“Medicinali generici: si può fare di meglio?” É questo il tema recentemente affrontato nell’incontro di (in)formazione organizzato dal gruppo di studio AFI (Associazione Farmaceutici Industria) di tecnica farmaceutica, insieme all’Università di Milano, con l’intento di fare chiarezza su alcuni aspetti dei farmaci generici, che sebbene introdotti da tempo sul mercato, ancora presentano delle zone grigie. Il workshop ha visto la partecipazione di Giorgio Bruno (Presidente AFI), Anastasia Foppoli (Università degli Studi di Milano),
Andrea Gazzaniga (Università degli Studi di Milano), Piero Iamartino (AFI/EIPG), Luigi Moro (Cosmo), Saliha Moutaharrik (Università degli Studi di Milano), Ludovico Sergent-Marceau (Farmacia Minerva, Milano) e Riccardo Zagaria (DOC generici/Egualia).

I famaci generici

Hanno fatto il loro ingresso sul mercato da circa 20 anni, eppure i generici sono ancora oggetto di confusione e/o scetticismo, soprattutto in relazione alla possibile intercambiabilità, presupposto di sostituibilità. Anche i concetti di biodisponibilità, intervallo di confidenza, Orange Book, liste di trasparenza sono parte di un “puzzle” che non si è ancora del tutto composto in Italia e che presentano delle lacune conoscitive. A partire dal fatto che l’ingresso del generico è (stato) dovuto primariamente alla necessità di contenimento della spesa farmaceutica, da non intendersi come una diminutio nel del farmaco stesso, ma come indice positivo di un mercato maturo e consapevole delle necessità per adempiere ai bisogni di salute del territorio, va da sé che riducendo la spesa economica e preservando i tetti di spesa, le  risorse liberate e risparmiate possono essere dirottate verso altre aree della medicina in carenza. Il mercato mondiale dei medicinali assorbe ingenti risorse: pari a 1.400 miliardi (mld) di dollari, quello dei generici nei Paesi industrializzati è pari al 30%, in Italia corrispondente a 1,7 mld di euro circa: un mercato ancora asfittico in rapporto ad altri farmaci. Dunque, è necessario che il generico esista e sia promosso in Italia? Non vi sono dubbi, mentre ancora il nostro Paese spende più di 1 mld di euro in originatori, per avere cioè il farmaco branded, una “anomalia” rispetto ad altri Paesi dove i generici sono in costante crescita, a fronte dell’assenza di ostacoli regolatori o di problemi tecnici che non ne limitano il maggior utilizzo.

In Italia si comincia a parlare di generici con la finanziaria del ’95, diventata legge nell’agosto 1996, che all’articolo 1, comma 3, delle legge 425 definisce il generico come “un medicinale a base di uno o più principi attivi, prodotto industrialmente, non  protetto da brevetto o da certificato protettivo complementare, identificato dalla denominazione comune internazionale del principio attivo o, in mancanza di questa, dalla denominazione scientifica del medicinale, seguita dal nome del titolare dell’Autorizzazione all’immissione in commercio (AIC), che sia bioequivalente rispetto a una specialità medicinale già autorizzata con la stessa composizione quali-quantitativa in principi attivi, la stessa forma farmaceutica e le stesse indicazioni terapeutiche”.

Nodo cruciale è la bioequivalenza, riferita a un medicinale che sia registrato con AIC completa, e che abbia le stesse modalità di rilascio, in termini di concentrazione e frequenza, rispetto al medicinale di riferimento (originator) dimostrata da studi di biodisponibilità. Quest’ultima riferita alla velocità ed entità (quantità) di assorbimento dal sito di somministrazione al circolo sistemico, in altre parole la biodisponibilità indica tanto la quantità (extent) assorbita, quanto la velocità (rate) con cui il farmaco entra nel torrente circolatorio. Bisogna tuttavia attendere fino al decreto legge del 2001 per la regolamentazione del generico che, fra i tanti aspetti, “prevede che il farmacista, qualora il medico non abbia indicato l’insostituibilità del farmaco prescritto, dopo aver informato l’assistito, gli consegni il farmaco, a parità di principio attivo, forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio, numero di unità posologiche e dosi unitarie, avente il prezzo più basso, lasciando comunque a quest’ultimo la scelta definitiva”. Richiamando quindi il concetto di intercambiabilità di un farmaco, ovvero la possibilità che ilmedicinale di riferimento possa essere sostituito da un biosimilare senza che il paziente subisca modifiche in termini di effetto clinico.

