Come tutti i grandi eventi che colpiscono il pianeta, il Covid19 traccia una linea di demarcazione tra il prima e il dopo, fa compiere all’umanità intera un viaggio di non ritorno verso un futuro che sarà sicuramente diverso dal nostro passato. E non certo o non solo per il marchio indelebile che il prolungato lockdown lascia in ognuno di noi, per le abitudini quotidiane mutate per sempre, per la scoperta di poter svolgere – e in molti casi anche bene – molte attività da remoto, per l’impulso a una più spinta digitalizzazione, ma soprattutto per gli effetti economici e sociali che la crisi porta con sé, scuotendo dalle fondamenta un sistema già fragile.

La più grave recessione mondiale dal 1929

Le proiezioni concordano nel configurare l’attuale come la più grave recessione mondiale dal 1929, la crisi sistemica peggiore di sempre, nemmeno paragonabile a quella finanziaria del 2008 che ha visto una diminuzione del Pil mondiale dello 0,1%. Nel World economic outlook report di aprile, il Fondo monetario internazionale (Fmi) stima che, nella migliore delle ipotesi, se la pandemia si risolvesse nella seconda metà dell’anno, la contrazione del Pil mondiale si attesterebbe intorno al 3%, con perdite complessive pari quasi 9 mila miliardi di dollari fra il 2020 e il 2021, mettendo a rischio, secondo l’International Labour Organization, 195 milioni di posti di lavoro, quasi nove volte quelli persi nel biennio 2008-2009. Un disastro epocale, che potrebbe peggiorare se le economie emergenti e in via di sviluppo fossero ancora più gravemente colpite.

È indispensabile investire sul futuro

Nel nostro Paese, secondo l’Osservatorio “Mutamenti sociali in atto – Covid19” del CNR-Irpps, il livello di incertezza per il futuro è decisamente elevato, soprattutto tra le donne e tra chi possiede un titolo di studio medio-basso: quattro italiani su dieci prevedono di andare incontro a gravi perdite economiche. Con l’allentamento del lockdown è possibile che le emozioni primarie maggiormente percepite nel periodo di distanziamento sociale, ovvero tristezza, paura, ansia e rabbia, si attenueranno, ma ciò poco inciderà sull’oggettiva situazione dell’economia italiana già critica prima del sopraggiungere della pandemia e ora decisamente preoccupante.
La fotografia scattata dall’istituto Ires “Lucia Morosini”, che prende in considerazione i dati congiunturali sull’economia italiana di Banca d’Italia, Istat, Inps, aggiornati al 18 maggio, mostra come l’emergenza Covid19 abbia contribuito a esasperare le problematiche sociali ed economiche già presenti, raffreddando le speranze di ripresa dalla decrescita del Pil registrata nell’ultimo trimestre del 2019 (-0,3%) e come le politiche di bilancio e le tensioni interne abbiano generato preoccupazioni sui mercati finanziari circa il posizionamento dell’Italia nello scacchiere internazionale e sulla sostenibilità dei sui conti pubblici. D’altra parte, la nostra economia, con una contrazione del Pil stimata dal Fmi intorno al 9,1%, è la peggiore della zona Euro, dopo quella greca. E a questo scenario di grave recessione prevista per il 2020, gli indicatori concordano nel prospettare un recupero solamente parziale della produzione nel 2021, con un rimbalzo del Pil del 4,8%. L’imponente manovra da 80 miliardi di euro messa in atto dal Governo per tentare di ricucire le lacerazioni sociali prodotte dal crollo economico conseguente alla pandemia – sostengono gli analisti – non potrà bastare a risollevare il Paese: sarà necessario affrontare e risolvere i principali nodi strutturali, puntare alla rigenerazione della governance economica e politica e alla riorganizzazione dei servizi, quello sanitario nazionale in primis, soprattutto perché le misure introdotte, essendo finanziate con nuovo debito, comportano una sottrazione di risorse al futuro.

Futuro sul quale è invece quantomai necessario investire, con una visione prospettica che consenta di gestire la complessità di oggi guardando al domani, per alimentare la speranza di un “ritorno al futuro” più positivo di quanto le previsioni facciano temere.

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