La casa farmaceutica elvetica Roche ha dichiarato che gli introiti del quarto trimestre 2020 sono aumentati grazie all’incremento delle vendite di test per la rilevazione del virus SARS-CoV-2. Risulta così compensato il calo dell’unità farmaceutica di Roche determinato dalla pandemia e dalla scadenza dei brevetti dei suoi più importanti farmaci antitumorali. 

Considerando tassi di cambio costanti, le vendite nel quarto trimestre del 2020 sono così aumentate complessivamente dell’1% raggiungendo i 14,3 miliardi di franchi svizzeri, ossia 15,9 miliardi di dollari. Gli incassi derivanti dai prodotti farmaceutici sono invece diminuiti del 7%, attestandosi a 10,2 miliardi di franchi. Di segno opposto i ricavi provenienti dal settore diagnostico, comprensivi dei test per la diagnosi di COVID-19, i quali hanno registrato un aumento del 28%, pari a 4,1 miliardi di franchi.

Considerando l’intero anno, l’utile netto ha raggiunto i 15,1 miliardi di franchi contro i 14,1 registrati nel 2019. Le vendite complessive sono risultate di 58,3 miliardi di franchi, in diminuzione del 5% rispetto ai 61,5 dell’anno precedente. Uno dei motivi del calo è dovuto alla forza della moneta elvetica ma, considerando tassi di cambio costanti, le vendite sono comunque in aumento dell’1%.

I tre principali farmaci oncologici di Roche, Herceptin, Avastin e Mabthera, il cui brevetto è scaduto, hanno subito forti contraccolpi a causa dalle copie più economiche di biosimilari immesse sul mercato e hanno perso 5,1 miliardi di franchi nel corso dell’intero anno. Roche stima che nel 2021 le vendite cresceranno di poco, probabilmente a una cifra percentuale medio-bassa considerando tassi di cambio costanti, mentre i nuovi farmaci permetteranno un compenso solo parziale di queste perdite. L’utile per azione salirà in modo proporzionale alle vendite e la società ritiene che il dividendo per azione arriverà a 9,10 franchi.

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