Il mercato delle tecnologie medicali continua a godere di buona salute, con un fatturato cresciuto complessivamente del 7% nel periodo 2018-2019 (fino al 30 giugno), per un totale di $ 407,2 miliardi; anche la valutazione pubblica cumulativa del comparto è cresciuta di ben il 38% in diciotto mesi. Nonostante questi segnali incoraggianti, tuttavia, i ritorni per il settore medtech non sarebbero ancora tornati ai livelli di prima la crisi economica del 2008. E la situazione più a lungo termine potrebbe comportare scenari più incerti, visto un possibile rischio di sotto-investimenti in nuove attività di ricerca e sviluppo che alimentino le pipeline delle aziende medtech, avverte il recente report di EY “As data personalizes medtech, how willyou serve tomorrow’s consumer?“.

Un ruolo sempre maggiore per le tecnologie AI

Gli algoritmi di intelligenza artificiale saranno sempre più protagonisti del settore, come testimoniato dall’aumento del numero di approvazioni di nuovi software da parte della Food and Drug Administration statunitense (una trentina nel periodo considerato, la maggior parte per diagnosi e monitoraggio), che ha approvato anche il primo sistema di realtà aumentata per il training chirurgico. Tecnologie sempre più mature, che si stanno consolidando all’interno di molte aree terapeutiche e che dovrebbero spingere le aziende a competere maggiormente per conquistarsi nuovi spazi sui mercati, ha spiegato Pamela Spence, EY Global Health Sciences and Wellness Leader. “La collaborazione con partner non tradizionali per poter accedere a competenze e talenti sarà critica per costruire un ecosistema cybersicuro per lo scambio dei dati tra dispositivi o prodotti”, ha sottolineato l’esperta di EY. Una delle sfide maggiori per una maggiore espansione di questo tipo di tecnologie, infatti, rimane il limitare il rischio – ancora piuttosto elevato – di data breach dei sistemi informatici alla base dell’acquisizione e condivisione dei dati.

La sfida per le aziende, quindi, dovrebbe essere quella di mettere a punto nuovi modelli di business in grado di cogliere il cambiamento in atto a livello tecnologico, cercando un allineamento ancora migliore anche con altri settori del mondo della salute, spiega Jim Welch, EY Global Medtech Leader. “Ciò di cui sono ancora prive sono ampie capacità in-house di sviluppo di offerte sanitarie personalizate“. L’obiettivo dovrebbe essere quello di maggiori investimenti in collaborazioni col mondo del digitale al fine di accrescere la “customer experience” dei nuovi dispositivi e la capacità di analisi dei dati così acqusiti. Questo tipo d’investimenti permetterebbe anche, secondo EY, di rispondere con maggiore efficacia all’entrata sul mercato della sanità di nuove tipologie di player non tradizionali. Un’operazione che richiederebbe innazitutto di ridefinire con precisione chi sono i clienti a cui s’intende rivolgersi e quali azioni è necessario mettere in atto per ottenere il massimo valore dagli investimenti, anche attraverso una ridefinizione del proprio modello di business.

Altri obiettivi suggeriti alle aziende dal rapporto di EY riguardano la creazione di nuovi modelli anche per le catene di fornitura, che dovrebbero essere sempre più multidirezionali e flessibili in modo da rispondere in tempo reale ai bisogni dei clienti.

Tempi incerti per la ricerca

Il rapporto indica che l’ammontare dei buyback e dei dividendi restituiti agli azionisti delle aziende medtech nel periodo considerato sia stato maggiore ($ 17 mld) degli investimenti effettuati in attività R&D ($ 15 mld), nonostante il 2018 abbia fatto segnare complessivamente un +11% della spesa in ricerca e sviluppo. Il problema di fondo andrebbe trovato in una mancanza di raccordo tra le tecnologie medicali e l’ecosistema di riferimento, che impedirebbe di valorizzare pienamente il valore correlato ai nuovi dispositivi connessi.

Tra i settori più in forte crescita si segnalano i dispositivi diagnostici non basati sull’imaging (+11% nel 2019), che puntano proprio a una maggiore personalizzazione della cura grazie all’utilizzo dei dati. Molto più ridotta (6%) è segnalata essere stata la crescita del business delle tecnologie più tradizionali. I dispositivi oftalmici hanno mostrato la crescita più elevata nel periodo considerato dal rapporto (33%, ritorni EU e US non conglomerati), seguiti dal settore dentale (11%) e cardiovascolare (10); molto minore è la crescita fatta segnare in campo ortopedico (6%).

Le strategie aziendali tutte mirate a ottimizzare i portfoli prodotti e l’efficienza del capitale attraverso dismissioni dei rami d’attività non prioritari sta riducendo molto lo spazio per investimenti nel range tra 500 milioni e 1 miliardo di dollari, spiega EY. Un andamento che spinge sempre più la competizione su specifiche tecnologie – come la chirurgia robotica, che ha visto investimenti di oltre $ 6 mld su nuove piattaforme –  che ha compelssivamente ridotto il numero delle grandi operazioni di fusione societaria a favore di un numero maggiore di deal di dimensioni più ridotte. In forte crescita, in particolare, le operazioni M&A nell’area geografica Asia-Pacifico, cresciute del 239% nel periodo considerato dal rapporto, per un totale di 61 operazioni societarie. A fronte di questo aumento, EY segnala però una complessiva diminuzione del 17% del valore complessivo delle  operazioni, che si attesta appena al di sotto dei 4 milioni di dollari.

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