Uno studio coordinato dall’Università Statale di Milano, e pubblicato su Pharmacological Research, propone lo sviluppo del batterio ambientale Asaia come piattaforma per la produzione di molecole ad azione immunomodulante. Lo studio, coordinato dal Prof. Claudio Bandi e della Prof.ssa Sara Epis del dipartimento di Bioscienze e del Centro di Ricerca Pediatrica Romeo ed Enrica Invernizzi, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, l’Università degli Studi di Pavia, propone il batterio Asaia, modificato per l’espressione della proteina immunostimolante WSP, come nuovo “adiuvante” in grado di determinare una risposta immunitaria efficace nei confronti della Leishmania. Secondo la proposta degli autori, il batterio Asaia potrebbe essere sviluppato come piattaforma vaccinale, analogamente a quanto già effettuato per diversi vaccini utilizzando come piattaforme virus non patogeni o attenuati.

Le leishmanie sono piccoli parassiti trasmessi da insetti, responsabili di malattie molto diffuse nell’uomo soprattutto nei paesi tropicali, note come leishmaniosi. In Italia è ampiamente diffusa la leishmaniosi del cane. Si tratta di una infezione cronica, che può svilupparsi in una forma grave, potenzialmente mortale per l’animale. In generale, una risposta immunitaria caratterizzata da una forte attivazione dei macrofagi (le cellule deputate all’ingestione e alla demolizione dei microrganismi patogeni) protegge il cane nei confronti della Leishmania (risposta di tipo M1). Tuttavia, in una parte dei cani esposti alla Leishmania si innesca una risposta di tipo opposto, indicata come M2. In questi animali l’infezione tende ad evolvere nella forma grave.

«Il nostro studio ha preso avvio dall’osservazione che animali infetti da un verme parassita, la filaria, risultano parzialmente protetti nei confronti della Leishmania – afferma la Dott.ssa Ilaria Varotto-Boccazzi, primo autore della ricerca – Abbiamo quindi identificano nella filaria la proteina WSP, come responsabile della risposta M1. Il lavoro è proceduto con l’ingegnerizzazione di un batterio ambientale, Asaia, perché esponesse alla sua superficie la proteina WSP. In esperimenti in vitro, abbiamo dimostrato che il batterio AsaiaWSP è in grado di indurre nei macrofagi una forte risposta di tipo M1, con blocco della replicazione e uccisione delle leishmanie. L’entità dell’effetto di killing su Leishmania e la chiara evidenza di una modulazione dei macrofagi in senso M1 ci incoraggiano a procedere nella ricerca, con il fine di valutare l’applicabilità di AsaiaWSP come strumento per l’immunoterapia della leishmaniosi canina, o come nuova piattaforma per lo sviluppo di vaccini per la prevenzione delle infezioni da Leishmania, così come per il controllo di altre patologie controllabili attraverso l’induzione di una risposta M1».

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