Nuovi orizzonti terapeutici contro il linfoma follicolare sono in vista. Si tratta di tre farmaci: il coniugato anticorpo-farmaco polatuzumab-vedotin, l’anticorpo anti-CD20 obinutuzumab e l’immunomodulatore lenalidomide. Questa combinazione terapeutica si è rivelata efficace e ha determinato una percentuale di risposte positive elevata e duratura nel tempo. Inoltre, sotto il profilo della sicurezza, la loro somministrazione si è dimostrata sicura e tollerata.

La notizia è stata data a Orlando (USA) durante l’incontro annuale della Società americana di ematologia (ASH) sulla base dei risultati di uno studio di fase 1b/2 (GO29834) condotto su pazienti affetti da linfoma follicolare recidivato/refrattario.

La ricerca

L’indagine scientifica, di carattere internazionale, è stata promossa dal Perlmutter Cancer Center della New York University e guidata da Catherine Diefenbach, direttrice del programma sui linfomi dell’Ateneo statunitense che ha dichiarato in merito: “questa prima presentazione dei dati di efficacia ha evidenziato percentuali elevate di risposta completa alla fine della terapia di induzione in una popolazione pesantemente pretrattata e refrattaria, dati che si confrontano favorevolmente con quelli delle terapie ad oggi disponibili per il linfoma follicolare recidivante o refrattario. La nuova tripletta ha mostrato un profilo di sicurezza coerente con i profili già noti dei singoli farmaci”.

Lo studio GO29834

La Diefenbach e i suoi colleghi ricercatori hanno avuto l’idea di combinare tra loro i tre agenti terapeutici nello studio GO29834 in base ai risultati di lavori precedenti che avevano già rivelato l’efficacia delle combinazioni polatuzumab-vedotin-obinutuzum e obinutuzumab-lenalidomide nel curare il linfoma follicolare recidivato/refrattario.

GO29834 è uno studio internazionale ancora in corso che si svolge su pazienti con linfoma follicolare recidivato/refrattario già curati in precedenza con almeno un trattamento chemio-immunoterapico contenente un anticorpo anti-CD20.

Prima fase dello studio sul linfoma follicolare

Nella prima fase dell’indagine è stato identificato il dosaggio ritenuto più idoneo: polatuzumab vedotin 1,4 mg/kg, lenalidomide 20 mg e obinutuzumab 1000 mg. Nella seconda fase è stato quindi utilizzato il seguente schema terapeutico: polatuzumab vedotin dal giorno 1 per sei cicli di 28 giorni, obinutuzumab dal giorno 1 del primo ciclo e poi nelle giornate 1, 8 e 15 dei cinque cicli successivi, lenalidomide nei giorni da 1 a 21 di ogni ciclo.

I malati che hanno che hanno ottenuto benefici obiettivabili e/o la stabilizzazione della malattia hanno in seguito continuato ad assumere in terapia: obinutuzumab (1000 mg il giorno 1 ogni 2 mesi) per un massimo di 24 mesi e lenalidomide (10 mg nei giorni da 1 a 21 di ciascun ciclo) per 12 mesi.

I partecipanti coinvolti nella sperimentazione avevano un’età media di 62 anni con una maggioranza di uomini (59% del campione). L’88% dei pazienti era affetto dalla malattia allo stadio  III/IV secondo la classificazione di Ann Arbor, il 16% soffriva di una malattia ‘bulky’.

Il 43% dei malati mostrava un interessamento anche del midollo osseo mentre il 55% presentava un punteggio elevato (≥3) dell’indice prognostico FLIPI, cosa che corrisponde a un rischio elevato di progressione della malattia.

Tutti i soggetti arruolati erano già stati curati in precedenza con tre sistemi terapeutici mediamente: il 59% non aveva risposto all’ultima terapia effettuata, il 71% era risultato insensibile a ogni terapia anti-CD20 mentre il 25% aveva subito una progressione del linfoma entro i primi 24 mesi dall’inizio della cura di prima linea.

Seconda fase dello studio sul linfoma follicolare

Visti i buoni risultati ottenuti in tutti questi sottogruppi di pazienti, Catherine Diefenbach ha sottolineato che, proprio per questo motivo, “si giustificano ulteriori indagini in una popolazione di pazienti più ampia, poiché questa nuova tripletta potrebbe avere uno spazio come terapia per il linfoma follicolare recidivante e refrattario”.

Per quanto riguarda il profilo di sicurezza dei tre agenti terapeutici utilizzati, esso è apparso in linea con quanto già rilevato in precedenza da altri studi riguardanti ciascuno dei prodotti impiegati.

Eventi avversi

Gli effetti avversi riscontrati sono stati: neutropenia, incidenza 55%, trombocitopenia (27%), infezioni (20%), anemia (14%) e neutropenia febbrile (11%).

Particolarmente gravi sono stati: flare tumorale (quattro pazienti), sindrome mielodisplastica (un paziente), neoplasia polmonare (un paziente). Nel 34% dei casi è stato necessario ridurre la dose dei farmaci somministrati mentre nel 30% dei malati la terapia è stata interrotta completamente per il manifestarsi di eventi avversi troppo severi. Un caso di shock settico di grado 5 non è stato correlato al trattamento sperimentale tri-farmacologico ma piuttosto a un nuovo trattamento contro il linfoma necessario per il progredire della malattia.

I dati finora disponibili non consentono ancora il calcolo della sopravvivenza libera da progressione perchè il follow-up mediano è attualmente di 15,1 mesi.

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