L’oncologia guarda alle terapie agnostiche ai tessuti, cioè non dirette verso uno specifico tumore in base all’organo nel quale è insorto, ma verso una mutazione, come a una svolta per entrare nella medicina di precisione e fornire maggiori possibilità di guarigione.

Oncologia: le terapie agnostiche ai tessuti
Delle prospettive aperte dalle terapie oncologiche agnostiche si è discusso in occasione dell’incontro dei maggiori esperti al Senato

Durante l’incontro “Le terapie oncologiche agnostiche. La nuova frontiera nella lotta ai tumori” che si è svolto nella sala Zuccari del Senato il 17 dicembre 2019, clinici, esperti ed esponenti delle più alte istituzioni hanno illustrato le potenzialità di questo approccio.

L’evento è stato coordinato da Stefano Vella e promosso dall’Osservatorio Nazionale per i Diritti dei Malati, in collaborazione con l’Osservatorio Sanità e Salute e con il patrocinio del ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.

«L’arrivo dell’immunoterapia e delle terapie mirate a bersagli molecolari espressi dalle cellule tumorali sta già cambiando la filosofia complessiva della terapia dei tumori – ha spiegato il coordinatore scientifico dell’incontro Stefano Vella, dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma – sia dal punto di vista della probabilità di risposta clinica sia dal punto di vista regolatorio. Ma le terapie oncologiche agnostiche rappresentano un punto di svolta, soprattutto concettuale. Siamo solo all’inizio, ma il futuro è questo. I clinici e i pazienti chiedono alle istituzioni non solo velocità nel riconoscere il valore di queste innovazioni, rendendole accessibili con equità, ma anche di lavorare per adattare a queste nuove terapie l’intero percorso diagnostico-terapeutico e assistenziale».

Sulla stessa linea d’onda, Walter Ricciardi, da ottobre presidente del Mission board for cancer, l’organismo dell’Unione Europea chiamato a decidere le strategie comunitarie contro il cancro: «Le tematiche di cui discutiamo oggi sono sicuramente una parte importante delle attività di ricerca, sviluppo e innovazione che verranno promosse dal Mission board for cancer. Queste sfide sono necessarie perché gli indicatori di mortalità, l’invecchiamento della popolazione, la transizione epidemiologica e l’innovazione terapeutica, se non vengono gestite, anziché ridurre le disuguaglianze, rischiano di aumentarle. Serve un intervento coordinato dall’Europa, ma che poi ogni Paese deve concretamente realizzare adattandolo al meglio al proprio contesto sociale ed epidemiologico».

Le terapie agnostiche

Il nuovo approccio è valido sia per le terapie immunologiche basate su anticorpi monoclonali, che condividono lo stesso meccanismo d’azione (risvegliare la risposta immunitaria contro il tumore) e che quindi funzionano su tumori diversi per caratteristiche istologiche e per localizzazione, sia per alcuni nuovi farmaci chimici, che hanno come bersaglio target molecolari presenti su cellule maligne di tumori differenti.

«I risultati in termini di sopravvivenza e di assenza di progressione sono in alcuni casi straordinari – ha aggiunto Stefano Vella – e sono stati possibili grazie al lavoro congiunto della ricerca di base, in gran parte pubblica, e della ricerca clinica dell’industria».

Gli esperti concordano sul fatto che, sotto il profilo clinico, l’arrivo dei trattamenti agnostici rappresenta l’inizio di un nuovo modo di pianificare le terapie: i test genetici o la definizione di altre caratteristiche molecolari potranno aiutare a decidere quali trattamenti sono più indicati per un paziente con un tumore, indipendentemente dalla sua localizzazione o natura istologica, mentre i test molecolari diventeranno l’elemento essenziale per la pianificazione dei trattamenti.

Il biomarcatore, soprattutto se in grado di comprendere l’analisi di un elevato numero di geni o pan-tumorale, definisce infatti l’indicazione del farmaco agnostico.