La Commissione europea ha approvato il medicinale di Novartis Kesimpta (ofatumumab), il primo esempio di terapia contro la sclerosi multipla refrattaria (RMS) nei pazienti adulti con terapia attiva, definita su base clinica o di imaging. Ofatumumab è stato approvato anche dall’americana FDA nell’agosto 2020, e dalle autorità regolatorie di Canada, Svizzera, Singapore, Australia, Giappone, Argentina, Emirati Arabi, Albania e India.

Il nuovo medicinale può essere assunto direttamente dal paziente, una volta al mese per via sottocutanea, grazie all’impiego dell’auto-iniettore a penna Sensoready; la prima iniezione viene effettuata sotto la guida e il controllo di un medico. Il farmaco, un anticorpo monoclonale anti-CD20, negli studi clinici ha mostrato un profilo di sicurezza simile e maggiore efficacia rispetto al trattamento di prima linea teriflunomide per la sclerosi multipla. L’anticorpo monoclonale si lega a un epitopo distinto sul recettore CD20, provocando lisi delle cellule B; la via di somministrazione prescelta, inoltre, punta a diminuire la quantità di tali cellule all’interno dei linfonodi, preservando invece quelle contenute nella milza. 

Rallentare il peggioramento della disabilità è uno degli obiettivi principali nella gestione della sclerosi multipla refrattaria, e le evidenze mostrano che l’inizio precoce di un trattamento ad alta efficacia può migliorare gli esiti di lungo termine”, ha commentato Haseeb Ahmad, Global Head Value & Access di Novartis. Obiettivo di Novartis è anche contribuire, grazie alla disponibilità del nuovo approccio terapeutico, al miglioramento della qualità delle vita dei pazienti affetti da sclerosi multipla, riducendo al contempo i costi per i servizi sanitari. 

Radioleganti mirati alla proteina FAP

La Fibroblast Activation Protein (FAP) è il target della libreria di radiofarmaci al centro dell’accordo di licenza esclusiva su scala mondiale siglato dalla multinazionale svizzera con iTheranostics, società parte di Sofie Biosciences. Le attività prevedono lo sviluppo e commercializzazione di vari composti radioleganti, tra cui FAPI-46 e FAPI-74, sviluppati inizialmente da ricercatori dell’università tedesca di Heidelberg.

La proteina FAP è sovra-espressa sulla superficie cellulare di molti tipi di cellule tumorali, in particolare nei fibroblasti associati che vanno a formare lo stroma tumorale. Questo pattern di espressione è spesso associato a una prognosi negativa a livello di tumori solidi. 

La piattaforma per la terapia a base di radioleganti di Novartis, in cui si vanno a collocare i nuovi agenti in grado di legare la proteina FAP, offre opportunità per un approccio di medicina di precisione che combini l’utilizzo di uno specifico legante e un isotopo radioattivo. I danni al materiale genetico delle cellule tumorali che si vengono così a creare ne inibiscono la replicazione, bloccando la crescita del tumore. 

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