Si è tenuto nei giorni scorsi a Roma l’Healthcare Summit 2018, l’evento giunto ormai alla sua settima edizione e che anche quest’anno ha visto la partecipazione di una folta rappresentanza delle diverse anime che contribuiscono al buon funzionamento del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Il meeting è stata l’occasione per discutere delle sfide per la sostenibilità del Ssn alla luce delle prime indicazioni sui contenuti della manovra di bilancio 2019 che sta predisponendo il governo. Innovazione e necessità di contenimento della spesa pubblica, sinergie tra i mondi health tech e pharma, assistenza 4.0 sono solo alcuni dei temi trattati durante il Summit, organizzato da 24 Ore Eventi in collaborazione con Il Sole 24 Ore e Sanità24.

Le sfide della sostenibilità

La sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e i nuovi modelli sanitari basati sul valore rimangono i temi centrali al centro dell’attenzione degli addetti ai lavori. Temi che sono stati dibattuti in una tavola rotonda che ha visto la partecipazione di Patrizio Armeni, (SDA Bocconi School of Management), Sergio Cavaglia (Medtronic Italia), Roberta D’Agostino (Consip), Dario Gaeta (Ospedale Fatebenefratelli San Giovanni Calibita) e Andrea Celli (Philips).
La sfida per le aziende, ha sottolineato quest’ultimo, è dimostrare che anche per il settore diagnostico e delle soluzioni informatiche è possibile identificare Kpi condivisi dal paziente, dall’utilizzatore e dalle aziende, che permettano di spostarsi verso modelli condivisi di sanità basata sul valore. Un’operazione che richiede una sinergia d’intenti, per generare efficienza e sostenibilità sul piano dei costi, oltre che possibilità di accesso all’innovazione. La centralizzazione degli acquisti rappresenta per Andrea Celli uno strumento fondamentale per la razionalizzazione della spesa e il corretto approvvigionamento della tecnologia corrente, “ma porta con sé il rischio di non essere sempre in grado di promuovere in maniera adeguata l’innovazione”. Secondo il rappresentante delle imprese, quindi, quest’ultime dovrebbero sempre più assumere il ruolo di partner tecnologici piuttosto che di meri fornitori. Oltre a ciò andrebbe aggiunta  una maggiore attenzione ai modelli di connected care e alle soluzioni digitali, quali elementi che potrebbero aiutare a velocizzare la transizione verso i nuovi modelli.

Il confronto sulla manovra di bilancio 2019

L’ormai consueto miliardo in più per anno fornisce l’illusione di un minimo sostentamento, ma in realtà non mantiene neppure il potere d’acquisto”, ha detto nel corso della sessione dedicata alla manovra economica 2019 il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Il rappresentante del think tank ha indicato come piuttosto modesto anche l’impegno del governo sulle liste di attesa e le borse di studio per specializzandi e futuri medici di famiglia. I rinnovi contrattuali, lo sblocco del turnover del personale sanitario, i nomenclatori tariffari dei nuovi Lea, e l’eliminazione del superticket sarebbero, infatti, altre priorità inderogabili per poter assicurare la sostenibilità del Ssn.
La tavola rotonda sulla manovra di bilancio ha visto la partecipazione anche di Vito Bisceglie (DLA Piper), Massimiliano Boggetti (Assobiomedica), Barbara Cittadini (Aiop), Valentino Confalone (Gilead Italia), Stefano Collatina (Assogenerici), Gabriele Pelissero (Cluster Lombardo Scienze della Vita), Massimo Scaccabarozzi (Farmindustria) e Pierpaolo Sileri (Commissione permanente Igiene e Sanità del Senato).

