Una nuova analisi post hoc dimostra che l’efficacia dei corticosteroidi per via inalatoria per la BPCO in aggiunta a tiotropio + LABA, in termini di riduzione del rischio di riacutizzazioni, è limitata ai pazienti con BPCO grave o molto grave che hanno livelli di leucociti eosinofili maggiori o uguali del 4%.

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L’efficacia dei corticosteroidi per via inalatoria per la BPCO in aggiunta a tiotropio + LABA è limitata ai pazienti con alti livelli di eosinofili

Boehringer Ingelheim annuncia i dati che sono stati pubblicati online su The Lancet Respiratory Medicine

L’analisi post-hoc dello studio WISDOM dimostra che i livelli degli eosinofili possono far individuare i pazienti con BPCO che possono trarre beneficio dall’aggiunta di corticosteroidi per via inalatoria (inhaled corticosteroid, ICS).

Nello studio, infatti, l’80% dei pazienti non ha avuto ulteriore beneficio nel ridurre il rischio di riacutizzazioni con l’impiego di ICS in aggiunta a tiotropio e a un beta2-agonista a lunga durata d’azione (LABA) rispetto a tiotropio e un LABA senza ICS.

In particolare, i pazienti con livelli di eosinofili inferiori al 4% (300 cellule/µL) non hanno avuto ulteriore beneficio in termini di riacutizzazioni dall’introduzione di ICS nel loro regime terapeutico.

Lo studio WISDOM

Lo studio WISDOM (Withdrawal of Inhaled Steroids During Optimised Bronchodilator Management, Sospensione di Steroidi Inalatori Durante Gestione Ottimizzata con Broncodilatatore), della durata di 52 settimane, ha valutato l’effetto dell’interruzione di ICS in pazienti con BPCO da grave a molto grave con pregresse riacutizzazioni mentre erano in terapia con tiotropio 18 µg somministrato una volta al giorno tramite l’inalatore a polvere di tiotropio bromuro HandiHaler® e un LABA (long-acting beta2-agonist, beta2-agonista a lunga durata d’azione), salmeterolo 50 µg due volte/die.

Soltanto il 20% dei pazienti dello studio WISDOM ha avuto beneficio dall’aggiunta di ICS a tiotropio e un LABA in termini di riduzione del rischio di riacutizzazioni.

Nella popolazione dello studio WISDOM, la completa sospensione di ICS è stata associata a una piccola riduzione del FEV di valle.

Non è stata osservata alcuna relazione fra la conta degli eosinofili e la variazione della funzionalità respiratoria con la sospensione di ICS, tuttavia, una nuova analisi post-hoc dello studio WISDOM ha rilevato che il 20% dei pazienti che hanno beneficiato della riduzione del rischio di riacutizzazioni, dovuta all’uso continuato di ICS in aggiunta all’associazione di tiotropio con un LABA, aveva dei livelli più alti di eosinofili nel sangue (≥ 300 cellule/µL; più del 4%).

L’analisi post-hoc dimostra, quindi, che l’impiego di un esame del sangue comunemente eseguito, la conta degli eosinofili, può rivelarsi un pratico aiuto per i medici ai fini di individuare il piccolo sottogruppo di pazienti con patologia grave/molto grave che possa beneficiare dell’aggiunta di ICS alla terapia con tiotropio + LABA.

Le riacutizzazioni contribuiscono in maniera significativa all’impatto della BPCO, spesso, sono causa di ricovero e possono aumentare il rischio di mortalità del paziente.

Le linee guida GOLD raccomandano l’impiego di ICS nella terapia solo per pazienti con BPCO con compromissione della funzionalità respiratoria grave/molto grave e/o ad alto rischio di riacutizzazioni (GOLD C/D), che è stata la popolazione di pazienti studiata in WISDOM. Persino in questa popolazione di pazienti con patologia grave, soltanto una piccola minoranza nello studio ha beneficiato dell’introduzione di ICS per la riduzione del rischio di riacutizzazioni.

È riconosciuto che l’uso a lungo termine di ICS può essere associato a rischio di effetti collaterali seri tra cui la polmonite, l’osteoporosi e la comparsa e progressione di diabete.

«I broncodilatatori a lunga durata d’azione sono un pilastro terapeutico nella gestione della BPCO, tuttavia nella prassi clinica gli ICS sono largamente impiegati nella BPCO in tutti gli stadi di gravità – ha dichiarato lo sperimentatore dello studio Peter Calverley, professore di Pneumologia e Riabilitazione Pneumologica dell’Università di Liverpool nel Regno Unito. – In precedenza era difficile individuare il sottogruppo di pazienti che rispondevano a ICS. Questi risultati aiuteranno i medici a individuare con maggior sicurezza quali pazienti possano beneficiare della terapia con ICS e contribuire così a minimizzare l’esposizione al rischio di effetti collaterali derivanti dall’uso a lungo termine di ICS».

Sono necessari studi prospettici futuri che forniscano ulteriori evidenze a conferma di questi risultati.

«Questi risultati stimolano la riflessione e contribuiscono al dibattito corrente sull’impiego appropriato di terapia con ICS nella BPCO – ha dichiarato William Mezzanotte, vice president e Head of Respiratory Medicine di Boehringer Ingelheim. – Desideriamo approfondire la discussione e le analisi su questo importante argomento».

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