Sono stati pubblicati sul sito dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) i report sull’impiego dei biosimilari in Italia che analizzano, più nello specifico, i trend di consumo e spesa per il periodo gennaio 2019 – settembre 2020 e la variabilità regionale nel periodo gennaio – settembre 2020, con riferimento a dodici diverse categorie terapeutiche (IV livello ATC).

Le informazioni messe a disposizione da Aifa mirano a supportare le attività di monitoraggio e governance della spesa farmaceutica, attraverso la promozione dell’uso di medicinali a brevetto scaduto, la valutazione dell’efficacia delle gare regionali e l’individuazione delle aree di intervento e monitoraggio degli effetti delle diverse politiche.

L’andamento dei consumi

La macrotendenza nazionale indica un aumento del consumo di biosimilari, specie quelli a base di principi attivi di più recente commercializzazione, anche se l’effettiva incidenza varia molto da Regione a Regione e da molecola a molecola (scarica qui il rapporto).

L’analisi dei trend di consumo è presentata per Regione e per singolo principio attivo all’interno di essa, e si basa sui dati disponibili per il canale degli acquisti diretti (flusso NSIS della tracciabilità del farmaco), riferito sia all’intero territorio nazionale che ai diversi territori regionali. Il confronto, rappresentato in termini di numero di confezioni erogate ogni mese, è stato condotto sia rispetto al farmaco originator che all’andamento dei prodotti appartenenti alla stessa categoria terapeutica (IV livello ATC).

La variabilità regionale

Una maggiore presenza sul mercato corrisponde, in generale, a una riduzione dei prezzi, che anche in questo caso sono però influenzati dalla variabilità regionale e dalla diversa efficacia delle gare d’acquisto. A questo riguardo, i dati per i dodici principi attivi considerati sono riportati nel secondo rapporto, che tiene conto delle quantità consumate e del prezzo medio dei farmaci erogati nel canale degli acquisti diretti.

L’analisi dei dati compiuta da Aifa offre anche un’ipotesi sui possibili risparmi che ogni Regione potrebbe conseguire allineando il prezzo medio corrisposto al valore medio nazionale. Il prezzo medio per confezione è stato calcolato come il rapporto tra i valori riportati nel flusso NSIS tracciabilità del farmaco e il numero di confezioni movimentate nel periodo di riferimento.

Il terzo rapporto analizza più nel dettaglio l’evoluzione del prezzo medio dei farmaci biosimilari nel canale degli acquisti diretti, in termini di andamento mensile del prezzo medio per confezione (calcolato per ciascuna specialità medicinale come rapporto tra la spesa riportata in tracciabilità ed il relativo numero di confezioni).

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