Governance farmaceutica ancora in cerca di soluzioni

Il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, ha chiesto di chiudere tutto lo storico della governance farmaceutica con il payback e di rivolgere l’attenzione a un nuovo sistema che garantisca la sostenibilità sia per il Servizio sanitario nazionale che per le imprese. L’obiettivo di Farmindustria sarebbe arrivare a reimpiegare nello stesso settore tutte le risorse destinate alla farmaceutica rimaste inutilizzate. “È importante che il payback non sia più considerato una misura strutturale, come è stato fatto negli ultimi cinque anni. Una volta fatto questo, le priorità sono quattro: accesso all’innovazione, sia quella radicale sia quella incrementale; equivalenza terapeutica basata su documentate evidenze scientifiche; tutela del brevetto e della proprietà intellettuale; equità e accesso uniforme alle cure in tutte le aree del Paese”, ha detto Scaccabarozzi. Il presidente di Farmindustria ha anche ricordato come le imprese italiane abbiano già pagato 900 milioni per il payback relativo al periodo 2013-15; ulteriori 600 milioni per il 2016 sono sub iudice, ma potrebbero presto venire liberati con le transazioni.
Il vicepresidente di Assogenerici, Stefano Collatina, ha ricordato l’importanza dei farmaci equivalenti e biosimilari per la sostenibilità della spesa farmaceutica, a condizione che “vi siano regole che consentano di continuare a svolgere il loro ruolo”. Le proposte avanzate nel corso dei lavori dal rappresentante di Assogenerici includono la compensazione trasversale tra tetti e fondi, con mantenimento di ogni avanzo e tutti di risparmi derivanti da equivalenti e biosimilari nel capitolo della farmaceutica; la revisione del meccanismo del pay back, con introduzione di criteri di equità (es. con il ripiano per quota di mercato); l’adozione di capitolati di gara che escludano la modalità del massimo ribasso; la revisione e omogeneizzazione del prontuario farmaceutico ospedale-territorio a livello nazionale, con ritorno alla dispensazione in farmacia le classi di medicinali che ne sono state artificiosamente estromesse. Al ciò si è aggiunta la richiesta al governo di supportare l’industria italiana dei farmaci generici, fatta sopratutto di piccole e medie aziende, sulla questione dei certificati di protezione complementare che sarà discussa nel corso del Consiglio Ue per la competitività di fine novembre.

Continuare ad investire in innovazione

Il presidente di Assobiomedica ha richiamato il ridimensionamento avvenuto nella manovra 2019 di misure a sostegno dell’innovazione, quali Industry 4.0. Misure che per il rappresentante dell’industria biomedica sarebbero invece importanti per continuare a sostenere il ringiovanimento e la competitività del settore. “Una politica di incentivi agli investimenti in innovazione – ha spiegato Boggetti – sarebbe efficace se poggiasse su misure mirate, consistenti e soprattutto stabili nel tempo”. La richiesta è quella di incentivi per lo sviluppo delle specializzazioni intelligenti. Il rappresentante di Assobiomedica ha anche denunciato la mancanza di rapporti tra l’associazione e i vertici del ministero della Salute, che è stata anche in questo caso ascritta a una visione del settore come fornitore, e non come partner, da parte delle istituzioni.
L’innovazione in campo farmaceutico pone il servizio sanitario sempre più a confronto con i prezzi elevati dei farmaci innovativi. L’esperienza dei farmaci contro l’epatite C può rappresentare un esempio, per il general manager di Gilead Italia, Valentino Confalone. Negoziazione e programmazione ragionata, infatti, possono aiutare il sistema ad erogare farmaci in grado di fare la differenza per la sopravvivenza e qualità di vita delle persone, dall’altro permettere un risparmio di lungo termine per il sistema nel suo complesso. Una sfida che oggi deve essere estesa alle nuove tecnologie in ambito oncologico.

Le sinergie tra health tech e pharma

I confini tra i mondi del farmaco e delle tecnologie medicali sono sempre più sfumati, grazie all’affermarsi dell’internet of things che sta rendendo possibile la messa in atto di nuove modalità per la presa in carico e la gestione del paziente, soprattutto quello cronico. Sulle sinergie tra i due mondi si sono confrontati Stefano Folli, Ceo e presidente di Philips Italia, Israele e Grecia, e Massimo Visentin, Ceo e presidente di Pfizer Italia. Proprio le due aziende hanno dato vita al progettoeducazionale di telemedicina “Vicini di Salute”, che ha portato risultati incoraggianti e impatti molto positivi soprattutto sull’aderenza terapeutica. Stefano Folli ha ricordato lo sviluppo ancora limitato della telemedicina in Italia, vuoi per mancanza di investimenti nel settore, vuoi per l’incapacità di convertire le risorse esistenti in budget destinati alla telemedicina. Anche le attività di procurement sono ancora molto complesse, e seguono una logica di prodotto piuttosto che di soluzione. Per riuscire a portare a regime progetti di telemedicina strutturati, per il Ceo di Philips Italia sarebbe quindi necessario un cambio di prospettiva e uno sforzo comune sia dal punto di vista culturale che di processo.
Il tema della digital revolution negli ospedali stato invece discusso da Tonino Aceti (Tribunale per i diritti del malato – Cittadinanzattiva), Nicola Calabrese (Fimmg), Marcello Garzia (Fasi), Ausilia M. Lucia Pulimeno (Fnopi) e Francesco Ripa di Meana (Fiaso).

 

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