Terza tappa del viaggio di NCF nel mondo del Technology Transfer (leggi qui gli articoli precedenti “Sfide e opportunità per il PharmaBiotech” e “Da progetto di ricerca a prodotto”). Questa volta NCF è andato a curiosare il modello di trasferimento tecnologico adottato dal Bioindustry Park Silvano Fumero a Colleretto Giocosa (TO).

Vista dall'alto di Bioindustry Park Silvano Fumero (TO)
Il modello di Trasferimento Tecnologico di Bioindustry Park Silvano Fumero (TO): trasformare un’idea in valore

«Il parco tecnologico è nato nel 1993- racconta Fabrizio Conicella, direttore generale di Bioindustry Park Silvano Fumero – in un momento di crisi del territorio canavesano per la chiusura dell’Olivetti, da un’idea di Silvano Fumero che ha creduto nel settore delle scienze della vita come un ambito interessante e capace di attrarre imprese sul territorio. Dopo aver messo a disposizione spazi attrezzati, stimolato la relazione tra Impresa e Accademia, incentivato l’insediamento di start-up, ora abbiamo compreso che il vero valore dell’innovazione non è solo anticipare il momento del trasferimento tecnologico, quanto gestire l’intero processo e la trasformazione del risultato scientifico in innovazione».

Trasferimento tecnologico è un’opportunità per l’azienda farmaceutica

«Nella nostra visione l’innovazione è un processo di cui il trasferimento tecnologico rappresenta una componente fondamentale, quella iniziale- continua Conicella- Penso che il trasferimento tecnologico rappresenti un’opportunità importante per l’azienda farmaceutica. In un momento di profondo cambiamento dei mercati, le aziende infatti si trovano di fronte a un bivio:

  • continuare a seguire regole di comportamento “vecchie” e quindi accettare di sottostare a dinamiche dettate dal prezzo più concorrenziale
  • ripensarsi cercando le opportunità che emergono dai trend mondiali, di cui alcuni esempi sono la medicina personalizzata, il patient empowerment, la pressione dei costi sulla salute, la convergenza tecnologica.

In questo scenario il technology transfer, che inserisce discontinuità, nuove conoscenze e competenze all’interno dell’azienda, rappresenta uno strumento per cogliere queste opportunità e facilitare il riposizionamento delle imprese in ottica innovativa. È però necessario che l’intero sistema e il contesto nazionale siano d’aiuto, garantendo strumenti e modalità per favorire il trasferimento tecnologico. Ecco allora che diventano importanti alcune iniziative come il Cluster Tecnologico Nazionale Scienza della Vita ALISEI e il lavoro di alcune associazioni di categoria (Assobiotec, Associaizone Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani) e gli incubatori universitari. Non mancano le criticità: la scarsità di capitale di rischio, la mancanza di competenze manageriali o le difficoltà nelle relazioni tra Accademia e Impresa.

Innovazione attraverso l’inserimento di figure manageriali

Fabrizio Conicella- Direttore GeneraleBioindustry Park
Fabrizio Conicella- Direttore Generale Bioindustry Park Silvano Fumero (TO)

Molte aziende stanno rivedendo la loro organizzazione interna e tramite acquisizioni e fusioni cercano di appropriarsi delle nuove competenze necessarie. In Italia però sono presenti ancora molte aziende tradizionali, a conduzione familiare. Questo non costituisce un elemento negativo di per sè, quanto piuttosto un elemento su cui riflettere rispetto alla propensione al cambiamento. Chiaramente quando il patrimonio aziendale e familiare si identificano, la propensione al rischio è minore e spesso si sceglie un atteggiamento conservativo. L’elemento di innovazione può passare anche attraverso l’inserimento di figure manageriali esterne, che possono unire la cultura dominante nell’impresa.

Il modello di Bioindustry Park: facilitatori del processo di trasferimento tecnologico

Possiamo definirci “facilitatori dell’intero processo di tech transfer. Cerchiamo di diventare partner nella soluzione delle criticità e facilitare ogni momento di trasferimento del processo di innovazione. Solo rararmente diventiamo proprietari della tecnologia. Il valore economico non deve essere fine a se stesso, ma deve essere la base per stimolare una crescita, generare posti di lavoro e avviare un circolo virtuoso di crescita che concili gli interessi delle imprese con gli interessi della collettività. Quando si identifica un risultato di ricerca interessante, un elemento critico è la capacità di analizzare e valutare, anche in termini economici, la tecnologia e il suo possibile sbocco innovativo. Sulla base di questa analisi definiamo in modo sempre più puntuale uno o più segmenti su cui questa tecnologia può trovare specifica applicazione.

Ma il nostro compito non si ferma qui. La nostra modalità di intervento cambia a seconda della tipologia di soggetto con cui entriamo in contatto e degli obiettivi da raggiungere. In alcuni casi ci relazioniamo direttamente con i ricercatori che hanno l’idea e li accompagniamo durante la fase di brevettazione, di costruzione della eventuale start-up, di ricerca degli investitori. In altri casi seguiamo un modello più tradizionale, offrendo la nostra consulenza per un parere su una tecnologia, oppure un’analisi di mercato o un supporto specifico in una sola fase del processo di trasferimento.

Le fasi di intervento

Per conoscere le fasi di intervento e di accompagnamento che gli esperti del Bioindustry Park mettono in atto per aiutare un’idea, un risultato di ricerca a diventare “valore” segui la videointervista a Fabrizio Conicella.

Destinatari del trasferimento tecnologico: chiunque sia in grado di dare valore

È fondamentale NON focalizzarsi solo su alcuni step specifici del trasferimento, disinteressandosi del “dopo”.

È un problema presente in tutto il mondo, ma molto evidente nelle Università italiane e in generale del Sud Europa, dove il trasferimento spesso termina con il brevetto o con l’avvio della start-up. Il problema non è avviare una start-up, neanche tenerla in vita, perchè a volte basta creare un incubatore. La sfida, e anche la difficoltà, è farla crescere. Il nostro lavoro di supporto serve proprio a dare tutte le competenze strategiche, manageriali e di business development necessarie per l’evoluzione.

Spesso l’ufficio di trasferimento tecnologico universitario si focalizza sul licencing o sulla pura creazione di uno spin-off. È spesso una parte di un dipartimento che si stacca, continuando però a lavorare nello stesso modo, applicando criteri di valutazione accademici (numero di pubblicazioni e impact factor), che non considerano quanto un progetto possa realmente diventare un prodotto che risponde a un bisogno specifico e spendibile sul mercato globale. È proprio questo, invece, l’elemento fondamentale da tenere presente fin dall’inizio del processo per massimizzare le possibilità di crescita economica.

Un altro elemento fondamentale per rendere efficace il processo di innovazione è avere una visione ampia, non proiettata solo alla realtà locale. Soprattutto nei settori legati alle scienze della vita e alla salute, il trasferimento tecnologico deve poter essere aperto a chiunque nel mondo sia in grado di valorizzare il prodotto, traendo guadagno per sè e nello stesso tempo immettendo risorse nei percorsi di ricerca. Bioindustry Park può vantare oggi una comunità di interesse molto ampia e internazionale, che comprende circa 300 aziende, 3 Università, tutti i centri di ricerca presenti in Piemonte. Negli ultimi anni sono stati lanciati 60 progetti pari a un budget di circa 20 milioni di euro».

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Chi sono e chi devono essere i destinatari del trasferimento tecnologico? Raccontaci la tua opinione

Per approfondire

Se sei abbonato a NCF accedi all’area riservata e leggi l’articolo pubblicato a pag. 62 del numero 2/2016. Se non sei abbonato clicca qui

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