«L’omeopatia non è efficace per trattare alcuna condizione clinica». È la drastica posizione del report “Evidence on the effectiveness of homeopathy for treating health conditions” pubblicato nel mese di marzo dal National Health and Medical Research Council (Nhmrc), il principale ente di ricerca medico australiano. Le conclusioni non lasciano spazio a dubbi e, anzi, avvertono della pericolosità di affidarsi a tali rimedi. Una posizione che è stata immediatamente ripresa e rimbalzata su tutti i giornali e fortemente contestata da omeopati e associazioni di categoria anche italiane.

Per comprendere in modo più approfondito le motivazioni di questo report, mi sono “virtualmente” spostata in Australia (benvenuta tecnologia) e ho chiaccherato con Elena Ballatore, una naturopata italiana trasferitasi a Sydney da qualche anno.

Elena Ballatore
Elena Ballatore, naturopata italiana trasferitasi a Sydney

Un gioco (casuale?) di parole…

In realtà a legger bene, il report Nhmrc non conclude che l’omeopatia non è efficace, ma piuttosto che non esiste una sufficiente dimostrazione di efficacia del trattamento omeopatico; in altre parole gli studi clinici non fornirebbero prove abbastanza attendibili. Il misunderstanding deriverebbe dall’espressione “absence of evidence of efficacy”, forse di difficile comprensione per i non addetti ai lavori quali i pazienti e prontamente trasformata in “evidence of absence” e quindi assenza di prove di efficacia.

«Non è altro che l’ennesimo attacco costruito per screditare l’omeopatia, in linea con gli importanti cambiamenti a cui stiamo assistendo in Australia da qualche anno», mi spiega Elena Ballatore, «Le conclusioni del report sono state diffusamente comunicate via radio e via televisione non da omeopatii o naturopati esperti, ma da medici di medicina allopatica che attraverso interviste non solo hanno dichiarato l’inefficacia dell’omeopatia, avvalendosi solo del report e non di altri studi scientifici, ma hanno anche sottolineato la pericolosità di affidarsi a questi rimedi. Come può ora un paziente sentirsi sicuro e scegliere in modo consapevole l’alternativa terapeutica più efficace per la sua condizione clinica quando la parola omeopatia è stata associata, anche se in modo inopportuno, a pericolo?».

Cosa succede in Australia?

«Fino a qualche anno fa l’Australia, come la Nuova Zelanda, dava molto importanza alla natura e a tutto quello che vi ruotava attorno, comprese le cure naturali. È anche per questo che da naturopata ho deciso di trasferirmi in questo Paese», spiega Elena, «Ora la situazione è radicalmente cambiata. L’Australia ha iniziato a staccarsi dalla Nuova Zelanda, preferendo all’atteggiamento conservativo quello di apertura delle frontiere ai grandi mercati e alle grandi potenze, comprese quelle farmaceutiche. Sono così scomparsi i corsi di specializzazione in omeopatia, dapprima solo nei college poi nella maggior parte delle scuole. Successivamente la Tga (Therapeutics Good Administration, ovvero l’FDA australiana) ha progressivamente eliminato dalle liste alcuni rimedi omeopatici appellandosi al fatto che i principi attivi non avevano ottenuto approvazione per l’immissione in commercio in Australia».

In Australia per diventare omeopati è sufficiente seguire un corso post-diploma superiore di 3 anni. Non è quindi necessario essere medici. «Questo probabilmente contribuisce a creare una frattura ancora più profonda tra l’omeopatia e la medicina ufficiale», commenta la naturopata italiana.

La situazione della naturopatia è diversa perché, avvalendosi di rimedi erboristici e di supplementi di minerali, rientra più facilmente nella Evidence Based Medicine e utilizza gli stessi criteri di ricerca scientifica della medicina classica.

Per approfondire

Se sei abbonato a NCF, vai a pag. 66 del numero di giugno (cliccando sulla copertina), per una lettura approfondita del report con il parere di Elio Rossi (responsabile dell’ambulatorio di Omeopatia Asl2 di Lucca), Simonetta Bernardini (presidente Siomi) e Fausto Panni (past-president Omeoimprese).

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