Il trend dell’industria farmaceutica è di continua crescita, ma questo fenomeno è riconosciuto negli stipendi dei suoi dipendenti? Nel 2019 il compenso degli amministratori delegati delle aziende farmaceutiche, comprensivo di stock options e bonus, variava fra un minimo di 365.725 dollari (registrato presso Krystal Biotech) a un massimo di 45.635.037 dollari (in United Therapeutics), con una media di 7 milioni di dollari. Il salario mediano di un impiegato, anch’esso inclusivo di eventuali bonus o altri benefit, oscillava fra 41.455 (Opko Health) e 791.000 dollari (Madrigal), con una media di 205.000 dollari.

Al contrario di quanto avviene in altri settori del business, solo nelle compagnie di dimensioni maggiori si registra un gap cospicuo fra lo stipendio del Ceo (che pure può oscillare anche notevolmente fra due anni consecutivi) e quello dei suoi impiegati, tenuto anche conto del fatto che nel pharma le paghe medie degli amministratori delegati sono più alte rispetto agli altri settori dell’industria e che l’impiegato medio ha un salario inferiore all’omologo del biotech. Nelle biotecnologie, infatti, la presenza di un elevato numero di scienziati e ricercatori giustifica stipendi più alti.

Queste considerazioni giungono dopo i primi, travagliati mesi della pandemia. Mentre inizialmente i titoli azionari del pharma hanno subito crolli più o meno consistenti, nelle settimane successive hanno guadagnato più di quanto avessero perso. L’aumento delle quotazioni borsistiche aggiunge valore agli stipendi del top management, il cui ritorno economico è allineato con i ricavi dell’azienda. Il Ceo di UroGen Elizabeth Barrett ha ricevuto 317.000 azioni della compagnia e un’opzione per l’acquisto di ulteriori 277.000, ovvero 35 volte il suo salario base. Leonard Schleifer, amministratore delegato di Regeneron lo scorso anno ha esercitato preventivamente le opzioni per acquistare 313.000 azioni della compagnia, guadagnando circa 111 milioni di dollari.

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