L’individuazione di nuovi approcci farmacologici per il trattamento della depressione – malattia che colpisce circa 280 milioni di persone a livello globale – è al centro di un’iniziativa che vede la partecipazione delle Università di Trento e Bologna e dei partner industriali Biogen, Janssen Pharmaceutica e Merck Sharp and Dohme. Il progetto si inseirisce nell’ambito delle attività dello Psychiatry Consortium gestito da Medicines Discovery Catapult. L’Università di Trento, in particolare, avrà il ruolo di gestione e coordinamento del progetto.

Capire la malattia per combattere la depressione

Le terapie per la cura della depressione oggi disponibili sono in molti casi poco efficaci per molti pazienti e possono dare luogo a effetti collaterali debilitanti. Obiettivo del progetto è indagare meglio le cause della malattia per supportare lo sviluppo di nuovi approcci farmacologici, che potrebbero aiutare a migliorare la qualità della vita di milioni di persone.

Al centro delle attività di ricerca vi è il ruolo del gene regolatore di crescita neuronale 1 (NEGR1), uno dei principali fattori di rischio di tipo genetico per l’insorgenza della depressione, che verrà meglio investigato utilizzando una combinazione di genomica umana, fisiologia cellulare e studi neurocomportamentali. L’aspettativa della partnership è di riuscire così a comprendere le conseguenze molecolari, cellulari, funzionali e comportamentali della modulazione del gene NEGR1 e il suo ruolo nella depressione.

La genomica psichiatrica ha compiuto enormi passi avanti nell’individuazione dei principali fattori di rischio di molte malattie, ed è venuto il momento di impegnarsi concretamente per trasformare l’evidenza scientifica prodotta finora in opportunità di sviluppo farmacologico – ha dichiarato Enrico Domenici, professore del Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata – (Cibio) dell’Università di Trento e Lead Investigator dello studio. – La depressione rappresenta oggi un’esigenza medica non ancora soddisfatta, e medici e pazienti hanno bisogno di nuove opzioni per curare questa malattia partendo da una comprensione più ampia della sua eziologia”.

Il nostro auspicio è che questo sforzo congiunto conduca alla scoperta di nuovi antidepressivi basati su un meccanismo completamente nuovo, che potrebbe rivoluzionare il modo in cui la depressione verrà curata in futuro”, ha aggiunto Lucia Carboni, ricercatrice del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna.

Lo Psychiatry Consortium è una collaborazione strategica che coinvolge sette diverse multinazionali farmaceutiche globali e due organizzazioni per la promozione della ricerca medica (Alzheimer’s Research UK e MQ: Transforming Mental Health), oltre a Medicines Discovery Catapult (MDC), nevralgico network d’innovazione britannico. Il consorzio dispone di un budget totale di 4 milioni di sterline per il finanziamento di progetti ad alto valore aggiunto nel campo dello sviluppo di nuovi farmaci per forti esigenze mediche insoddisfatte.

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