Per festeggiare i suoi primi 15 anni di attività, VitroScreen – laboratorio specializzato nei modelli sperimentali in vitro su tessuti umani 3D – ha promosso un simposio sull’immunità mucosale e sulla scienza in vitro, un’occasione per parlare dei metodi alternativi, ma anche per mostrare le potenzialità di questo approccio nella pre-clinica

VitroScreen ha promosso un simposio sull'immunità mucosale e sulla scienza in vitro
VitroScreen ha promosso un simposio sull’immunità mucosale e sulla scienza in vitro

VitroScreen ha scelto la bellezza di Palazzo Clerici a Milano, sede prestigiosa dell’ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale) e scrigno dell’arte del XVII secolo. Lo ha fatto organizzando il convegno “L’immunità mucosale e la scienza in vitro”, svoltosi lo scorso 19 maggio: un evento che ha permesso ai partecipanti, provenienti da vari settori dell’industria biomedicale e del benessere, di approfondire con relatori di fama nazionale e internazionale due temi di grande rilevanza scientifica: i meccanismi di difesa presenti nelle mucose del corpo umano e i modelli in vitro sempre più diffusi nella ricerca preclinica.

Nella sua introduzione al simposio, Marisa Meloni, CEO di VitroScreen, ha sottolineato come la scienza in vitro possa essere considerata ormai indispensabile nella vita di un prodotto, in quanto risponde alle esigenze di innovazione, regolatorie e di conoscenza dei meccanismi d’azione dei prodotti e degli ingredienti di interesse nutrizionale, cosmetico e farmaceutico.

Tre lustri densi di esperienze

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando VitroScreen ha mosso i suoi primi passi all’Università di Padova, nel 2001, ospite del Centro Interdisciplinare di Ingegneria dei Tessuti. «In quegli anni – ricorda Marisa Meloni – i modelli in vitro suscitavano curiosità e allo stesso tempo diffidenza in quanto non se ne intravedeva la reale potenzialità. In seguito, molti elementi hanno contribuito ad aprire le porte a quanto VitroScreen aveva avuto l’intuizione di proporre: una puntuale opera di divulgazione, con le prime pubblicazioni fatte in collaborazione con importanti aziende italiane ed estere e, in parallelo, la convalida ufficiale dei primi metodi alternativi basati su tessuti umani 3D. Grazie a tutto questo abbiamo osservato il cambiamento e l’apertura verso questa nuova tecnologia e un nuovo approccio alla valutazione pre-clinica, soprattutto nel settore farmaceutico».

La vera svolta, però, avviene tra il 2007, anno in cui il laboratorio apre la sua sede a Milano, e il 2010, con la decisione di adottare un unico sistema qualità sia per la tossicologia regolatoria, sia per la ricerca, concretizzatasi con la certificazione di VitroScreen in Buona Pratica di Laboratorio.

Nel 2013, il laboratorio è cresciuto di dimensioni e ha potuto contare su maggiori risorse umane e competenze per poter sviluppare nuove aree di ricerca. «Sono anche gli anni in cui ho avuto l’onore di essere presidente di Celltox – ricorda Meloni – e con coerenza alla propria mission, VitroScreen ha collaborato alla diffusione dei concetti basilari dei metodi alternativi, divenendo, tra le altre cose, laboratorio di riferimento nazionale e parte attiva dell’EU Netval, il network europeo dei laboratori per la validazione dei metodi alternativi».

Un laboratorio diverso dagli altri

VitroScreen è un laboratorio di ricerca specializzato nell’applicazione dei modelli sperimentali in vitro, nella ricerca e nella valutazione pre-clinica e nei metodi alternativi alla sperimentazione animale in ambito regolatorio, applicati sia a ingredienti sia a prodotti in ambito farmaceutico, cosmetico, chimico e nutrizionale. VitroScreen utilizza quasi esclusivamente tessuti umani ricostruiti in vitro che, combinati a una profonda conoscenza dei meccanismi della biologia oculare, cutanea e mucosale in genere, forniscono importanti informazioni quantitative e riproducibili sull’impatto di ingredienti/prodotti applicati topicamente.

Da alcuni anni nei laboratori VitroScreen sono stati introdotti modelli di microtessuto derivati da cellule d’interesse, confermando la più alta rilevanza biologica di questi modelli organotipici rispetto ai modelli cellulari 2D. Questi micro-tessuti hanno permesso di ampliare le applicazioni nella ricerca pre-clinica, con studi sull’epatotossicità e sul metabolismo su micro-fegato e sulla valutazione della capacità adipolitica e antiinfiammatoria di ingredienti nutrizionali su micro-adipe. Dal 2011 VitroScreen ha infine sviluppato modelli di tessuti colonizzati con batteri commensali e patogeni per studiare l’interazione batterio-ospite, così come l’efficacia dei prodotti nel proteggere/prevenire infezioni batteriche oppure nell’interferire sulla formazione di biofilm: modelli originali messi a punto da VitroScreen, in continua evoluzione grazie anche agli stimoli provenienti dalle aziende.

I risultati di questi studi, che si caratterizzano per un approccio multifattoriale, sono predittivi della risposta sull’uomo e del meccanismo d’azione e inoltre forniscono utili informazioni per programmare in maniera più etica valutazioni su volontari e su come rilanciare capacità e caratteristiche di un prodotto o di un dispositivo già immesso sul mercato.

