Industry 4.0 nacque nel 2011 in Germania: il termine “4.0” venne coniato per testimoniare la quarta rivoluzione industriale, dopo la macchina a vapore, l’elettricità e il motore a scoppio, l’informatica e il computer. La quarta rivoluzione approda in Italia nel 2016, tra iniziale scetticismo, ad eccezione della funzione Finance che intravide la possibilità di incentivi economici. Negli anni è cresciuta notevolmente la consapevolezza che, oltre a questo aspetto, si può realmente incidere sul lavoro, integrando i sistemi, rendendo digitali i processi, smaterializzando e portando valore in termini di efficacia ed efficienza e garantendo livelli più elevati della qualità dei dati (data integrity). A nove anni da quel momento, ecco affacciarsi l’intelligenza artificiale, e qui assistiamo a una reazione imprevista se consideriamo la tiepida accoglienza e lo scetticismo con cui venne accolta Industry 4.0. Oggi l’AI è sulla bocca di tutti: non parlarne, diventa una mancanza di adeguatezza, anche se di fatto cosa significhi e che contributi possa dare il suo utilizzo non è ancora patrimonio di tutti.
L’importanza di diffondere conoscenza su questo fenomeno ha portato NCF a dedicare a questo tema l’evento annuale, giunto alla terza edizione, che ha avuto luogo lo scorso 3 dicembre. In questo numero trovate una serie di approfondimenti che si riferiscono agli interventi dei singoli relatori, che consiglio di leggere attentamente. Mi limito a sottolineare il “minimo comune multiplo”: l’AI è stata voluta e creata dall’Uomo e il suo compito è quello di facilitare attività di confronto, verifica e suggerimento di modalità di sviluppo. Non è ipotizzabile che l’AI possa sostituire l’Uomo in tutte le sue attività e prendere spontaneamente decisioni in sua vece, se non a condizione che costui venga inserito nella programmazione della sua operatività (Es: se A+B=X, allora esegui questo task). Ci si aspetterebbe invece che nella programmazione, l’algoritmo fosse di questo tipo: se A+B=X allora suggerisci queste tre opzioni di esecuzione del task, lasciando all’Uomo la scelta. Tra gli articoli troverete anche quello dal titolo La filiera intelligente (p. 38), relativo al mio intervento sul tema.
Attualmente, molti degli attori della filiera si stanno muovendo per verificare come ottimizzare le proprie attività al fine di essere più efficienti e competitivi sul mercato. Siamo ancora distanti da una piena implementazione del concetto di filiera intelligente, che presuppone l’integrazione end-to-end delle attività di tutti gli attori coinvolti. Un obiettivo raggiungibile solo quando sarà possibile garantire una tracciabilità realmente continua del farmaco lungo l’intera filiera (dall’uscita del sito di confezionamento finale fino al paziente) con la verifica puntuale della dispensabilità di ogni singola confezione e un controllo rigoroso delle condizioni di conservazione. In particolare, per i farmaci in Cold Chain, sarà indispensabile assicurare il rispetto stringente delle t° di esercizio e dei valori massimi ammissibili di Temperature Out of Range. Questi requisiti implicano di disporre di processi digitalizzati che garantiscano l’integrità dei dati e delle informazioni sviluppate. Solo con queste condizioni avrà senso parlare dell’AI quale strumento di ottimizzazione dei processi integrati dei singoli attori, ossia depositari, grossisti, dispensatori e trasporto.








