I corticosteroidi per via inalatoria (ICS) danno benefici a meno soggetti con BPCO rispetto a quanti stabiliti in precedenza.

Soltanto il 4% di chi ha frequenti riacutizzazioni e livelli di eosinofili ≥ 400 cellule/µL potrebbe ottenere un’ulteriore riduzione del rischio di riacutizzazioni dall’aggiunta di ICS a tiotropio e salmeterolo. Lo dimostra una sotto-analisi post-hoc dello studio WISDOM.

I corticosteroidi per via inalatoria nella terapia della BPCO garantiscono benefici a un numero di pazienti inferiore a quello stabilito in precedenza
I corticosteroidi per via inalatoria nella terapia della BPCO garantiscono benefici a un numero di pazienti inferiore a quello stabilito in precedenza

Boehringer Ingelheim ha reso noti i risultati di una nuova sotto-analisi post-hoc dello studio WISDOM. Questi indicano che soltanto il 4% di una categoria di pazienti con BPCO trae beneficio dall’aggiunta di ICS a tiotropio+salmeterolo.

Il beneficio avviene in termini di riduzione del rischio di riacutizzazioni.

La categoria di pazienti interessata è quella con una storia di riacutizzazioni frequenti e livelli di eosinofili ≥ 400 cellule/µL.

La Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease (GOLD), una collaborazione fra l’Organizzazione Mondiale della Sanità e gli Istituti Nazionali di Sanità statunitensi, raccomanda per la BPCO l’impiego di terapia che include l’ICS soltanto in questa categoria di pazienti. Tuttavia, nel trattamento della BPCO, si fa ampiamente ricorso agli ICS al di fuori delle raccomandazioni terapeutiche GOLD in associazione a broncodilatatori, come tiotropio e LABA.

Lo studio WISDOM

Lo studio WISDOM, di 52 settimane, ha valutato l’effetto della sospensione di ICS (fluticasone propionato) in soggetti affetti da BPCO da grave a molto grave, con storia di riacutizzazione, in terapia con tiotropio e un LABA.

Il corticosteroide per via inalatoria (ICS) considerato nello studio è fluticasone propionato 500 µg due volte/die.

La dose di tiotropio utilizzata nello studio è stata 18 μg una volta/die.

Il LABA (beta2-agonista a lunga durata d’azione) impiegato è stato salmeterolo 50 μg due volte/die.

Nel trial WISDOM la popolazione di pazienti studiata è rappresentata da soggetti con compromissione grave/molto grave della funzionalità respiratoria, e/o ad alto rischio di riacutizzazioni (GOLD C/D) o che hanno avuto un ricovero.

La popolazione di pazienti di questo studio rappresenta circa il 20% della normale popolazione di pazienti affetti da BPCO. Per il 4% di loro è nota una storia di frequenti riacutizzazioni (due o più negli ultimi dodici mesi) insieme a valori di eosinofili ≥ 400 cellule/µL.

Nella popolazione dello studio WISDOM, la sospensione completa di ICS (fluticasone propionato) è stata associata a una piccola riduzione del valore minimo di FEV1.

Una precedente analisi post-hoc aveva complessivamente rilevato l’assenza di relazione fra la conta di eosinofili nel sangue e la variazione di funzionalità respiratoria con la sospensione di ICS (fluticasone propionate).

La nuova sotto-analisi post-hoc, invece, ha indicato una riduzione rilevante nel valore minimo di FEV1 nel piccolo sotto-gruppo di soggetti con alta conta degli eosinofili e frequenti riacutizzazioni.

I risultati della nuova sotto-analisi post-hoc dello studio WISDOM

«I nuovi risultati dello studio WISDOM indicano che l’impiego di ICS, nell’ambito di una triplice terapia di mantenimento della BPCO, riduce il rischio di riacutizzazioni per un numero più contenuto di soggetti rispetto a quanto si era ritenuto in precedenza.  Ciò mette in discussione l’attuale concezione sull’appropriatezza d’uso degli ICS nella terapia di mantenimento della BPCO – ha commentato lo sperimentatore dello studio Peter Calverley, professore di pneumologia e riabilitazione pneumologica dell’Università di Liverpool, Regno Unito – Questi risultati dello studio forniscono informazioni importanti a un dibattito che può avere vaste implicazioni per il trattamento futuro di soggetti con BPCO».

La nuova sotto-analisi post-hoc suggerisce che, considerando la storia di riacutizzazioni frequenti  (due o più negli ultimi dodici mesi) insieme a valori di eosinofili ≥ 400 cellule/µL, i sanitari possano individuare in modo più esatto quella minoranza di soggetti che potrebbe avere un’ulteriore riduzione del rischio di riacutizzazione dall’uso di ICS (fluticasone propionato), in aggiunta a tiotropio e a un LABA (salmeterolo).

I risultati di questa nuova sotto-analisi post-hoc sono stati presentati all’edizione 2016 del Congresso Internazionale della European Respiratory Society (ERS) a Londra.

Questi dati si aggiungono a quelli di una precedente analisi post-hoc dello studio WISDOM, che aveva valutato solamente i valori degli eosinofili nel sangue e indicato che i soggetti con livelli di eosinofili ≥ 300 cellule/µL avevano avuto un’ulteriore riduzione delle riacutizzazioni con l’aggiunta di ICS (fluticasone propionato) a tiotropio e a un LABA (salmeterolo).

«Questi risultati aumentano le nostre conoscenze sui fattori che vanno considerati dagli operatori sanitari nel decidere il regime terapeutico per i soggetti con questa malattia – in particolare quando aggiungere un ICS – ha dichiarato William Mezzanotte, vice presidente e responsabile medicina respiratoria di Boehringer Ingelheim – Questi risultati evidenziano, inoltre, l’importanza di ulteriori analisi e dibattiti su questo tema».

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