Grazie a una ricerca internazionale è stato identificato il gene CAMTA1 che regola la sopravvivenza in pazienti con SLA.

gene CAMTA1 modulatore della SLA
Nel gene CAMTA1 è stata individuata la modulazione genetica della sopravvivenza nella SLA

La ricerca è stata condotta al King’s College London in collaborazione con l’IRCCS Istituto Auxologico Italiano – Università degli Studi di Milano. Ha identificato un nuovo gene sul cromosoma 1 (CAMTA1) in grado di regolare la sopravvivenza in pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA).

La ricerca genetica sulla SLA

Le forme familiari di SLA sono state ben caratterizzate tramite l’identificazione di molti geni causativi. Queste forme, però sono rare: soltanto il 10% dei pazienti con SLA presenta una storia familiare.

La maggior parte degli individui, invece, sviluppa la malattia senza una causa apparente. Questa forma sporadica si presenta come una malattia multifattoriale causata dall’interazione di diversi fattori di rischio genetici e ambientali.

Studi di associazione dell’intero genoma in grandi coorti di pazienti sporadici hanno individuato pochi geni di suscettibilità. Questo indica quanto la struttura genetica della malattia sia difficile da caratterizzare.

Inoltre, i pazienti SLA presentano un quadro clinico eterogeneo, per età, sito di esordio, progressione e durata della malattia. Nonostante la prognosi di sopravvivenza media di 3 anni, il 5% dei pazienti può sopravvive per più di una decade. Questo suggerisce la presenza di geni modificatori che concorrono a definire il profilo genetico della malattia.

Allo scopo di capire le cause che portano a una sopravvivenza più lunga rispetto alla media in una piccola percentuale di pazienti SLA, i ricercatori stanno cercando di identificare geni associabili con il tempo di sopravvivenza.

Lo studio sulle varianti nel gene CAMTA1

Questo nuovo studio, pubblicato su JAMA Neurology, è il risultato di  collaborazione internazionale che include 4256 pazienti SLA raccolti dall’ IRCCS Istituto Auxologico Italiano – Centro “Dino Ferrari” dell’Università degli Studi Milano e dal Consorzio Italiano SLAGEN insieme a diverse istituzioni universitarie in Inghilterra, Olanda, Belgio, Svezia, Francia, Irlanda e Stati Uniti.

Isabella Fogh e John Powell presso il dipartimento di Clinical Neuroscience, Institute of Psychiatry al King’s College London, hanno analizzato più di 7 milioni di varianti genetiche sparse nel genoma di questi pazienti identificandone alcune nel gene CAMTA1 fortemente associate ad un aumento del rischio di morte di 4 mesi.

Le varianti associate si trovano in una regione ben definita del gene CAMTA1 che se deleta causa un’altra malattia neurologica, una forma di ataxia cerebellare responsabile di instabilità del movimento.

È di grande interesse che uno stesso gene, se modificato nella sua struttura in misura diversa, possa causare due malattie neurologiche che hanno però in comune la perdita del controllo motorio.

Vincenzo Silani, primario di neurologia all’Auxologico e docente della Statale di Milano , uno degli autori senior dell’ importante lavoro, spiega come «questa scoperta potrebbe portare all’identificazione di nuovi meccanismi molecolari regolanti il decorso della SLA, consentendo quindi lo studio di nuove terapie farmacologiche mirate. Inoltre, la definizione genetica della sopravvivenza nella SLA potrebbe contribuire alla migliore comprensione dell’efficacia terapeutica di nuove molecole quando volte, appunto, ad incrementare la vita dei pazienti. Il lavoro della dott.ssa Isabella Fogh testimonia il grande impegno della ricerca italiana nella definizione dei meccanismi genetici intrinseci alla malattia, sempre nella prospettiva di raccogliere ogni informazione possibile per addivenire ad una terapia risolutiva per la SLA».

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