La ricerca scientifica è sempre più chiamata a trovare risposte a quesiti complessi; se sono chiare le sfide per chi opera nei laboratori ed è chiamato a integrare competenze tra loro anche molto diverse – dalla medicina all’ingegneria e all’informatica, per esempio – molto meno evidenti sono i problemi che si possono trovare a livello di valutazione dei progetti di ricerca scientifica, sia nella fase di presentazione in risposta ai call sia in quella successiva di monitoraggio dei risultati. Un tema complesso e molto articolato che è stato approfondito nel corso del terzo Simposio di Science Europe, l’organizzazione che raggruppa i principali enti pubblici di ricerca europei, interamente dedicato all’interdisciplinarietà (scarica qui il report finale). “L’interdisciplinarietà è la norma: le discipline devono spiegare il perché della loro esistenza“, è stato il commento conclusivo dei lavori del membro del comitato scientifico di Science Europe, Marc Leman.

I problemi aperti

Uno dei problemi principali che frena l’impatto dei progetti interdisciplinari identificati nel corso dei lavori è la mancanza di esperti con esperienza sufficiente per condurre le peer review di tali progetti. Altri aspetti in attesa di risposte riguardano la mancanza di standard e criteri comuni per la valutazione dei progetti e il possibile impatto negativo sulle prospettive di carriera di chi si dedica alla ricerca interdisciplinare.

Vi sarebbe ancora una certa confusione su come collaborare in modo efficace nel campo della ricerca interdisciplinare, ha sottolineato nell’introdurre i lavori la responsabile dei Research Affairs di Science Europe, Bonnie Wolff-Boenisch, secondo cui l’interdisciplinarietà sarebbe di per sé argomento di ricerca scientifica. Argomento caratterizzato da una natura elusiva e che per essere meglio viscerato necessiterebbe più di elementi tangibili che di principi, ha aggiunto il membro del comitato scientifico Soren Harnow Klausen.

La possibilità di ottimizzare l’impatto della ricerca multidisciplinare richiederebbe innanzitutto il pieno riconoscimento delle tipologie e livelli diversi su cui essa viene condotta. A questo scopo, sono quattro gli elementi fondamentali che andrebbero considerati, secondo il docente dell’Australian National University Gabriele Bammer: le modalità per la creazione della nuova conoscenza a partire da quanto già noto a livello delle singole discipline, il superamento della mancanza di familiarità con le best practice e i punti critici per le varie discipline, le dimensioni per l’integrazione (rispetto al numero e alla complessità delle discipline coinvolte) e il fatto che l’implementazione dei risultati della ricerca a livello di governi, aziende e società civile avvenga o meno in modo integrato con la ricerca stessa. Il suggerimento per superare l’attuale frammentazione della ricerca interdisciplinare è che vengano create delle organizzazioni di alto livello – quali collegi di pari, associazioni professionali, ecc. – che si accordino su quadri di riferimento e coordinamento condivisi.

Il possibile ruolo degli enti finanziatori

Investimenti e una visione di lungo periodo, sostegno alla creazione di una leadership forte, che riconosca l’esperienza anche a livello dei valutazione dei progetti, con i peer reviewer chiamati a prestare attenzione anche alla qualità dei metodi (anche a livello di principi uniformi per la redazione della sezione relativa ai metodi interdisciplinari all’interno dei progetti o delle pubblicazioni scientifiche), attenzione alla formazione dei ricercatori multidisciplinari e alla loro carriera sono solo alcuni dei requisiti chiave proposti a sostegno di una maggiore diffusione della ricerca interdisciplinare. “L’interdisciplinearietà per come esistente può essere gestita dagli enti finanziatori usando i meccanismi già in essere, ma affinché fioriscano scienze veramente interdisciplinari servirebbero cambiamenti più strutturali nei sistemi di ricerca ed educazione“, ha sottolineato il rappresentante dello European Research Council, Benjamin Turner.

Vari esempi di approcci sono stati discussi nel corso dei lavori, tra cui il programma Sinergia promosso dalla Swiss National Science Foundation, gli Young Independent Research Groups (YIRG) promossi dal Fondo per la Ricerca austriaco e l’analisi della multidisciplinarietà dei progetti mediante algoritmi utilizzata dalla Academy of Finland (AKA).

L’importanza del dialogo tra i partner del progetto

Il buon inizio di un nuovo progetto, fin dalle sue prime fasi, è un elemento chiave per la sua buona riuscita e richiede la capacità d’instaurare un dialogo aperto e in grado di comunicare a tutti i partner anche gli impegni indiretti che possano impattare sui processi decisionali relativi al progetto. Il tema è stato affrontato da Michael O’Rourke della Michigan State University; la comunicazione, ha spiegato, comprende un aspetto relazionale di scambio delle informazioni e un aspetto di scambi interpersonali, che può risentire anche dell’impatto delle differenze culturali, di linguaggio e di valori tra le discipline coinvolte. L’integrazione tra le varie anime di un nuovo progetto si potrebbe giovare di un robusto ecosistema di input delle singole discipline, volto a fornire risposte coerenti nella conduzione della ricerca e a meglio calibrare le diverse aspettative. A ciò si dovrebbe aggiungere il superamento della logica dei silos per la conservazione della conoscenza interdisciplinare.

Il ruolo delle nuove tecnologie digitali

L’impronta verso la ricerca interdisciplinare dovrebbe venire impressa già dall’educazione, in cui dovrebbero trovare sempre più spazio le nuove competenze in tema di tecnologie digitali e intelligenza artificiale. Gli algoritmi di deep learning, in particolare, sono attesi essere sempre più importanti per individuare nuove soluzioni per i problemi “real-world”, ha indicato Ora Erstad dell’Università di Oslo, che ha citato l’esempio dei curricoli scolastici di Finlandia e Norvegia, dove l’insegnamento delle singole discipline sta lasciando sempre più spazio a un approccio più olistico basato proprio sul deep learning.

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