La creazione del nuovo Oxford-GSK Institute of Molecular and Computational Medicine è al centro della collaborazione quinquennale siglata tra la prestigiosa università e la multinazionale britanniche, che punta a velocizzare la ricerca di nuovi medicinali tramite l’attenzione alla genetica umana e all’utilizzo di tecnologie avanzate, quali la genomica funzionale e il machine learning.

Il nuovo istituto, finanziato con un budget di 30 milioni di sterline da parte di GSK, lavorerà a una migliore comprensione delle malattie sulla base dei dati risultanti dalle più recenti scoperte nel campo della patologia, quali ad esempio la possibilità di misurare le variazioni a livello di cellula, tessuto o proteina.

Obiettivo primario sarà la prioritizzazione dei programmi precoci di ricerca e sviluppo che presentano una maggiore probabilità di successo, indirizzandoli verso i pazienti che potrebbero presentare la migliore risposta. Il campo delle malattie neurodegenerative, in particolare Parkinson e Alzheimer, sarà il primo a beneficiare dei nuovi approcci di tipo genetico, proteico e di patologia digitale; altre malattie che rientrano nel progetto includono la sclerosi multipla, la demenza frontotemporale, la sclerosi laterale amiotrofica e il dolore. 

Più in particolare, la grande mole di dati genomici raccolta nel corso delle collaborazioni di GSK con realtà quali la UK Biobank e 23andMe ha permesso d’individuare alcuni nuovi possibili target per la scoperta di nuovi medicinali. Tali target saranno ora validati tramite tecniche di genica fuzionale, di modo da giungere a una migliore comprensione dei determinanti molecolari delle malattie. 

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