Il futuro della nanomedicina richiede di focalizzare l’attenzione su applicazioni che siano sostenibili anche dal punto di vista dello sviluppo regolatorio: questo il messaggio chiave emerso dall’odierna sessione del Simposio AFI 2017 dedicata alle nanotecnologie per il drug delivery.

Rogerio Gaspar durante il suo intervento al 57^ Simposio AFI

Rogerio Sa Gaspar ha portato alla folta platea le sue riflessioni su una materia tanto all’avanguardia quanto necessaria di una scrupolosa valutazione dei materiali destinati a un possibile impiego sull’uomo. Gaspar, docente dell’Universita’ di Lisbona e membro dell’ Executive Board (2017-2019) di EUFEPS (European Federation of Pharmaceutical Sciences), è uno dei massimi esperti di nanomedicina a livello europeo. Proprio le autorità regolatorie del Vecchio Continente, a partire da quelle nazionali fino ad Ema, devono rappresentare un imprescindibile punto di riferimento e confronto per le aziende interessate a sviluppare prodotti nanotecnologici, fin dalle prime fasi di sviluppo, ha sottolineato Gaspar nel suo intervento. Manca ancora, infatti, una definizione univoca della nanomedicina dal punto di vista delle scienza regolatorie, fatto che ne può che può generare diverse interpretazioni a seconda di chi valuti nello specifico l’approccio prescelto. “A volte i sogni nati sul banco del laboratorio non si possono tradurre in realtà“, ha richiamato l’esperto circa il fatto che la maggior parte delle tecnologie descritte in letteratura sono, di fatto, non traslabili nell’uomo. Le scienze regolatorie, quindi, non devono essere vissute come un ostacolo sul cammino, ma come una parte vera e propria delle attività di R&D che aiuta a superare nel modo migliore le molteplici complessità legate al corpo umano, agli stadi di sviluppo della malattia e alle stesse tecnologie.

Il futuro, infine, sarà sempre più caratterizzato dalle nanotecnologie ibride, in cui i confini tra farmaco, dispositivo medico e tecnologie ICT: è quindi fondamentale iniziare ad investore fin d’ora per non perdere un treno che potrebbe risultare centrale per l’industria farmaceutica dei prossimi decenni.

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