Investire in qualità e innovazione

«A livello regolatorio, ormai tutte le normative portano a una riflessione sull’uso dell’animale da laboratorio – spiega Laura Ceriotti, Regulatory Specialist di VitroScreen – e in alcuni casi in maniera decisa impongono l’impiego di metodi alternativi. VitroScreen è stato un vero pioniere in questo ambito, proponendo da un lato modelli biologici più pertinenti rispetto ai modelli cellulari (modelli di tessuti ricostruiti umani). Modelli combinati con un approccio basato sull’evidenza e sul meccanismo d’azione a garanzia della predittività del risultato di efficacia pre-clinica, dando priorità a tutti i metodi alternativi di sostituzione dell’animale convalidati a livello OECD (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) nel rispetto delle BPL (Buone Pratiche di Laboratorio) per la valutazione tossicologica degli ingredienti ai fini regolatori».

Anche nel settore dei dispositivi medici questo approccio sta avendo successo. «Fino a pochi anni fa la valutazione della biocompatibilità, richiesta comune a qualsiasi categoria di dispositivo – ricorda Ceriotti – si basava sulla sperimentazione animale e su modelli cellulari. Ora invece stanno emergendo con forza le potenzialità dell’impiego dei modelli di tessuti umani 3D per valutare la biocompatibilità e il potenziale sensibilizzante dei dispositivi medici. VitroScreen sta attivamente investendo nello sviluppo di nuovi protocolli per le diverse tipologie di prodotti ed essendo quello dei dispositivi medici un ambito molto eterogeneo, siamo molto attenti nell’ascoltare le esigenze dei clienti e proporre loro il miglior approccio per valorizzare e differenziare un prodotto specifico». Come nell’oggettivare e valorizzare un claim, ad esempio. «Per poterne vantare uno – dice Ceriotti – è necessario avere un’evidenza scientifica indiscutibile che noi collaboriamo a creare, sulla base dei risultati, con il marketing aziendale. Per questa ragione credo che anche le piccole imprese, interessate ad aumentare il mercato, ad ampliarlo e magari a portarlo al di fuori dell’Italia o dell’Europa, saranno vincenti se crederanno nell’importanza di investire nella qualità e nell’innovazione».

L’arte di innovare

Sembra uno slogan, in realtà è la mission di VitroScreen. «Alcuni anni fa – ricorda Marisa Meloni – un nostro cliente, per il quale stavamo sviluppando un modello innovativo, mi disse che il nostro laboratorio non aveva solo l’expertise per svolgere questo delicato compito, ma anche l’arte di innovare. Mi colpì molto l’osservazione, tanto da farla mia. “The art of innovation” è diventata così la nostra parola d’ordine, coniugata anche dalla tela dell’artista francese Geneviene Cardona, “Cellules”, che rappresenta la parte più piccola della nostra esistenza, la cellula appunto e che abbiamo voluto associare all’immagine istologica del nostro primo micro-tessuto che tanto ci emozionò quando lo realizzammo. Allora c’era grande scetticismo in questo settore, ma anche interesse per quello che stavamo facendo».

Crescere in armonia, come nella musica

Non è un caso che per festeggiare i 15 anni di attività VitroScreen abbia scelto anche la musica, quella interpretata da Andrea Griminelli, flautista di fama internazionale che, accompagnato dal pianista Amedeo Salvato, ha suonato a Palazzo Clerici per gli ospiti intervenuti al convegno.

Andrea Griminelli ha suonato a Palazzo Clerici per gli ospiti intervenuti al convegno VitroScreen su immunità mucosale e scienza in vitro
Andrea Griminelli ha suonato a Palazzo Clerici per gli ospiti intervenuti al convegno VitroScreen su immunità mucosale e scienza in vitro

«Cosa unisce Andrea Griminelli a VitroScreen? Il metodo di lavoro – dice Marisa Meloni – la precisione, ma anche la passione per raggiungere l’obiettivo più alto che non è solo l’eccellenza, ma anche il piacere e la gioia di sviluppare la propria passione e lasciare una traccia di sé, di dare un’emozione: quella che ha regalato Andrea al pubblico e quella che cerchiamo di suscitare anche noi in chi si affida con fiducia al nostro laboratorio».

 

I numeri di VitroScreen

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Nel corso degli ultimi cinque anni VitroScreen ha più che raddoppiato il numero delle risorse umane e attualmente conta 10 dipendenti, di cui 6 impegnati in Laboratorio. Il fatturato ha registrato, anno dopo anno, continue crescite percentuali a doppia cifra in tutti i settori di attività, dal cosmetico, al nutrizionale, dal farmaceutico ai dispositivi medici. Anche il portafoglio clienti è in continua ascesa ed è equamente bilanciato tra il mercato nazionale e i mercati esteri: tra questi, spicca la presenza di Francia, Belgio e Svizzera. Infine, un significativo e costante piano di investimenti in strumenti e ottimizzazione dei flussi di lavoro si è accompagnato, nel 2015, a un’ulteriore espansione dei laboratori e degli uffici che, a Milano, ad oggi coprono circa 500 metri quadrati.

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