Due peptidi individuati dai ricercatori dell’Università di Manchester potrebbero rivelarsi un prezioso strumento per consentire il delivery del farmaco mirato alla placenta. Lo strumento, il primo del suo genere, è stato identificato sulla base delle analogie tra la necessità di veicolare il farmaco unicamente alla placenta, senza coinvolgere il feto, e i farmaci antitumorali, che devono raggiungere solo i tessuti del tumore lasciando inalterati quelli circostanti.

Secondo quanto riportato su Science Advances dal gruppo guidato da Linda Harris, i due peptidi CGKRK e iRGD si legano in modo selettivo alla superficie della placenta senza interferire nel normale sviluppo del feto. Lo studio è stato condotto usando nanoparticelle rivestite di peptide, che sono state iniettate per endovena a topi gravidi. I liposomi hanno permesso di veicolare in modo selettivo alla placenta la carbossifluoresceina e l’insulin-like growth factor 2. La possibilità di trasportare in loco il fattore di crescita, in particolare, ha permesso di migliorare in modo significativo il peso della placenta negli animali sani e il peso del feto in un modello di crescita fetale ridotta. Secondo lo studio, il farmaco non è passato al feto né si è accumulato negli organi dei topi.

Il gruppo dell'Università di Manchester guidato da Linda Harris ha sviluppato una nuova piattaforma tecnologica per il delivery del farmaco mirato alla placenta (credits: dr. Linda Harris/alphagalileo)
Il gruppo dell’Università di Manchester guidato da Linda Harris ha sviluppato una nuova piattaforma tecnologica per il delivery del farmaco mirato alla placenta (credits: dr. Linda Harris/alphagalileo)

La nuova piattaforma tecnologica potrebbe consentire, secondo i suoi ideatori, di trasportare in modo selettivo sulla placenta le sostanze necessarie ad assicurarne il corretto funzionamento senza danno per il suo prezioso contenuto. I peptidi utilizati nello studio erano già stati caratterizzati per un’azione analoga nei confronti dei tessuti tumorali. “La placenta si comporta come i tumori ben controllati: crescono velocemente, producono ormoni della crescita ed evadono il sistema immunitario”, ha commentato Linda Harris.

Un possibile rischio insito nel nuovo approccio e individuato dai ricercatori di Manchester riguarda l’evenienza che la madre presenti tumori non diagnosticati, che sarebbero anch’essi oggetto dell’azione farmacologica. Un rischio che, secondo il gruppo di ricerca inglese, potrebbe venire scongiurato da un appropriato programma di screening.

Un solo farmaco per l’uso in gravidanza è stato autorizzato negli ultimi vent’anni. Con lo sviluppo di questa piattaforma, abbiamo aperto la possibilità per un certo numero di nuovi farmaci che possono venire adattati e, quindi, usati in modo sicuro per trattare le complicanze serie e comuni della gravidanza”, ha sottolineato Linda Harris. La somministrazione di medicinali alle donne in gravidanza è un’evenienza che va sempre attentamente valutata, a causa dei possibili effetti che le sostanze potrebbero avere sul feto dopo passaggio attraverso la placenta. Ciò rende difficile il trattamento di alcune complicanze della gravidanza, come la pre-eclampsia, che coinvolgono direttamente la placenta e che possono influire sulla corretta crescita del feto, fino alla necessità di un parto prematuro.

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