Qualche giorno fa, in occasione dell’Innovation Summit 2020 “Umanesimo digitale, stella polare della ripresa”, è stato presentato a Milano il consuntivo di una ricerca svolta da Deloitte su oltre 6000 cittadini italiani ed europei e corredata da interviste che hanno avuto come interlocutori i rappresentanti di 20 aziende industriali attive in diversi ambiti. Lo scopo dell’indagine era quello di valutare il ruolo dell’innovazione nel quadro della pandemia di COVID-19 che sta causando disastri sanitari, economici e sociali in tutto il mondo.

I risultati

I risultati emersi dal lavoro di Deloitte sono chiari. La stragrande maggioranza degli intervistati ha infatti dichiarato di essere favorevole all’innovazione e alla ricerca, considerati presidi molto importanti nel mantenimento della salute e del benessere generale, ma è emerso anche come l’aspetto umano sia comunque da considerarsi la chiave di volta per la gestione di questa emergenza e, più in generale, lo strumento per migliorare l’efficienza delle cure finalizzate al miglioramento della salute e del benessere collettivo.

In particolare, 9 italiani su 10 (media europea 8 su 10) si sono dichiarati favorevoli all’innovazione sia per la gestione corrente dei bisogni attuali legati alla salute, sia come mezzo per combattere le sfide future che attendono l’umanità. La qualità dei servizi è ritenuta soddisfacente dall’83% degli italiani, (dato europeo 87%), ma il 38% del campione nostrano pensa che i tempi di attesa per l’erogazione dei servizi sanitari siano eccessivamente lunghi, (dato europeo 26%). Solo il 6% dei nostri connazionali ritiene però che la qualità attuale dell’innovazione e della ricerca in Italia, sempre riguardo al settore della salute e più in generale del benessere, sia da ritenersi ottimale. Per contro, i “colleghi” europei si sono dimostrati più soddisfatti del livello di innovazione dei loro Paesi (16%).

La maggior parte dei cittadini italiani (65%) è risultata favorevole all’utilizzo della telemedicina e di altre strumentazioni diagnostiche e di sorveglianza dello stato di salute. Per quanto riguarda le visite mediche, però, il 39% degli intervistati ha però detto di preferire il sistema tradizionale mentre il 17% ha dichiarato che non si fida della telemedicina.

La pandemia da coronavirus ha spinto un italiano su 4 a utilizzare il sistema di prenotazioni online, il 65% degli intervistati accetterebbe volentieri innovazioni farmaceutiche, mentre il 66% accoglierebbe con favore l’utilizzo di strumenti destinati alla sorveglianza dell’attività cardiaca.

Valeria Brambilla, Senior Partner Deloitte, dopo aver sottolineato che, soprattutto in un momento di emergenza come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia, l’innovazione rappresenta un valido aiuto per tutti perché ci permette di affrontare meglio le esigenze e i problemi di tutti giorni, ha però ribadito che: “l’innovazione funziona solo se vi è un’integrazione del fattore umano con l’aspetto tecnologico e digitale, all’interno di un modello che possiamo definire antropocentrico, che quindi metta l’uomo al centro in tutte le sue dimensioni. Infatti, dal nostro studio emerge che il 43% degli italiani (contro il 30% di media all’estero) vorrebbe che la ricerca e l’innovazione nei prossimi 5 anni si concentrassero sullo sviluppo di assistenza più veloce ed efficace. E in generale il 72% ritiene che sia necessario aumentare l’accessibilità delle cure”.

Ha poi concluso affermando: “Per affrontare le nuove sfide sociali e sanitarie poste dalla pandemia, il rapporto umano, supportato da soluzioni innovative e tecnologiche, resta infatti un fattore irrinunciabile per i cittadini italiani ed europei”.

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