Orange Book

In Italia l’Orange Book è frequentemente evocato senza la giusta consapevolezza di quanto contenga. Orange Book è il nome comune di una pubblicazione ufficiale dell’FDA (Food&Drug Administration) sotto il Federal Food, Drug and Cosmetica Act (FD&C Act), enunciando fin dalla prefazione le due tipologie di contenuti: ovvero l’elencazione dei medicinali approvati sulla base della sicurezza e dell’efficacia, quale essenziale criterio di inclusione all’interno del volume, e le valutazioni di equivalenza terapeutica, da intendersi come consigli per gli addetti ai lavori per facilitare la selezione di prodotti medicinali generici e promuovere il contenimento della spesa sanitaria. Tali valutazioni riflettono l’applicazione di criteri specifici da parte dell’FDA ai medicinali da prescrizione multisorgente (multisource prescription drug) presentate nell’Orange Book sotto forma di codici a due lettere, indicative della tipologia di valutazione effettuata. Nello specifico, la prima lettera consente agli utenti di determinare rapidamente se il medicinale da prescrizione è stato valutato dall’Agenzia come terapeuticamente equivalente ad altri medicinali da prescrizione e equivalenti farmaceutici (lettera A) oppure no (lettera B), mentre la seconda lettera fornisce ulteriori informazioni sempre sulla base delle valutazioni dell’FDA. Inoltre l’Orange Book contiene le Reference Listed Drug (RLD) che identificano il medicinale di riferimento per la registrazione tramite proceduta abbreviata (ANDA), di un prodotto essenzialmente simile (generico) e le Reference Standard (RS) che riferisce a un medicinale selezionato dall’FDA e che deve essere utilizzato per condurre uno studio di equivalenza in caso di presentazione di ANDA per un generico. Dunque, l’Orage Book classifica i medicinali raggruppandoli in modo univoco rispetto alle loro caratteristiche farmaceutiche e biofarmaceutiche permettendo una rapida identificazione di prodotti sostituibili tra loro.

Liste di trasparenza

Come detto, i generici in Italia cominciano ad acquisire forza e “visibilità” con il sistema di sostituibilità del 2001 con il quale si stabiliva la possibilità di un rimborso al farmacista da parte del sistema Sanitario Nazionale fino alla decorrenza del prezzo più basso del corrispondente prodotto disponibile nel normale ciclo distributivo regionale. Tale norma ha reso necessaria l’individuazione di liste di medicinali definite dall’allora Commissione Unica del Farmaco, cui è poi subentrata AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), che stilava un documento in cui si precisavano i criteri di compilazione di queste liste di medicinali pubblicate dalla Direzione Generale ai sensi della legge del 16 Novembre 2001. Si definiva, nello specifico, l’esclusione dalle liste di specialità medicinali (prodotti innovatori e loro licenze) autorizzate da meno di 10 anni e coperte da brevetto e l’inclusione invece di specialità medicinali (prodotti innovatori e loro licenze) autorizzate da oltre 10 anni e non più coperte da brevetto e altresì l’inclusione di medicinali generici, dando chiara definizione di specialità medicinale e generico. Nel 2005 si stabilisce che AIFA sia l’Agenzia deposta alla compilazione delle liste di farmaci, denominate liste di trasparenza, aggiornate mensilmente e rese disponibili in ciascuna farmacia in formato cartaceo e elettronico. Tali liste, disponibili sul portale di AIFA, sono comprensiva anche dei prezzi di riferimento e consentono la consultazione per principio attivo, nome commerciale e sono scaricabili in formato Pdf o tabellare (excel). Oltre a queste liste sono presenti documenti correlati contenenti modalità di rimborsi e prescrizioni, comunicazione su preparati a base di specifici principi attivi e restrizioni alla sostituibilità ed altro. Quindi le Liste di Trasparenza, a completamento dell’Orange Book, offrono informazioni in merito al prezzo stabilito del prodotto, valenza tecnica ed economica.