniti gli investimenti in R&D in questo ambito hanno registrato un calo ancor più sensibile, ma si mantengono a un livello piuttosto elevato con 49 miliardi di euro da parte del settore privato e 42 miliardi da quello pubblico.

In Europa, la Germania si colloca al primo posto con 9,4 miliardi di euro di investimenti in R&D in ambito sanitario, seguita da Francia (8,3 miliardi di euro), Regno Unito (7,4 miliardi di euro), Svizzera (5,3 miliardi di euro) e Italia (2,4 miliardi di euro).

Secondo il Rapporto, il calo degli investimenti è dovuto all’attuale situazione economica a cui si sommano l’incertezza sul futuro e la restrizione di meccanismi premianti per le tecnologie innovative. Sono dati, questi che destano preoccupazione, soprattutto se si considera il crescente peso delle diverse patologie, l’allungamento della vita media, e il fatto che ci sono milioni di pazienti che, in assenza di nuovi rimedi terapeutici, non possono prevedere un miglioramento della propria qualità di vita.

In Europa si prevede entro il 2030 una crescita dei costi sanitari sino al 12-15% del PIL.

Il Rapporto si conclude indicando che in un contesto di spesa sanitaria crescente si rende ancor più necessario aumentare gli investimenti in R&D. Le nuove tecnologie, infatti, migliorando la qualità delle prestazioni sanitarie, consentono di ottenere esiti migliori e di aumentare l’aspettativa di vita. Permettono, inoltre, di  incrementare l’efficienza, in quanto il loro costo, sia per quanto riguarda i farmaci che i dispositivi medici, tende a essere ottimizzato nel tempo.

Una “salute migliore” comporta anche maggiore produttività della popolazione attiva e può persino portare a un allungamento dell’età lavorativa. Gli investimenti in R&D, inoltre, possono avere un ritorno economico elevato sia in termini di redditività dell’investimento (ROI), che in quelli della messa in campo di operatori altamente qualificati, con alto livello di formazione.