Dopo una lunga e complessa fase di negoziazione, il Trilogo (formato dai rappresentanti della Commissione europea, del Consiglio d’Europa e del Parlamento europeo) ha finalmente trovato lo scorso 19 marzo un accordo politico, seppur ancora parziale, sul nuovo programma quadro europeo di ricerca, Horizon Europe (FP 2021-2027). Sono state confermate le cinque aree strategiche per le attività di ricerca del prossimo decennio, tra cui i tumori, e sono state definite anche otto campi per le partnership, tra cui l’innovazione in campo sanitario e il sostegno alle Pmi innovative. Manca invece ancora il dettaglio sugli argomenti specifici delle “missioni”, che rappresenteranno il focus operativo del prossimo programma quadro. L’accordo dovrà ora essere rattificato dal Consiglio d’Europa e dal Parlamento europeo, quest’ultimo chiamato ad esprimersi entro aprile, prima della fine della legislatura.

I principali contenuti dell’accordo parziale

Rimangono esclusi dall’accordo raggiunto dal Trilogo tutti gli aspetti che impattano sul budget di Horizon Europe, in quanto rientranti nella più ampia discussione sul budget dell’Unione Europea che dovrà essere ripresa dopo l’insediamento del nuovo Parlamento uscito dalle elezioni del maggio prossimo. Non di meno, l’accordo odierno è comunque importante in quanto permette alla Commissione europea di iniziare tutto il lavoro preparatorio necessario alla stesura e pubblicazione dei primi draft del programma quadro, fondamentale per farsi trovare pronti alla scadenza del 1° gennaio 2021 in cui Horizon Europe dovrebbe iniziare ad essere operativo. Obiettivo che fino alla scorsa settimana sembrava a rischio, vista la difficoltà di giungere a un accordo tra le posizioni divergenti di Consiglio e Parlamento europeo su molti aspetti del programma proposto dalla Commissione Ue (si veda sotto). Tra i punti ancora aperti rimangono le sinergie tra Horizon Europe e altri programmi e politiche europee (in quanto anch’esse dipendenti dal budget) e la possibile partecipazione alle attività di ricerca anche da parte di paesi non facenti parte dell’Unione (punto rilevante se il Regno Unito dovesse alla fine seguire la via della Brexit). Il Trilogo ha invece concordato sull’importante punto che vede la responsabilità per le scelte strategiche che entreranno nello “Specific programme” unicamente a carico del Consiglio europeo e della Commissione, mentre il Parlamento Ue sarà chiamato ad esprimersi sui contenuti specifici delle missioni e sul “Framework programme” (qui maggiori dettagli).

Trovato un accordo anche sui fondi destinati alle piccole e medie imprese innovative, che rappresenteranno almeno il 70% del budget del nuovo European Innovation Council; a questo riguardo è stata accolta la posizione del Parlamento europeo, e i fondi dovrebbero essere erogati unicamente nella forma di grant, superando così il modello “blended” (comprendente un mix di grant e prestiti alla ricerca) che era sostenuto dal Consiglio d’Europa. Tra le novità, anche il cluster “Culture, creativity and inclusive society che intende rilanciare l’industria europea della cultura e gli strumenti di inclusione sociale (qui il resoconto completo di ScienceBusiness sulla riunione del 19 marzo del Trilogo).

Non ha invece trovato riscontro la richiesta dei paesi europei a basso reddito di vedere aumentata la remunerazione per i propri ricercatori, in modo da adeguarla a quella dei paesi più ricchi. A questo riguardo, il compromesso finale raggiunto vede l’allocazione del 3,3% del budget di Horizon Europe all’allargamento della partecipazione da parte dei paesi meno performanti. “Nel mezzo della crisi della Brexit, l’accordo odierno è una boccata di aria frescaha commentato Christian Ehler, rapporteur del Parlamento Ue per l’implementazione di Horizon Europe -. Mostra che l’Europa è in grado di agire e di essere all’altezza delle ambizioni nel campo della R&I formulate dai capi di Stato. L’Europa si trova ad uno storico crocevia, è il motivo per cui abbiamo cercato un accordo prima delle elezioni europee. Gli attori della ricerca hanno bisogno di un quadro di riferimento stabile per essere in grado di competere con i nostri concorrenti globali. Il tempo è fondamentale“.

Come si è giunti al compromesso

I rappresentanti degli Stati membri nel Consiglio d’Europa avevano trovato nel novembre 2018 un accordo, anch’esso solo parziale, sulla bozza della Commissione Ue. In tale sede diversi paesi dell’Est Europa (Ungheria, Slovacchia, Croazia, Repubblica Ceca e Lituania) avevano sottolineato la perdurante discrepanza tra i livelli di remunerazione dei ricercatori nelle diverse zone geografiche (vedi gli Outcome of Proceedings della riunione per maggiori dettagli). Malta, invece, aveva espresso forti riserve sull’elegibilità delle attività di ricerca sugli embrioni, e l’Italia aveva chiesto un preciso impegno politico all’interno della definizione del budget pluriennale dell’Unione per quanto riguarda le risorse destinate allo Spazio.

I cinque macro-temi strategici che saranno al centro di Horizon Europe sono stati concordati nel corso della riunione del Consiglio europeo della ricerca del 19 febbraio scorso: oltre alla ricerca in campo tumorale, Horizon Europe si occuperà anche di adattamento ai cambiamenti climatici, salute degli oceani, smart city climaticamente neutre e salute del suolo e degli alimenti (si veda qui la conferenza stampa conclusiva).

Il Parlamento europeo si era invece espresso nel dicembre 2018, votando a grande maggioranza una risoluzione per alzare il budget complessivo del nuovo programma quadro a € 120 miliardi (rispetto ai € 94 mld proposti dalla Commissione) e dando indicazione di focalizzare le attività di ricerca su piccole e medie imprese, donne e paesi europei più svantaggiati.

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