Il vaccino antinfluenzale riduce del 32% il rischio di ospedalizzazione per complicanze cardiovascolari.

Eppure il trend delle immunizzazioni è in calo: Italia lontana dalla copertura minima del 75% per i soggetti fragili e cardiopatici.

Se ne è parlato al ESC Congress 2016 della European Society of Cardiology (Roma 27/31 agosto 2016).

vaccinazione antinfluenzale e insufficienza cardiaca cronica
La vaccinazione antinfluenzale riduce il rischio di ospedalizzazione per disturbi cardiovascolari e infezioni respiratori dei pazienti con insufficienza cardiaca cronica

Le linee guida cliniche raccomandano la vaccinazione antinfluenzale annuale per i pazienti con insufficienza cardiaca cronica. Questa raccomandazione, tuttavia, è supportata soltanto da limitate e contraddittorie evidenze.  Si sono occupati di sciogliere il dubbio sull’effettiva utilità della vaccinazione antinfluenzale nei cardiopatici i ricercatori dell’Università di Oxford. Il loro obiettivo è stato determinare l’impatto della vaccinazione antinfluenzale sul rischio di ospedalizzazione di questi pazienti fragili.

Lo studio sull’impatto della vaccinazione antinfluenzale sul rischio di ospedalizzazione

A questo scopo, i ricercatori hanno investigare l’impatto di questa strategia preventiva analizzando le cartelle cliniche di circa quattro milioni di inglesi adulti nel periodo dal 1990 al 2014. Usando una serie di ‘casi controllo’ hanno comparato gli effetti della vaccinazione annuale con quelli di anni in cui i soggetti non erano stati vaccinati per stimare il rateo di ospedalizzazione sia per tutte le cause sia per indicazioni specifiche. Nel database studiato dai ricercatori, sono risultati affetti da insufficienza cardiaca oltre 59.000 pazienti. Il 49% è rappresentato da donne; l’età media è 75 anni.

I risultati dello studio

È stato individuato che la vaccinazione contro l’influenza è associata con un 32% di rischio inferiore di avere un ricovero ospedaliero per disturbi cardiovascolari nel periodo che andava dal 31º al 301º giorno dopo la vaccinazione, rispetto all’anno in cui i soggetti non erano stati vaccinati.

La vaccinazione dei soggetti anziani ha mostrato anche un effetto protettivo, sia pure meno rilevante, sulle ospedalizzazioni dovute a infezioni respiratorie. Il beneficio, in questo caso, si è mostrato più evidente nei soggetti più giovani rispetto agli anziani.

L’importanza della prevenzione primaria dell’influenza nei cardiopatici

«Studi come questo ci dicono che le strategie di prevenzione primaria sono particolarmente importanti nei soggetti cardiopatici – spiega Michele Gulizia, direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania – innanzitutto perché per chi ha il cuore fragile la stagione invernale rappresenta un pericolo: il freddo aumenta la probabilità di infarto, l’inquinamento aumenta la probabilità di malattie dei bronchi, dei polmoni e del sistema cardiovascolare.

«È necessario aumentare l’informazione e la sensibilizzazione a questa misura preventiva – continua Michele Gulizia – ogni anno si registrano da 3 a 5 milioni di casi di influenza che hanno come target preferenziale gli over 75 e i cardiopatici. A questi numeri si aggiungono anche 10.000 decessi per polmonite ogni anno solo in Italia. La polmonite può rappresentare una complicazione dell’influenza e vanta il primato negativo di essere la prima causa di morte per malattie infettive nei paesi occidentali. Eppure gli anziani conoscono ancora poco le vaccinazioni stagionali: il 22% dei 70-ottantacinquenni non sa nulla e solo il 18,4% ritiene di essere a rischio».

Nonostante il Ministero della Salute italiano abbia fissato nel 75% la soglia minima di soggetti a rischio da vaccinare (e nel 95% quella ideale) nel 2014 solo un anziano su due si è sottoposto all’immunizzazione da influenza. Si tratta di un pericoloso trend in controtendenza che proprio nel 2014 ha raggiunto il suo punto più basso e che nell’ultimo decennio ha visto la copertura nei soggetti più fragili calata di un preoccupante 15%.

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