Uno studio ha fornito informazioni sulle differenze di genere dei pazienti con fibrillazione atriale e sul rischio di ictus nei pazienti affetti anche da diabete.

Il registro PREFER in AF sulla fibrillazione atriale dà informazioni sulle differenze di genere e sul rischio di ictus nei pazienti affetti anche da diabete
Il registro PREFER in AF sulla fibrillazione atriale dà informazioni sulle differenze di genere e sul rischio di ictus nei pazienti affetti anche da diabete

Alcuni dati emersi da una sub-analisi dello studio PREFER in AF evidenziano che i pazienti con fibrillazione atriale, se diabetici e trattati con insulina, sono a maggior rischio di ictus. Altri dati evidenziano che le donne con FA sono più a rischio degli uomini, pur ricevendo lo stesso trattamento anticoagulante.

Lo studio PREFER in AF è il registro europeo dei pazienti affetti da FA realizzato su iniziativa di Daiichi Sankyo. I dati della sub-analisi sono stati presentati al Congresso ESC 2016 (Società Europea di Cardiologia) a Roma.

«La fibrillazione atriale è un notevole problema sanitario che comporta un elevato rischio di ictus per oltre sei milioni di malati in Europa. – ha commentato Giuseppe Patti, dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e principale autore dello studio – E le informazioni che giungono da questo registro risultano molto utili nella pratica clinica, poiché la disponibilità di dati robusti dal mondo reale sui pazienti a più alto rischio di ictus o embolia sistemica potrà sicuramente contribuire ad individuare i casi in cui è  necessario un trattamento ancora più specifico per ridurre al minimo tali gravi esiti».

Il registro PREFER in AF

Il registro PREFER in AF (PREvention oF thromboembolic events — European Registry in Atrial Fibrillation) di Daiichi Sankyo ha lo scopo di fornire informazioni sulla prevenzione degli eventi tromboembolici come l’ictus, in base alle caratteristiche e alla gestione dei pazienti affetti da fibrillazione atriale, insieme ad altre importanti considerazioni quali la qualità della loro vita e la soddisfazione per il trattamento.

PREFER in AF ha inizialmente arruolato 7.243 pazienti in 461 centri in Austria, Francia, Germania, Italia, Spagna, Svizzera, Regno Unito.

È stato deciso di estendere il PREFER in AF per ottenere ulteriori approfondimenti sulla gestione della patologia e per aggiungere Belgio e Paesi Bassi alla lista delle nazioni coinvolte nello studio. I dati del prolungamento sono stati raccolti su un totale di 5.000 pazienti, distribuiti in 325 centri di nove Paesi europei.

Una sotto analisi del registro analizza:

  • i gruppi di pazienti a rischio,
  • i gap degli attuali trattamenti nella gestione della fibrillazione atriale nel contesto clinico del mondo reale,
  • i trend associati a pazienti con caratteristiche specifiche, inclusa la presenza di alcune comorbidità che predispongono maggiormente a eventi trombotici.

Alcuni dati forniscono informazioni su due aspetti:

  • rischio di ictus nei pazienti con FA e diabete trattati con insulina
  • differenze di genere nei pazienti con FA trattati con anticoagulanti.

Fibrillazione atriale e diabete

 I dati del Registro, a un anno di follow-up, rivelano che i pazienti affetti da fibrillazione atriale che soffrono anche di diabete e sono trattati con insulina, corrono un rischio significativamente maggiore di essere colpiti da ictus o embolia sistemica, rispetto ai pazienti con FA senza diabete (5,2% vs 1,9%  rispettivamente; hazard ratio [ HR ] 2,89, Intervallo di Confidenza [ CI ] 95 %; 1,67-5,02; p=0,0002) e ai pazienti diabetici con FA ma non trattati con insulina (5,2 % vs 1,8%, rispettivamente; HR 2,96; 1,49-5,87; p=0,0019).

Inoltre, i pazienti diabetici non trattati con terapia insulinica hanno simile incidenza di eventi tromboembolici rispetto ai pazienti senza diabete (HR 0,97; 0,58-1,61; P=0,9).

Fibrillazione atriale e differenze di genere

L’acquisizione di dati ha consentito di identificare profili completi dei pazienti, confrontando caratteristiche specifiche come il genere, e altri importanti aspetti quali la scelta della terapia e gli esiti clinici.

Il registro ha dimostrato che le donne sperimentano un maggior carico di sintomi rispetto agli uomini, anche se il trattamento con anticoagulanti orali è risultato simile in ambo i sessi.

Inoltre, dopo un anno di follow-up, le donne hanno dimostrato

  • 65% in meno del rischio (corretto per età e Paese di provenienza) di rivascolarizzazione coronarica (95% CI [0,22- 0,56]),
  • 40% in meno di rischio di sindrome coronarica acuta (0,38-0,93),
  • 20% in meno di rischio di insufficienza cardiaca cronica / frazione di eiezione del ventricolo sinistro ridotta (0,68- 0,96) rispetto agli uomini.

Per lo stesso periodo esaminato non vi è alcuna prova, invece, che uomini e donne differiscano per:

  • rischio di ictus,
  • attacco ischemico transitorio,
  • eventi tromboembolici arteriosi,
  • eventi emorragici maggiori.

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