La divisione farmaceutica del gruppo Roche registra un fatturato complessivo di 820,3 milioni Euro, in flessione del 3,3% rispetto al 2013. Pesa sui risultati il payback ospedaliero.

Fatturato Roche in calo del 3,3%. Pesa il payback ospedaliero
Fatturato Roche in calo del 3,3%. Pesa il payback ospedaliero

Nel 2014 Roche ha continuato a portare un beneficio clinico a migliaia di pazienti in Italia, grazie all’introduzione di farmaci innovativi come Perjeta e Kadcyla per la cura del tumore HER2 positivo, alla disponibilità di formulazioni sottocutanee per Herceptin e RoActemra e ancora per l’aggiunta di importanti indicazioni ai farmaci già in commercio, come Avastin nel tumore dell’ovaio, MabThera nella cura delle vasculiti ANCA-Associate e RoActemra nell’artrite idiopatica giovanile poliarticolare. Senza il payback il fatturato di Roche avrebbe registrato una crescita del 3% circa, del tutto vanificata dall’impatto di questa “tassa” sull’innovazione.

Il payback sullo sforamento del tetto della spesa farmaceutica ospedaliera, sostenuto da Roche in maniera quasi doppia rispetto alla quota del mercato ospedaliero detenuta, è stato pari a oltre 62 milioni di euro, in pratica uno sconto ulteriore del 10% sui farmaci del gruppo. Inoltre, l’azienda ha finora restituito al Sistema Sanitario Nazionale 40 milioni di Euro come effetto degli accordi negoziali innovativi conclusi con Aifa.

In un contesto normativo e regolamentare troppo spesso imprevedibile e soggetto a invasioni di campo contrarie alla logica e al rispetto delle competenze, come verificatosi nella vicenda Avastin/Lucentis, è sempre più arduo per Roche Italia vincere le resistenze con le quali saranno valutate in futuro opzioni di investimento industriale e tecnologico nel nostro Paese. Infatti il gruppo ha annunciato un importante sviluppo presso il proprio sito produttivo di Segrate, la cui definitiva conferma e realizzazione è però in fase di valutazione.

Roche conferma comunque il proprio impegno in patologie con bisogni medici insoddisfatti. Ne è una testimonianza la recente acquisizione di InterMune, che segna l’ingresso del gruppo in una nuova area terapeutica grazie al pirfenidone, prima cura innovativa a registrare importanti dati di sopravvivenza per i pazienti affetti da fibrosi polmonare idiopatica.

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