I grandi studi clinici multicentro sono il tipico esempio che si traduce in pubblicazioni scientifiche caratterizzate da una lunga lista di autori. Proprio al problema della multi-authorship e delle attività di analisi delle pubblicazioni scientifiche alla base dell’indicizzazione degli articoli (la cosiddetta research analytics) è dedicato un rapporto realizzato dall’Institute for Scientific Information (ISI), parte della stessa società che gestisce anche il Web of Science (una piattaforma di citation index e research intelligence). La ricerca ha preso in considerazione oltre 15 milioni di pubblicazioni recensite nel Web of Science (escluse le review e altri documenti), di cui 6,9 milioni relative al periodo 2009-2013 e 8,8 milioni al periodo 2014-2018.

Un trend che richiede cautele

Secondo il rapporto, il numero di articoli scientifici nelle diverse discipline che presentano mille e più autori provenienti da più di cento diversi paesi è in continuo aumento. Un trend testinanto a proseguire nei prossimi anni ed identificato col termine “hyper-authorship” – quando gli autori sono più di cento, distribuiti in oltre trenta paesi -, alla base di pattern complessi che influenzano anche il numero di citazioni. L’articolo con più autori (5.153, con più di cinquecento affiliazioni diverse) è ad oggi quello del 2015 che descrive la scoperta del bosone di Higgs.

Proprio le possibili perturbazioni sulle citazioni conseguenti al fenomeno della proliferazione degli autori ha spinto gli analisti a raccomandare di segnalare sempre la presenza di articoli scientifici con più di dieci autori (“multi-authorship“), in quando si potrebbero venire a creare dei bias interpretativi. Fino a questo livello, inoltre, non sarebbe necessario apportare modifiche alle modalità di gestione e analisi dei dati. Diverso è il caso delle pubblicazioni che ricadono nell’hyper-authorship, che secondo il rapporto sono “differenti”, in quanto “possono avere effetti non prevedibili e incoerenti che a volte possono essere molto ampi“. Il forte suggerimento è, in questo caso, quello di rimuovere questa tipologia di dato da tutte le analisi delle pubblicazioni, sia a livello nazionale che di singola istituzione.

Va segnalato che analizzando le pubblicazioni recensite nel Web of Science, il 95% di esse è risultato avere dieci o meno autori; tre autori è il numero più frequente, e nel 99% dei casi gli autori provengono al massimo da cinque paesi diversi. Nonostante ciò, il fenomeno della hyper-authorship si è particolarmente accentuato negli ultimi cinque anni, spinto anche dalla crescente incentivazione alla collaborazione tra realtà di paesi diversi nella conduzione dei progetti di ricerca scientifica e alla necessità di disporre di grandi infrastrutture e di gruppi di ricerca multidisciplinare.

Molte domande che cercano ancora risposta

La ricerca di un impatto elevato per le proprie pubblicazioni è un must per ogni ricercatore, visto che proprio su tale fattore (stimato tramite il Category normalized citation impact – CNCI) si decidono sovente carriere ed erogazione di finanziamenti per i progetti. Secondo il rapporto dell’Isi, da questo punto di vista la presenza di un paese in più in calce alla pubblicazione avrebbe un effetto maggiore (anche se più casuale) rispetto a quella di un autore aggiuntivo, che risulta in un aumento meno pronunciato ma costante dell’impatto dell’articolo.

Il rapporto dell’Isi riassume i molti problemi associati a questo tipo di fenomeno, tra cui anche quello fondamentale della suddivisione delle attribuzioni e della responsabilità collettiva rispetto ai contenuti di un articolo scientifico e il fatto che una pubblicazione con più di cento autori rappresenti lo stesso tipo di comunicazione rispetto a un articolo firmato da pochi autori. Ai fini  della research analytics e dei processi decisionali politici è necessario documentare e comprendere la variazioni della authorship, valutando anche se il loro impatto sia limitato alla sola disciplina o pervasivo a livello globale. Il rapporto sottolinea anche come sia opportuno giungere a evidenziare l’eventuale relazione tra l’impatto delle pubblicazioni a livello accademico e il numero di autori, e il valore attribuito agli articoli firmati da molti nomi.

Pattern dispersi per la medicina clinica

La pratica clinica in campo medico è, insieme alla fisica delle particelle, il settore che secondo il rapporto dà luogo ai pattern più casuali, inconsistenti e dispersi associati al fenomeno della hyper-authorship, con variazioni del citation impact anche di cento volte rispetto alla media complessiva. Il trend è invece più coerente per quanto riguarda gli articoli di biologia, mentre per la chimica il rapporto non ha evidenziato nessun legame forte tra numero di autori e citazioni. Il 10% degli articoli è firmato da più di dieci autori nei settori della medicina clinica, della microbiologia e della biologia molecolare, percentuale che sale al 20% per le pubblicazioni nel campo dell’immunologia, mentre scende a circa l’8% per la farmacologia e tossicologia.

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